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Strage di Bologna, processo ai mandanti: ergastolo a Paolo Bellini. Condannati per depistaggio Segatel e Catracchia

Mercoledì 6 Aprile 2022
Strage di Bologna, Paolo Bellini condannato all'ergastolo

Strage di Bologna, Paolo Bellini è stato condannato all'ergastolo con un anno di isolamento dalla Corte di assise di Bologna: il 2 agosto 1980 una bomba esplosa alla stazione uccise 85 morti e ferì oltre 200 persone. Ex Avanguardia Nazionale, 68 anni, per l'accusa è il quinto attentatore, in concorso con i Nar condannati in definitiva, Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini e, in primo grado, Gilberto Cavallini. Bellini è stato imputato dopo che la Procura generale ha avocato l'inchiesta sui mandanti. Accusando, da morti, quindi non processabili, il capo della P2 Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi.

Strage di Bologna, a processo l'ex "Avanguardia" Bellini. In Aula il 16 aprile

Oltre alla condanna all'ergastolo a Paolo Bellini, non presente in aula al momento della lettura della sentenza, la Corte di assise di Bologna ha giudicato responsabili anche gli altri due imputati nel nuovo processo sulla Strage di Bologna. L'ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, accusato di depistaggio, a sei anni; Domenico Catracchia, ex amministratore di condomini in via Gradoli, a Roma, accusato di false informazioni al pm al fine di sviare le indagini, quattro anni.

 

Per i giudici è Paolo Bellini il quinto esecutore della strage, insieme agli ex Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, condannati in via definitiva (i primi due all'ergastolo, il terzo a 30 anni), e dopo la condanna all'ergastolo in primo grado per il 'quarto Nar', Gilberto Cavallini. Tutti e cinque - Bellini compreso - si sono sempre dichiarati innocenti. Bellini, 69 anni, era stato già indagato per la strage all'inizio degli anni '80 e prosciolto nel 1992, ma nel marzo del 2019 la procura generale di Bologna (che aveva avocato l'inchiesta sui presunti mandanti, organizzatori e finanziatori della strage, vale a dire Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti) ha chiesto la revoca del proscioglimento iscrivendolo nel registro degli indagati (insieme all'ex capocentro del Sisde di Padova Quintino Spella, e al capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, entrambi accusati di depistaggio, nonché Domenico Catracchia, ex amministratore di alcuni condomini in via Gradoli a Roma, accusato di false informazioni al pm).

A carico di Bellini sono emersi, fra gli altri, quelli che per i magistrati bolognesi sono elementi certamente probanti: un fotogramma di un filmino amatoriale, girato da un turista a Bologna la mattina del 2 agosto 1980, nel quale si vedrebbe quello che per gli inquirenti è il volto dell'imputato; un'intercettazione ambientale in cui l'ex capo di Ordine nuovo, Carlo Maria Maggi, afferma che alla strage prese parte un aviere (Bellini era un pilota) che avrebbe portato la bomba; infine, come emerso nel processo palermitano sulla cosiddetta «trattativa» Stato-mafia (nel quale Bellini è stato sentito come collaboratore di giustizia), i rapporti fra l'imputato e Sergio Picciafuoco, vicino all'estrema destra e presente alla stazione di Bologna il 2 agosto del 1980 (Picciafuoco è stato assolto dall'accusa di aver preso parte all'attentato).

 

Paolo Bellini, chi é

"Bellini, che noi riteniamo presente in stazione a Bologna il 2 agosto, è stato un killer di Avanguardia Nazionale. Un killer protetto dai servizi segreti, a partire dall'omicidio di Alceste Campanile (1975, ndr)". Lo ha detto il Pg Umberto Palma nel corso della sua requisitoria lo scorso febbraio nell'ambito del nuovo processo sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, che vede come principale imputato proprio Paolo Bellini, accusato di concorso nella strage. Avanguardia Nazionale, ha spiegato Palma, "non può essere stata tenuta fuori dalla strage, non può essere resa estranea a questo attentato, che coagulava varie forze eversive". Per la Procura generale Avanguardia Nazionale rappresenta "l'anello di congiunzione tra il vertice finanziario-organizzativo della strage di Bologna", costituito dal binomio piduista Licio Gelli-Federico Umberto D'Amato, e "la figura di Paolo Bellini, che fu un militante operativo di Avanguardia Nazionale, quanto meno, nella metà degli anni settanta". Palma ha poi sottolineato il ruolo di Stefano Delle Chiaie, leader assoluto di Avanguardia, "e confidente di Federico Umberto D'Amato. Anzi - ha posto l'accento Palma - tra i due c'era una convergenza strategica, che va al di là del fenomeno del confidente. Ed era noto in ambienti politici e giornalistici che D'Amato manipolava Delle Chiaie". Palma è tornato poi a soffermarsi sulla figura di Sergio Picciafuoco, criminale legato all'estrema destra, presente in stazione la mattina della strage, affermando che "Picciafuoco è colpevole ma è un colpevole non punibile", in quanto già assolto in via definitiva dall'accusa di aver partecipato all'attentato.

