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Eolie, l’ospedale a rischio. Allarme di turisti e residenti: una sola struttura per sette isole

Mercoledì 1 Giugno 2022 di Paolo Travisi
Eolie, l ospedale a rischio allarme di turisti e residenti: una sola struttura per sette isole

Un solo ospedale per sette isole. In costante carenza di medici, ridotto quasi ad un poliambulatorio e con il timore che si arrivi a chiuderlo. A Panarea la stagione turistica inizia all’insegna delle proteste. L’incubo di inizio estate, per chi qui abita tutto l’anno e per i tantissimi vacanzieri, è legato al rischio che l’unica struttura ospedaliera (già oggi in agonia) venga chiusa definitivamente. Eppure, i reparti servono un bacino di 17 mila residenti nell’arcipelago delle Eolie: Lipari, Salina, Vulcano, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarea, che nei mesi estivi con i turisti possono raggiungere 100 mila persone. Una popolazione importante, che l’ospedale di Lipari si trova a dover gestire con appena 25 medici, tra interni e specialisti prestati da altre strutture. Ma oltre al flusso estivo, il problema resta tutto l’anno, tanto che gli abitanti delle Eolie si sono riuniti nel Comitato Ospedale di Lipari non si tocca, quando nell’agosto del 2020 un caso di presunta malasanità ha acceso l’attenzione nazionale su una carenza cronica delle sette isole. Dopo nove giorni di dolori, una giovane di 22 anni, Lorenza Famularo, è deceduta nel nosocomio di Lipari e sulle responsabilità della morte si attendono ancora le conclusioni dell’inchiesta. Seguirono proteste dei cittadini, occupazione dei reparti e dei ponti per gli aliscafi, con la promessa dell’assessore alla salute della Regione Siciliana, Ruggero Razza, di migliorare la situazione con l’assunzione di nuovi medici. Il risultato è stato un ulteriore smantellamento. 

La situazione la conosce molto bene, Marilena Mirabito, che per 42 anni ha lavorato in quell’ospedale prima come infermiera, poi nella direzione sanitaria, fino alla pensione due anni fa. Ora anche lei combatte nel Comitato per salvare la struttura da una progressiva dismissione. «Fino agli anni Novanta andava bene, poi i primi problemi nel 2009, con il decreto Lorenzin che ha chiuso i centri nascita sotto i 500 parti l’anno, noi ne facevamo circa 100 e chiusero natalità, ostetricia e ginecologia. Oggi le donne in gravidanza vanno sulla terraferma almeno un mese prima, affittando casa, tutto a loro spese, per far nascere i loro figli all’ospedale di Patti». Con la crisi economica di quegli anni, è stato l’inizio dei tagli alla sanità ed all’ospedale di Lipari, quando i primari sono andati in pensione, a sostituirli «sono stati nominati responsabili temporanei dei reparti, hanno ridotto i posti letto, azzerato i concorsi, affidando incarichi per 2 o 3 mesi». Ma il personale medico è talmente carente, che la direttiva che arriva dalla regione all’ospedale di Lipari è «di non ricoverare pazienti, ma di occuparsi solo delle emergenze, cioè di chi rischia la morte». Ed ecco il paradosso. «Per legge dovremmo avere 2 chirurghi e 2 anestesisti, ma c’è solo un chirurgo non reperibile e un anestesista viene da fuori, quindi i medici non sentendosi garantiti chiamano l’elisoccorso anche per una gamba rotta, un’ernia, abbiamo rischiato di chiamarla per una dialisi» considera sconfortato Paolo Arena anche lui del Comitato, «perché la struttura ormai funziona come poliambulatorio e pronto soccorso di prima diagnosi. C’è un ortopedico per tre ore a settimana, un cardiologo solo di giorno, non c’è terapia intensiva, è stata chiusa la camera iperbarica, abbiamo la risonanza magnetica, ma non ci sono i medici per farla». Tutto questo in nome del risparmio, salvo poi autorizzare i voli in elisoccorso, per cui basta un sospetto diagnostico a discrezione dei medici per chiedere il trasporto. «Abbiamo chiesto per quali patologie, ma la regione non ci ha risposto. Solo nel 2021 sono stati fatti 297 voli in elicottero, quasi uno al giorno, al costo di 7/10 mila euro ciascuno» rivela Arena. A conti fatti, fino a 3 milioni di euro all’anno in elicottero, anziché assumere medici per l’ospedale. E se a Lipari, che dal punto di vista amministrativo gestisce le altre isole ad eccezione di Salina, la situazione è drammatica, nel resto dell’arcipelago il rischio sanitario è quotidiano. «Nelle altre isole ci sono presidi con una guardia medica - sottolinea Gaetano Orto, vicesindaco di Lipari - per esempio Panarea d’inverno ha 150 residenti che arrivano fino a 4 mila ad agosto. Un giorno, un signore doveva fare dialisi, ma con il brutto tempo, l’elicottero non poteva volare, così lo ha trasportato la motovedetta della guardia costiera». 

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Ma i problemi del territorio di Lipari, non finiscono con l’ospedale. In chiusura c’è anche il tribunale, sezione distaccata del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, con un magistrato civile e due penali. Con il decreto Milleproroghe del 2020 era stata decisa la proroga per due anni, fino a dicembre prossimo. «Si è cercato di inserire una nuova proroga nel 2022, ma il ministro della Giustizia si è opposto all’emendamento» spiega ancora Arena del Comitato. E c’è dell’altro. Hanno chiuso anche la sede dell’Agenzia delle entrate. «Dopo il pensionamento di un dipendente, ne è rimasto un altro, ma lavora da remoto ed è chiuso l’accesso al pubblico. Per noi abitanti delle Eolie è come un ritorno al medioevo».

Ultimo aggiornamento: 11:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA