Super Green pass, Bonomi: «Serve anche sui luoghi di lavoro». Impennata di prime dosi

Negli ultimi tre giorni in crescita di oltre il 30% le iniezioni a chi non era protetto. Confindustria: più restrizioni per i No vax. Mascherine all’aperto a Cortina e Venezia

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Francesco Malfetano
Bonomi: «Super Green pass anche sui luoghi di lavoro». Impennata di prime dosi

Non c'è solo la terza dose. Negli ultimi tre giorni infatti sono oltre centomila i nuovi vaccinati della Penisola. Il Super Green pass in pratica, sembra aver smosso almeno in parte i No vax italiani. Al punto che a pochi giorni dall'entrata in vigore della versione rafforzata del Qr code si è tornati a superare quota 30mila prime dosi in sole 24 ore. Una soglia che non veniva neppure sfiorata da metà ottobre, vale a dire da quando è entrato in vigore l'obbligo di Green pass base anche per accedere ai luoghi di lavoro.

 

 


In altri termini la nuova misura varata dal governo Draghi si sta dimostrando quantomeno un sasso nello stagno dei No vax italiani. In grado cioè di smuovere le acque proprio tra quei 6,8 milioni di cittadini considerati maggiormente a rischio. Tant'è che un primo lieve aumento nelle somministrazioni si è verificato già all'indomani dell'annuncio in conferenza stampa del premier, cioè il 24 novembre scorso. Un trend crescente poi confermato nei giorni successivi - e appunto poi concretizzatosi tra lunedì e mercoledì di questa settimana - che, secondo le rilevazioni della fondazione Gimbe, equivale a un più 35 per cento nelle somministrazioni.
Non a caso anche Confindustria, che ha sempre detto di preferire l'obbligo vaccinale, dopo aver «preso atto che c'è una difficoltà della politica dei partiti a trovare una sintesi su questo provvedimento», ieri ha sostenuto, per bocca del suo presidente Carlo Bonomi, che servirebbe un nuovo passo in avanti per il Qr code rafforzato. «Il Super Green pass deve essere per tutti, anche per i luoghi di lavoro» ha rilanciato Bonomi a margine di un evento al museo della scienza di Milano.

 

 

 

 

I NO VAX

In tutta evidenza però lo zoccolo duro degli anti-vaccinisti è ancora ben distante dall'essere completamente eroso. Soprattutto perché tra i 6,8 milioni di No vax oggi ci sono ben 2,57 milioni di over50 ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione; e anche 1,16 milioni di giovanissimi, nella fascia 12-19, che rinunciando alla profilassi influiscono negativamente sulla sicurezza delle scuole, specie in vista delle vacanze natalizie. Non a caso, anche in diverse località di vacanza come Cortina (Belluno) e Venezia è scattato l'obbligo di mascherina anche all'aperto.

 

 

 

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Per questo che il trend di lieve crescita registrato in questi giorni è un'ottima notizia. Specie perché l'impennata più consistente si è registrata in quelle Regioni che oggi risultano più scoperte. In primis la Sicilia, dove i No vax sono oltre il 18 per cento. Sull'Isola dal 22 al 28 novembre, hanno ricevuto la prima dose circa 17 mila siciliani, cioè il 23 per cento in più della settimana precedente. Andamenti simili nelle prenotazioni si sono riscontrati anche in Friuli-Venezia Giulia (dove i non vaccinati sono il 13,7 per cento, a fronte di una media nazionale pari al 12,5 per cento) e in Calabria (dove i non vaccinati sono il 17 per cento). Di accelerazione, anche rispetto al ciclo primario della profilassi, ha parlato infatti ieri anche il commissario per l'Emergenza Francesco Paolo Figliuolo: «L'accelerazione impressa all'attuale fase della campagna di somministrazione dei cicli primari e dei richiami, nel pieno rispetto delle priorità stabilite, consentirà di ridurre ulteriormente il numero di soggetti non ancora vaccinati e di mantenere un'elevata protezione individuale nei soggetti già vaccinati con il ciclo primario, mitigando così la recrudescenza epidemica». Del resto, bollettino quotidiano alla mano, i contagi continuano a crescere. Ieri ad esempio sono stati 16.806 i nuovi casi (3mila in più di sette giorni fa, mai così tanti da aprile scorso) su 679.462 tamponi per un tasso di positività del 2,5 per cento. E in aumento ci sono anche i ricoveri nei reparti ordinari, 5.298 (a fronte dei 4.689 della settimana scorsa) e i pazienti finiti in terapia intensiva (ieri 698, contro le 598 del 25 novembre).

 

 

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