ENRICO LETTA

Sondaggi, Pd primo partito con Fdi e Lega in calo: cosa può cambiare con l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica?

Se, com’è probabile, Mario Draghi salirà al Quirinale, anche Letta potrebbe decidere di provare ad andare all’incasso con le urne anticipate

Sabato 13 Novembre 2021 di Alberto Gentili
Sondaggi, Pd primo partito con Fdi e Lega in calo: cosa può cambiare con l elezione del Presidente della Repubblica?

Gli ultimi sondaggi confermano il trend del Pd primo come partito intorno al 20%, con Fratelli d’Italia e la Lega di poco sotto, rispettivamente tra il 19,8 e il 18,4%, in leggero calo rispetto alle ultime rilevazioni. Eppure, mentre Matteo Salvini e soprattutto Giorgia Meloni continuano a invocare le elezioni nella prossima primavera, con il leader della Lega che prefigura «dall’anno prossimo nel destino del Paese un governo di centrodestra a guida Lega», il segretario del Pd Enrico Letta è molto più prudente. Tant’è che all’indomani della vittoria alle elezioni comunali di Roma, Napoli, Milano, Torino, Bologna, Varese etc. ha messo ha verbale: «Potremmo avere la tentazione di andare al voto anticipato, ma noi lavoriamo per l’interesse del Paese e dunque il governo Draghi deve andare avanti fino al 2023 per garantire l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza».

 

 

LA PARTITA DEL COLLE E GLI OSTACOLI PER LETTA

Tutto, però, potrebbe cambiare con l’elezione del nuovo capo dello Stato a gennaio. Se, com’è probabile, Mario Draghi salirà al Quirinale e dunque evaporerà il “governo di tutti”, anche Letta potrebbe decidere - come suggerisce Goffredo Bettini - di provare ad andare all’incasso con le urne anticipate. Con un obiettivo: tornare in Parlamento con un gruppo più numeroso di quello attuale, falcidiato dalla scissione di Matteo Renzi. E con un problema: il “campo largo” con cui «sconfiggere le destre» è ancora tutto da costruire.

E’ vero che Giuseppe Conte ha ormai spostato il MoVimento nel fronte progressista tanto da prefigurare l’adesione all’Europarlamento al gruppo Socialisti & Democratici, ma è altrettanto vero che i 5Stelle sono lacerati e rischiano di subire l'ennesima scissione. In più, il “campo largo” con ogni probabilità sarà orfano di Matteo Renzi, sempre più spostato verso un orizzonte centrista, se non addirittura verso un’alleanza con il centrodestra come dimostrano le numerose votazioni (sul disegno di legge Zan e sulla giustizia) assieme a Forza Italia, Lega, Fdi. E se, come si narra, Renzi dovesse essere decisivo per l'elezione del successore di Sergio Mattarella e dovesse favorire l'elezione di un candidato vicino al centrodestra, questo epilogo diventerebbe scontato.

 

IL CENTRODESTRA A RISCHIO BIG BANG

Ciò che accadrà nella partita del Quirinale cambierà anche le prospettive a destra. Attualmente Silvio Berlusconi si tiene stretti Salvini e Meloni che gli hanno garantito che sarà lui il candidato per l’elezione a capo dello Stato. Ma se, come è altrettanto probabile, il Cavaliere non dovesse farcela, non è da escludere il Big Bang di questa alleanza. Dentro Forza Italia, come ha dimostrato la rivolta (sedata) dei ministri Renato Brunetta, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, cresce l’insofferenza per il patto con Salvini e Meloni alfieri di una linea anti-europea, sovranista e populista. E Berlusconi, una volta svanito il sogno di salire al Quirinale, potrebbe decidere di puntare su un raggruppamento di centro liberale, moderato ed euro-entusiasta.

Uno schieramento cui potrebbe aderire oltre a Renzi anche l’ala moderata della Lega incarnata da Giancarlo Giorgetti, convinto che la propaganda sovranista e populista ormai non sia vincente (come del resto dimostrato dal voto nei Comuni a ottobre). Il ministro della Sviluppo economico, che ha paragonato Salvini a Bud Spencer e la sua politica a un film da “spaghetti western”, ha però anche un’altra opzione: tentare la scalata della Lega assieme ai governatori del Nord Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e (forse) Attilio Fontana, alfieri dei ceti produttivi del Nord che tutto chiedono tranne che una frattura con l’Unione europea capace di “sganciare” quasi 200 miliardi di aiuti all’Italia per garantire la ripresa post-pandemia. Se così finisse a destra, da sola, si ritroverebbe solo la Meloni. Ma in pochi scommettono su questo finale.

 

Ultimo aggiornamento: 17:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA