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Alluvione Marche, voci dall’inferno di fango: «Negozi e case distrutti, abbiamo perso tutto»

Domenica 18 Settembre 2022 di Mauro Evangelisti
Alluvione Marche, voci dall inferno di fango: «Negozi e case distrutti, abbiamo perso tutto». E molte attività non riapriranno

La moglie stringe tra le braccia il gatto che lontano dalla sua casa non riesce a stare. Camminano tra il fango di Pianello di Ostra, provano a raggiungere la palazzina proprio di fronte alla rampa del garage dove giovedì sera sono morte tre persone che tentavano di mettere al sicuro le proprie auto. Simone Pianelli, 53 anni, scuote la testa e oscilla tra tragedia appena vissuta e futuro incerto: «Pensi che abbiamo saputo che il fiume era diventato pericoloso solo perché abbiamo visto per caso un messaggio su Telegram. Anche io volevo andare a spostare l'auto, che era per strada qui di fronte. Per fortuna alla fine ho lasciato perdere, altrimenti avrei fatto la fine di quelle tre povere persone. Un altro mio vicino lo ha fatto, ma al ritorno, per salvarsi visto che erano arrivati fango e acqua, è dovuto restare aggrappato alla ringhiera. Io non ce l'avrei fatta. Ma in questa storia ho perso tutto: l'abbiamo scampata perché siamo corsi al primo piano, ma ormai la palazzina è inutilizzabile, l'acqua ha distrutto tutti gli impianti». 

Prosegue: «E sa qual è la cosa peggiore? Io sono un commerciante di mobili, il negozio che ho con la mia famiglia è stato distrutto, almeno 200mila euro di danni. E il deposito in un'altra località? Allagato. La vede quella Bmw rovesciata vicino alla basculante della rampa del garage dove ci sono stati i morti? Quella è della mia amica, era a diverse centinaia di metri, ma il vortice l'ha portata fin lì». A Pianello anche il titolare del supermercato poco distante è disperato, stanno portando via tutta la merce. Chissà se riaprirà. «O se riapriremo sempre qui» raccontano. 

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Nella notte di venerdì c'è chi ha dormito in macchina, in molti sono stati ospitati da parenti. Spiega una signora: «Ma anche chi ha la casa agibile, dorme male. Vigila, perché teme che possa tornare l'alluvione». La titolare della tabaccheria si scusa: «Guardi, preferisco non parlare, già nel 2014, quando ci fu un episodio simile anche se non esattamente nella stessa area, fu colpita la mia casa a piano terra. Ora la tabaccheria. Non so se ce la faremo a ripartire». Vicino a lei, un uomo che sta spalando fa alcuni calcoli: «Qua almeno il 50 per cento ha perso la casa. Certo, non è un terremoto, puoi intervenire buttando i mobili, pulendo. Ma tutti gli impianti elettrici sono da rifare». E si va avanti con l'ansia che il fiume, il Misa, possa esondare di nuovo, che in poche decine di minuti si possa perdere tutto, in alcuni casi purtroppo anche la vita. 

 

Spostiamoci di una ventina di chilometri, fino all'elegante centro storico di Senigallia. Ieri mattina in corso II Giugno, la via principale, e in alcune piazze, c'era ancora il fango, decine di negozianti a spalare, altri a togliere la merce dai negozi. Nemmeno provano a fare un conteggio dei danni. Con il badile c'è anche Giacomo Bramucci, è il presidente della Confcommercio. Lui è titolare di un negozio di abbigliamento, ha subito pochi danni, ma sta aiutando un amico negoziante a cui invece il fango non ha dato tregua. Anche Bramucci ha fatto alcuni calcoli: a Senigallia, tra esercizi commerciali e bar, almeno uno su tre è stato colpito dall'alluvione, si trova con impianti danneggiati e merce perduta. Ci sono, in sintesi, 120 imprenditori in ginocchio. Racconta: «Questa volta la situazione è perfino peggiore di quella dell'alluvione del 2014. Pensare che fino al giorno prima si andava ancora al mare, era una stagione ottima per il turismo e per il commercio, perché stava durando più del solito. Poi, tutti i nostri sforzi sono stati vanificati. Noi commercianti siamo abbattuti, demoralizzati, perché dopo ciò che successe otto anni fa, nulla è stato fatto per mettere in sicurezza il fiume. O è stato fatto troppo poco». Negli hotel c'è ancora qualche turista, ma la mareggiata di ieri pomeriggio ha dato il colpo finale, perché ha danneggiato molti stabilimenti. Senigallia è una città punto di riferimento nella ristorazione di alto livello, anche se è piccola ci sono due ristoranti stellati. «Vengono da tutta Italia. Speriamo che tornino, dopo quello che è successo». 

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