Il risiko del potere di Palamara:
«A Napoli abbiamo fregato tutti»

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di Michela Allegri, Valentina Errante

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ROMA I piani per le nomine e le strategie per garantirsi il posto da procuratore aggiunto nella Capitale, uscendo a testa alta dalla bufera dell'inchiesta di Perugia che lo aveva appena travolto. E, soprattutto, i propositi di vendetta nei confronti di chi lo aveva messo nei guai: l'ex procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Paolo Ielo e il procuratore capo di Perugia, da poco in pensione, Luigi De Ficchy. E ancora: le tattiche per cercare di posticipare un procedimento disciplinare a carico di un collega. Sono ancora le intercettazioni a tratteggiare i contorni dello scandalo del mercato delle toghe che ha travolto il Csm e che ha svelato gli accordi sottobanco tra magistratura e politica per gestire gli incarichi ai vertici degli uffici giudiziari più importanti d'Italia, primi tra tutti quelli di Roma e Perugia. Palamara parla anche di quando era nel Consiglio e delle strategie usate per controllare le assegnazioni delle poltrone in alcune procure strategiche, come quella di Napoli: «A Napoli abbiamo dato una marea di inc....». Racconta di un magistrato rimasto escluso da un giro di accordi: «Dovevamo inculà Cananzi, ha iniziato a dare le botte contro il muro, a urlà come un pazzo».

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Domenica 16 Giugno 2019, 08:47 - Ultimo aggiornamento: 16-06-2019 11:54
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