ENRICO LETTA

Tim, Letta e Calenda: «Con Kkr meno politicizzata di Vivendi»

I leader di Pd e di Azione contro la gestione del gruppo telefonico affidata al socio francese. Oggi in Piazza Affari ancora tensioni sul titolo nonostante la fine del braccio di ferro con l’ex ad

Lunedì 29 Novembre 2021 di Christian Martino
Tim, Letta e Calenda: «Con Kkr meno politicizzata di Vivendi»

Sarà un'apertura ad alta tensione quella che si prevede questa mattina in Piazza Affari sui titoli Tim. L'epilogo del braccio di ferro tra una parte del cda guidata dai francesi di Vivendi e l'ex ceo Luigi Gubitosi, non ha infatti sciolto le incertezze sui destini dell'Opa proposta dal fondo Kkr. Se da una parte l'addio alle deleghe operative da parte del manager ha rasserenato gli animi sul fronte della governance interna, dall'altra la nomina di un comitato ad hoc per decidere quando e come avviare l'iter per valutare la proposta di Kkr è parsa a molti un modo per prendere tempo in attesa che si delineino scenari alternativi sul fronte della compagine azionaria. In più, i timori sindacali sul fronte dell'occupazione fanno presagire che la fase turbolenta per la società di tlc sia tutt'altro che finita.

 

 

 

IL TEMA DELLA RETE

E le prime avvisaglie provengono dal mondo della politica. Ieri sul tema della rete sono tornati sia il segretario del Pd, Enrico Letta, sia il leader di Azione, Carlo Calenda. I due hanno parlato dal palco della Festa dell'ottimismo organizzata dal quotidiano Il Foglio a Firenze ed entrambi hanno in sostanza respinto l'idea che il fondo Kkr sia a priori una presenza straniera più pericolosa o meno politicizzata di quella dell'attuale azionista di riferimento di Tim, ovvero Vivendi. «Telecom è la Montedison dei nostri giorni, cambia continuamente assetto proprietario e alla fine il business va a carte quarantotto. Io sono favorevole a Kkr, penso che avranno una gestione meno politicizzata di Vincent Bolloré. La sua era molto politicizzata, basta vedere come sono cambiati i fornitori quando a condurre l'azienda c'era lui», ha sostenuto il leader di Azione.
A sua volta Letta ha messo in evidenza come la «preoccupazione» per una Tim in mano a «stranieri debba essere a tutto tondo» e dovrebbe riguardare non solo l'Opa di Kkr, ma anche Vivendi, dato il ruolo politico assunto in Francia da Bolloré. Il finanziere bretone, ha aggiunto, «è sceso in campo con idee precise: non è un finanziere come gli altri, è il principale sostenitore di Erich Zemmour, che è divenuto protagonista nella politica francese (è l'avversario di Emmanuel Macron, ndr)con un profilo inquietante». Letta ha quindi aggiunto: «Mi domando come convivano in Vivendi con questo conflitto di interessi? Bolloré cosa vuole dall'Italia, cosa pensa dell'Italia? Bolloré è più che sostenitore di Zemmour, ha creato una televisione il cui principale protagonista è Zemmour». Sul valore strategico della rete è intervenuto, senza voler tuttavia commentare l'operazione, anche il leader degli industriali, Carlo Bonomi, che davanti alla stessa platea ha ricordato che negli Stati Uniti, «dove c'è una forte attenzione» sul tema, la rete «non è di proprietà dello Stato», quindi «ci vuole una riflessione seria, ma senza troppi partitismi e nazionalismi». Bonomi ha poi aggiunto di aver «molto apprezzato sia il passo indietro di Luigi Gubitosi per permettere al cda di affrontare l'esame dell'offerta di Kkr sia l'interesse del governo sulla vicenda».

 

 

 

 

NIENTE SPEZZATINO

Di nuovo Letta: «Stiamo parlando di un settore strategico, in cui ci sono caratteristiche per le quali non è sufficiente un approccio da spettatore da parte del governo. È importante che il governo vigili. Io mi sento tranquillo che ci siano ad affrontare il dossier Draghi o Colao, il più adatto per avere contezza di una vicenda delicata. Domattina (oggi, ndr) incontrerò i sindacati, perché preoccupato per l'occupazione. Poi c'è la preoccupazione per lo spezzatino» che potrebbe determinarsi di fronte a una situazione insostenibile tra governance e nuova compagine di controllo.
Infine, ieri Tim Brasil, la controllata latino americana di Tim, ha ufficializzato con un comunicato al mercato che il suo ad, Pietro Labriola, nel nuovo incarico di direttore generale di Tim «si asterrà dal partecipare al processo decisionale di Tim Brasil».
 

 

Ultimo aggiornamento: 15:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA