Roma, la nonna e l’appello ai ladri: «Restituite la fede di Nunzio»

Martedì 22 Settembre 2020 di Laura Bogliolo
Roma, la nonna e l’appello ai ladri: «Restituite la fede di Nunzio»

Si sveglia nel cuore della notte, piange, singhiozza. «Non posso vivere senza di lui». Non ci saranno più i pranzi della domenica e il profumo delle fettuccine al ragù a invadere l’appartamento al primo piano di Torre Maura popolato dalle voci squillanti dei sei nipoti. La mano ormai rugosa non la sosterrà più mentre scende uno scalino, niente più suoni familiari, come i passi incerti delle pantofole o i colpi di tosse della notte. Più di mezzo secolo insieme, la malattia che avanza e poi i tre figli, mano nella mano, che guardano Caterina. Non c’è bisogno di parole, perché Rita, Salvatore e Orietta si lasciano tradire dalle lacrime trattenute male che senza parole già dicono: «Papà non c’è più».  

Caterina Alcamo, 80 anni, ha trascorso 63 anni insieme all’uomo della sua vita, Nunzio Giorlandino, scomparso il 9 settembre. Oltre allo strazio del cuore spezzato, nonna Caterina ha una nuova atroce sofferenza difficile da sostenere: la fede di Nunzio, volato in cielo a 93 anni, non c’è più. «Me l’hanno rubata i ladri, aiutatemi a ritrovarla» dice con un filo di voce.

Ha dedicato la sua vita alla famiglia: tre figli, sei nipoti, ed è anche bisnonna. Ora l’appartamento a Torre Maura è vuoto, svuotato dalla gioia di vivere un amore che nonostante l’età era ancora solidissimo. 

Era ancora sotto choc per la morte del marito, autista da sempre. Una settimana fa i funerali, l’altro giorno invece la barbara e infame incursione in casa. Nonna Caterina aveva appena sistemato la fede in un cassetto, perché il giorno dopo avrebbe dovuta portarla da un orafo per farla restringere per poi indossarla insieme a quella del matrimonio celebrato più di mezzo secolo fa. «Ma non ha fatto in tempo» racconta uno dei nipoti, Valerio Di Carlo 31 anni, che ha sfogato la sua rabbia su Facebook raccontando la storia del furto.

«Nonna era andata a dormire da mia mamma - spiega Valerio - perché era ed è ancora sconvolta per la morte di nonno Nunzio, non ha mai trascorso una notte da sola dopotutto, la mattina è tornata a casa perché voleva rassettare, ma ha trovato tutto sotto sopra, i ladri sono entrati dalla finestra al primo piano di via dell’Aquila Reale, hanno portato via la fede e un bracciale di nonno, non c’era altro in casa di prezioso, non siamo affranti per il valore economico ovviamente, ma per quello affettivo, non possiamo davvero vedere mia nonna in queste condizioni». A volte anche le “cose” nascondono l’anima, e rappresentano molto di più di quello che valgono: foto e oggetti sono pieni di amore, del ricordo di un legame che non si può sciogliere neanche con la violenza di un furto. «Aiutatemi a ritrovare la fede» continua a dire nonna Caterina anche se sa che sarà difficile, sa che quei ladri non hanno una coscienza, a loro non importa se hanno portato via un pezzo di cuore e di vita di Caterina. «Ma se davvero riuscissimo a ritrovare la fede o il braccialetto d’oro a maglie larghe, sarebbe un sollievo per mia nonna e per tutti noi». Perché Valerio, Rita, Salvatore, Orietta e il resto della famiglia, non ce la fanno proprio a vedere nonna Caterina accasciata su una sedia, mentre le lacrime continuano a scendere sul viso già distrutto per la perdita del marito.

Caterina e Nunzio non hanno avuto una vita facile. Sono cresciuti in Libia dove si sono conosciuti e si sono sposati. «Poi è arrivato Gheddafi, ha cacciato gli italiani e loro hanno perso tutto» dice il nipote. Non si sono arresi però, sono tornati a Roma, lui autista per il Comune (in Libia portava i camion con il gasolio attraversando con coraggio il deserto), lei per un periodo è stata impiegata in una industria farmaceutica a Pomezia. Poi, la morte il 9 settembre, e l’ultimo viaggio l’11 insieme verso il cimitero di Aprilia, mentre nonna Caterina stringeva la fede di Nunzio. Quella che qualcuno ha rubato, strappando via l’ultimo ricordo di un amore, però, eterno.
 

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