Migranti, l'incubo di Yara, 18 anni: genitori e tre fratelli annegarono in mare, la Svezia le rifiuta l'asilo e la espelle

Lunedì 29 Giugno 2020 di Domenico Zurlo
L'incubo di Yara, 18 anni: genitori e tre fratelli annegarono in mare, la Svezia le rifiuta l'asilo e la espelle
La sua famiglia, partita dall’Afghanistan, morì in mare mentre cercava di attraversare il mar Egeo: con loro c’era Yara (nome di fantasia) che aveva 14 anni, e riuscì a sopravvivere. Ora la ragazza ne ha 18 e dal 2017 vive in Svezia, con alcuni parenti: negli ultimi tre anni ha tentato di regolarizzare la sua posizione, ma invano, perché a febbraio è stata espulsa e riportata in Grecia.

La sua storia è stata raccontata ieri dal quotidiano britannico Independent, che la descrive come un tipico esempio della disumanità dell’Europa. Yara ha perso i suoi genitori e tre fratelli più piccoli nell’ottobre 2015, su un barcone che dalla Turchia era diretto a Lesvos, in Grecia. A morire furono in 70: migliaia di rifugiati di quel periodo sono stati ripetutamente spostati, espulsi e deportati negli ultimi anni.

La giovane passò prima un mese da incubo sull’isola di Lesvos: sperava prima o poi di rivedere i suoi genitori e i suoi fratelli.
«Pensavo che prima o poi li avrei trovati, è stato doloroso. Sono morta su quell’isola», le sue parole. Dopo Lesvos, nel novembre 2015 venne trasferita ad Atene in una struttura per minorenni orfani, per poi essere affidata ad una famiglia per un anno e mezzo circa. Dopo essere entrata in contatto con una zia da parte di sua madre, a Stoccolma, nel novembre 2017 si trasferì dunque in Svezia per iniziare una nuova vita.

«Quando ero sull’aereo, facevo il conto alla rovescia: due ore, un’ora, 30 minuti», racconta la giovane all’Independent. Il periodo in Svezia fu felice: con i suoi cugini imparò la lingua, andava a scuola, le sue giornate erano piene di energia. «Sentivo di avere un futuro, una speranza». Per oltre due anni ha cercato di mettersi in regola, ma per tre volte la sua domanda di asilo è stata rifiutata: pochi mesi fa, le autorità le hanno comunicato che avrebbe dovuto lasciare il Paese all’inizio del 2020, ed è stata rimandata in Grecia a febbraio, quando le mancavano solo due mesi alla fine della scuola.

Ora è tornata con la stessa famiglia adottiva che l’aveva accolta prima della sua partenza per Stoccolma, e non sa quale sarà il suo futuro:
«Sto cercando di integrarmi ma non so da dove cominciare, studiare è difficile per via della lingua, sto perdendo le speranze», il suo sfogo. Le autorità svedesi hanno spiegato che la richiesta di asilo di Yara era irricevibile per motivi burocratici, per via della protezione internazionale di cui gode in Grecia: ma lei sogna di tornare in Svezia, dove dice di essere rinata dopo la sofferenza che ha vissuto. Ultimo aggiornamento: 11:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA