Reddito di cittadinanza, è flop centri per l'impiego: a Napoli pratiche ancora con la penna

Martedì 9 Ottobre 2018 di Gigi Di Fiore

«No, qui non c'è il Centro per l'impiego. Tanto tempo fa questa era la sede del vecchio collocamento, ora ci sono gli uffici dell'Ispettorato del lavoro». I due cortesi uscieri in via Vespucci confermano che Internet alimenta confusione sui Centri per l'impiego: ne risultano 15 nell'intera provincia di Napoli, cinque complessivi in città. Parola di www.centroimpiego.it. Un falso, come la targa che, all'ingresso del Centro in via Diocleziano a Fuorigrotta, lo assegna ancora in carico a una soppressa Provincia di Napoli.

A Napoli, i famosi Centri per l'impiego, che Luigi Di Maio vuole riformare entro i primi tre mesi del 2019 per far partire il reddito di cittadinanza, in realtà sono tre. Sulla carta, dovrebbero essere cinque. Uno, quello storico, è a Scampia, nella stessa palazzina comunale moderna che ospita il posto di polizia. Un altro, ma non si sa per quanto ancora, in una sede assai mal messa in via Pietro Raimondi a Calata Capodichino e potrebbe essere trasferito in via Nuova Poggioreale. Il terzo, è in una recente palazzina comunale in via Diocleziano a Fuorigrotta. È al piano terra della scala D. Negli altri piani dell'edificio con vetrate funzionano uffici del Comune o sedi di associazioni, come il centro antiviolenza.
 
Due uscieri, forniti di moduli in bianco, spiegano le procedure da seguire. Una quindicina di persone sono in attesa, ma all'ingresso, sul foglio prenotazione, erano segnati a penna 104 nomi. All'ingresso, un avviso informa che «a causa del mal funzionamento del sistema informatico, si procederà con il rilascio della documentazione in cartaceo».

È così, da quando i dati informatici sono stati inseriti in un sistema nazionale gestito dall'Ancal (l'Associazione commercialisti dell'area lavoro): il lavoro con i pc è diventato problematico. Spiega Sonia Palmeri, l'assessore regionale al Lavoro che ha da giugno in carico la gestione dei Centri campani per l'impiego: «Quello del sistema informatico è un nodo da sciogliere, insieme con i problemi logistici e l'adeguamento formativo del personale. Abbiamo tenuto alcune riunioni con i lavoratori dei 46 centri campani, per avere un quadro generale dei problemi da affrontare».

La Regione Campania è stata la prima in Italia a deliberare l'acquisizione della gestione dei Centri. Un traguardo: i circa 600 dipendenti campani sono rimasti in sospeso, senza conoscere il loro futuro, per tre anni. Dipendevano dalle Province che, si sa, non esistono più. I lavoratori sono pagati dal ministero del Lavoro, ma non sapevano da chi dipendevano. Da giugno lo sanno e l'assessore Palmeri ha avviato un piano di visite nelle sedi, in parte di proprietà dei Comuni e in parte di privati: Scampia, Nola, Pomigliano, Ottaviano, Pozzuoli, Giugliano, via Raimondi. Dopo la chiusura successiva al terremoto, da qualche settimana è stata inaugurata anche la nuova sede del Centro per l'impiego di Ischia. Ma non è tutto oro quello che luccica.

«La gestione del reddito di cittadinanza affidata ai Centri per l'impiego? Non ne sappiamo nulla, oltre gli annunci del governo. Nessun contatto, nessuna comunicazione preventiva». L'assessore Palmeri ha preso a cuore la neo gestione dei Centri per l'impiego, ma ci tiene a precisare: «Ci occupiamo già dell'assegnazione del reddito di inclusione partendo dai dati Isee, voluto dai precedenti governi. Sono assegni di povertà che attualmente riguardano in Campania ben 110mila famiglie. La procedura passa per i servizi sociali comunali, poi l'Inps e finisce ai Centri per l'impiego. Si arriva fino ad un massimo di 540 euro a famiglia, con uno stanziamento governativo a dicembre di un miliardo e 800 milioni. Sul reddito di inclusione, quindi, esiste già una banca dati».

Subentrati al collocamento come strutture di intermediazione tra aziende in cerca di lavoratori e chi il lavoro lo cerca, i Centri per l'impiego finiscono per svolgere una massa enorme di attività burocratiche. Gianandrea Trombino, direttore del centro per l'impiego di via Diocleziano, ha lavorato per cinque anni a Scampia. A dirigere quell'ufficio, c'era Flora Savastano, attualmente funzionaria-dirigente alla Regione che raccontò come il neo centro, inaugurato con la sede di via Pietravalle ora scomparsa, avesse avviato un programma informatico. Allora, sedici anni fa, i disoccupati iscritti al collocamento a Napoli erano 200mila. Oggi, i senza lavoro che riempiono e consegnano i moduli di disponibilità all'occupazione sono arrivati in città a 500mila. E, su quegli anni, Flora Savastano ha raccontato anche qualcosa di illuminante per ciò che rischia di accadere anche oggi: «Dal 2002 entrò in vigore il regolamento di semplificazione del collocamento, che dava valore alla dichiarazione di disponibilità al lavoro e meno agli anni di iscrizione. Si diffuse la voce che, con una domandina, si poteva avere diritto ad un sussidio. Si faceva folla dinanzi la sede del Centro e, esasperata, dovetti mettere all'ingresso dell'ufficio di Scampia un avviso in cui si diceva che non gestivamo alcun tipo di sussidio». Sul futuro dei Centri, che Di Maio vuole però riformare, incombe l'incubo della gestione del reddito di cittadinanza. Il personale è costituito da molti dipendenti assunti con leggi varie, che hanno solo la terza media e di età alta. In più, le mansioni burocratiche, schiacciate nell'acquisizione dei moduli compilati, nell'archiviazione e registrazione a mano, lasciano poco spazio all'attività di mediazione aziende-disoccupati.

«La riqualificazione, indipendentemente da una riforma di cui non sappiamo nulla, è nei nostri piani», spiega l'assessore Palmeri. In via Diocleziano, la fila è ordinata, donne, giovani, ragazzi dello Sri Lanka attendono di essere chiamati per consegnare il modulo dopo essersi prenotati. Sono 75 le operazioni previste fino alle 12,30; 25 nel pomeriggio. Lo spiega un foglio all'ingresso, che indica anche i nuovi orari di ufficio. «Ho dovuto affiggerlo, perché persino il sito del governo porta informazioni superate con i vecchi orari» spiega il direttore Trombino. L'online, anche istituzionale, alimenta confusione.

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