Il risiko del potere di Palamara:
«A Napoli abbiamo fregato tutti»

Domenica 16 Giugno 2019 di Michela Allegri, Valentina Errante

ROMA I piani per le nomine e le strategie per garantirsi il posto da procuratore aggiunto nella Capitale, uscendo a testa alta dalla bufera dell'inchiesta di Perugia che lo aveva appena travolto. E, soprattutto, i propositi di vendetta nei confronti di chi lo aveva messo nei guai: l'ex procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Paolo Ielo e il procuratore capo di Perugia, da poco in pensione, Luigi De Ficchy. E ancora: le tattiche per cercare di posticipare un procedimento disciplinare a carico di un collega. Sono ancora le intercettazioni a tratteggiare i contorni dello scandalo del mercato delle toghe che ha travolto il Csm e che ha svelato gli accordi sottobanco tra magistratura e politica per gestire gli incarichi ai vertici degli uffici giudiziari più importanti d'Italia, primi tra tutti quelli di Roma e Perugia. Palamara parla anche di quando era nel Consiglio e delle strategie usate per controllare le assegnazioni delle poltrone in alcune procure strategiche, come quella di Napoli: «A Napoli abbiamo dato una marea di inc....». Racconta di un magistrato rimasto escluso da un giro di accordi: «Dovevamo inculà Cananzi, ha iniziato a dare le botte contro il muro, a urlà come un pazzo».

 
I CONSIGLI DI SPINA
È il 16 maggio quando il consigliere del Csm Luigi Spina - indagato e dimissionario - confida a Palamara dettagli dell'inchiesta a suo carico, contenuti nell'informativa trasmessa alla I commissione, della quale fa parte. Insieme, studiano una strategia per gestire le conseguenze dell'indagine. «Il problema è capire, come rimango in magistratura? Come un vincente o come un perdente? Se perdo la battaglia dell'Aggiunto sono un perdente», dice Palamara, che ha pronto un piano B: fare la domanda per entrare nel collegio del Garante della privacy, «la domanda la faccio, almeno posso dire: C'ho ripensato». L'amico, invece, sostiene che debba pazientare, perché «avrai la tua rivincita, si vedrà che chi ti sta fottendo, forse sarà lui a doversi difendere a Perugia. Noi a Fava lo chiamiamo». Il riferimento è al pm di Roma Stefano Fava, autore di un esposto su Ielo e Pignatone presentato al Csm. Palamara è agguerrito: «Io vado a finire nel calderone della prima - commissione, ndr - io, Pignatone e Ielo mi sta bene». Poi, parte la strategia per tentare di garantire al pm l'incarico da aggiunto per il quale ha fatto domanda: il piano è ritardare le nomine. «Gli aggiunti prima di luglio non li fai fare», dice Palmara. E Spina: «Non li faccio fare manco per idea». Il pm ha un obiettivo: «Voglio vedere se ho l'archiviazione o se c'è la proroga. Nella prima settimana di giugno lo saprò». Chiede poi all'amico di intercedere con Ermini: «Gli devi dire: Puoi stare tranquillo sulla vicenda di Luca».
IL RAGGIRO E LA CAUSA
Palamara è convinto di essere stato raggirato: sostiene che gli abbiano fatto «un'iscrizione a tempo», che «De Ficchy era amico di Centofanti». Si riferisce a Fabrizio Centofanti, l'imprenditore che, per l'accusa, avrebbe corrotto Palamara con soldi, viaggi e regali. Il pm ne parla anche con il collega Fava. È pronto a denunciare l'ex procuratore di Perugia: «Abuso d'ufficio». E va oltre: «Se mi fa saltare la cosa di Aggiunto, ipoteticamente parlando, gli faccio causa civile». E sbotta: «La liquidazione me la prendo io, la sua». Palamara sostiene che quando Centofanti era stato arrestato, nel 2018, De Ficchy cercava di mettere una buona parola per l'imprenditore: «Veniva per parlarmi di Centofanti e del perché lo avevano arrestato, e perché è una brava persona, voleva carte da Tivoli che lo riguardavano». Aggiunge che quando aveva scoperto dell'informativa mandata a Perugia aveva chiesto a sua volta notizie all'ex procuratore umbro: «Lui mi fa: Di che parli? Da quel momento inizia a negarsi».
Di De Ficchy il pm parla anche con il deputato del Pd Luca Lotti. Racconta di avere organizzato un incontro tra Pignatone e l'ex capo della procura umbra, quando non erano in buoni rapporti. E che ora quella pacificazione potrebbe esserglisi ritorta contro, con il primo che ha inviato le carte a Perugia e il secondo che ha aperto l'inchiesta: «Secondo te il primo incontro riservato Pignatone-De Ficchy dove l'ho fatto? Me l'ha chiesto Pignatone quando ho fatto De Ficchy. Mo mi so rotto».
IL PROCEDIMENTO
Ma dalle intercettazioni emerge anche altro. Nella riunione dell'8 maggio, Palamara, i due deputati Cosimo Ferri e Luca Lotti e i consiglieri parlano anche di un collega che ha un procedimento pendente in I commissione, quella di cui fa parte Spina. Dicono che di lui ha parlato anche Mattarella. Spina dice che sta tenendo ferma la pratica: «Io la sto a fermà, ma non è che la posso fermà sempre».
Ma i legami di Palmara vanno oltre la politica e la magistratura. Agli atti c'è un'intercettazione con il patron della Lazio, Claudio Lotito, in cui il pm si assicura che il consigliere Spina e i suoi figli abbiano posti vip - e gratis - per la finalissima di Coppa Italia, tra Lazio e Atalanta. Il giorno prima del match Palamara chiede a Lotito il favore. «Questi sono tribuna autorità centrale - spiega Lotito alla segretaria - i migliori posti». Mezz'ora dopo, Palamara ritelefona allarmato: «Claudio! Ma a Luigi (Spina, ndr) non l'ha chiamato nessuno». Il presidente della Lazio si rivolge alla sua collaboratrice e la rimprovera: «Te l'ho detto Spina è il primo, ti ho detto Spina è il primo in assoluto».

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Ultimo aggiornamento: 11:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA