Mollicone, i carabinieri del Ris: «Serena uccisa in caserma, tracce di legno e vernice sul volto e tra i capelli»

Venerdì 28 Gennaio 2022 di Vincenzo Caramadre e Pierfederico Pernarella
Mollicone, i carabinieri del Ris: «Serena uccisa in caserma, tracce di legno e vernice sul volto e tra i capelli»

Serena Mollicone  è stata uccisa nella caserma dei carabinieri di Arce, o meglio in uno degli alloggi di servizio che nel 2001 era in uso alla famiglia dell'ex comandante Franco Mottola. Portano qui tutte le tracce trovate sul cadavere della ragazza. Non hanno dubbi i carabinieri del Ris di Roma che ieri sono ascoltati davanti alla Corte d'Assise di Cassino nel processo sul delitto di Arce a carico Franco, Marco, Anna Maria Mottola, Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano.

I sottufficiali Rosario Casamassima, Vittorio Della Guardia e Ferdinando Scatamacchia hanno illustrato gli esiti degli accertamenti condotti tra il 2017 e il 2018 nella caserma e su altre tracce. Quelle appunto che confermerebbero che l'omicidio sia avvenuto nell'alloggio di servizio in uso alla famiglia Mottola.

Le tracce di legno trovate sul capo di Serena

Innanzitutto ci sono le tracce di legno che sono state rinvenute tra i capelli e il nastro con il quale era stato immobilizzato il capo della vittima. Secondo il Ris, al momento dell'impatto della testa di Serena contro la porta, quest'ultima si è frammentata all'interno e alcuni resti piccolissimi sono rimasti attaccati ai capelli e poi trovati sullo scotch con il quale è stata fasciata la testa. Ben 139 le tracce isolate: 111 sui vestiti, 23 di legno e colla e le restanti di resina. Si tratta di resti piccolissimi, quasi invisibili all'occhio umano.

Ma le apparecchiature tecnologiche hanno permesso di appurare che le fibre di legno isolate sotto il nastro adesivo sarebbero compatibili con gli strati più profondi della porta e meno con quelli superficiali, dove c'è la resina utilizzata per la finitura della porta. «Le tracce da un punto di vista chimico sono indistinguibili, dunque compatibili, con il materiale che costituisce la porta», è stato aggiunto.

Nel corso dell'udienza sono stati ripercorsi tutti i passaggi tecnici-scientifici eseguiti per arrivare a comparare le micro tracce di legno con la porta, con l'utilizzo di microscopi tradizionali e fluorescenti e si è arrivati a concludere che l'assassino di Serena avrebbe commesso un errore emerso a distanza di vent'anni. Il confezionamento del cadavere sarebbe stato fatto da mani esperte. Il nastro attorno al capo di Serena era stato steso in maniera talmente meticolosa da evitare ogni contaminazione. «Una volta tolto il sacchetto di plastica dalla testa sono stati trovati diversi strati di nastro. Questo confezionamento del cadavere ha evitato ogni contaminazione», è stato spiegato dai carabinieri.

La vernice riconducibile allo scaldabagno

C'è poi la traccia di vernice nello scotch. Altro frammento piccolissimo, che viene ritenuto coerente con l'ambiente della caserma e, in particolare, con la caldaia presente sul balcone dell'alloggio a trattativa privata dove sarebbe avvenuto l'omicidio. «La vernice - hanno detto i carabinieri - è chimicamente indistinguibile, dunque identica, con quella dello sportello della caldaia che si trova nell'alloggio della caserma». Altro elemento a conferma della compatibilità sarebbe il processo di formazione della ruggine.

Il passaggio in un'officina

Sui pantaloni elastici di Serena, infine, sono state trovate di metalli che, secondo i carabinieri del Ris, fanno «ipotizzare che la contaminazione sia da attribuire in un luogo di lucidatura marmi e carrozzeria».
Nel contro esame la difesa della famiglia Mottola, con gli avvocati Marsella e Di Giuseppe, ha fatto rilevare che sui nastri sono stati isolati anche altri materiali, tra cui carbonato di calcio e sale di ammonio, da qui l'ipotesi che l'omicidio potrebbe essere avvenuto in altro luogo, lontano dalla caserma. La difesa ha comunque annunciato battaglia con una propria relazione.

Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio, 09:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA