Caso Consip, tutte le bugie del Noe: WhatsApp scompare, atti modificati

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di Sara Menafra

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Non c'è solo la frase in cui si parla dell'incontro con un Renzi da parte dell'imprenditore Alfredo Romeo (il Renzi in questione era in realtà Matteo, visto dall'ex politico Italo Bocchino, si scoprirà poi) a mettere sotto accusa il maggiore del Noe Gianpaolo Scafarto e il colonnello Alessandro Sessa. Nelle 49 pagine in cui il gip Gaspare Sturzo dispone il grave provvedimento della sospensione dall'incarico per un anno senza stipendio per entrambi, si spiega nel dettaglio quando e come Scafarto cambia gli atti giudiziari in più occasioni e sempre rafforzando le accuse dirette verso la presidenza del consiglio, i servizi segreti (gestiti direttamente da Palazzo Chigi) e dunque l'ex capo del governo. Lui si è sempre difeso dicendo parlando di errori che non sa spiegare. Ma l'ordinanza chiesta dall'aggiunto Paolo Ielo e dal pm Mario Palazzi mette in evidenza come i brogliacci trascritti dai carabinieri al suo comando fossero giusti in tutti e tre i casi oggetto dell'accusa di falso. Dunque, ogni volta, è Scafarto, scrivendo l'informativa conclusiva a cambiare le intercettazioni.
Accade nella chat interna al gruppo investigativo, quando Scafarto si raccomanda: «Per favore qualcuno che si ricorda se Romeo ha mai detto a qualcuno di aver visto, anche una mezza volta, Tiziano. Questo passaggio è vitale per arrestare Tiziano». E sebbene la risposta sia «già fatto e siamo giunti alla conclusione che è Bocchino che abbassando il tono della voce dice quella frase», nell'informativa si dice il contrario.

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Mercoledì 13 Dicembre 2017, 08:44 - Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre, 11:52
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