I familiari delle vittime

Alla lettura della sentenza nel nuovo processo sulla Strage di Bologna, con la condanna all'ergastolo per Paolo Bellini, l'aula della Corte di assise, gremita di familiari delle vittime, ha reagito con gioia composta. Abbracci e sollievo, con gli avvocati di parte civile e con il sindaco Matteo Lepore e la vicepresidente della Regione Elly Schlein, presente alla lettura del dispositivo.

 

In aula, ad attendere la sentenza seduto insieme ai familiari delle vittime, c'è anche Paolo Sacrati. «Avevo 13 anni - racconta all'Adnkronos - dovevo partire con mia nonna paterna per andare nelle Marche, mamma ci aveva accompagnato per fare i biglietti. Quando c'è stata l'esplosione lei era vicina alla sala d'attesa, io e nonna eravamo sul primo binario. Sono rimasto due ore sotto alle macerie, mia nonna e mia mamma ne uscirono senza vita. Oggi non si poteva non venire - continua - La giornata è tesa, mettiamo un altro tassello alla verità, alla giustizia. Siamo fiduciosi».

«Ottimo, bene. Confido nel fatto che la mole di documenti uscita da questi processo potrà essere utile anche per altri processi riguardanti le stragi e non solo. È l'inizio del percorso verso la verità, mancano le responsabilità politiche». È il commento all'Adnkronos di Paolo Bolognesi, presidente del comitato familiari delle vittime della strage di Bologna a sentenza appena pronunciata in corte d'assise.

 

La storia

Il 15 febbraio del 2021 Bellini è stato rinviato a giudizio insieme a Segatel e Catracchia (Spella è morto nel gennaio del 2021, mentre non processabili, in quanto tutti deceduti, il venerabile della P2 Gelli, il banchiere Ortolani, l'ex prefetto ed ex capo dell'ufficio Affari Riservati del ministero dell'Interno D'Amato e l'ex senatore dell'Msi Tedeschi). «Mi sento come Sacco e Vanzetti», ha affermato Bellini arrivando in tribunale nel giorno della prima udienza. La 'svolta' del processo ha una data, 21 luglio 2021, giorno in cui in udienza l'ex moglie di Bellini, Maurizia Bonini, dopo aver visionato il video amatoriale del turista, ha affermato: «Sembra mio marito, è Paolo, perché ha una fossetta qua, ha i capelli più indietro ma è comunque lui».

Bellini ha continuato a proclamarsi estraneo alla strage: «Non ho niente a che spartire» con l'attentato, ha sostenuto in udienza parlando di «delitto infame», per poi aggiungere: «Nel modo più assoluto non sono io nel filmato del turista straniero». Bellini ha sostenuto che la notte fra il 1° e il 2 agosto del 1980 era in ospedale a Parma dal fratello, e che la mattina sarebbe partito da Scandiano per Rimini con la nipote Daniela. Per Bellini, dunque, l'ex moglie «ha mentito» dopo aver «cambiato idea» (in precedenza la donna aveva affermato che la mattina del 2 agosto 1980 suo marito era a Rimini).

La «non compatibilità» fra Bellini e l'uomo ritratto nel filmato, è stato poi sostenuta anche dai consulenti della difesa. Nella sua requisitoria il pg Umberto Palma ha sostenuto, al contrario, che Bellini era «presente in stazione a Bologna il 2 agosto», che «è stato un killer di Avanguardia Nazionale», killer «protetto dai servizi segreti, a partire dall'omicidio di Campanile». Avanguardia Nazionale, ha sottolineato il pg, «non può essere stata tenuta fuori dalla strage, non può essere resa estranea a questo attentato, che coagulava varie forze eversive». Avanguardia Nazionale, ha chiosato, è «l'anello di congiunzione tra il vertice finanziario-organizzativo della strage di Bologna» e Bellini, «che fu un militante operativo di Avanguardia Nazionale, quanto meno nella metà degli anni settanta». Per il pg, inoltre, l'ex moglie di Bellini «merita una patente di assoluta credibilità» per aver «demolito l'alibi dell'ex marito, che lei stessa aveva aiutato a creare».

I magistrati, dunque, sono certi di avere in mano «macigni probatori» nei confronti di Bellini, per il quale il 25 febbraio scorso è stata chiesta la condanna all'ergastolo con isolamento diurno per 3 anni (chiesti 6 anni per Segatel e 3 anni e 6 mesi per Catracchia). Nella sua arringa l'avvocato Antonio Capitella, uno dei difensori di Bellini, ha tentato di smontare le accuse: «Noi - ha sostenuto - pensiamo che Bellini sia qui, in parte per il video, ma anche perché questo processo necessitava di un imputato vivo per tenere in piedi l'azione penale, altrimenti ci sarebbe stata una archiviazione». E poi: «Cosa c'è nel processo che fa incrociare la strada di Bellini con quelle di Fioravanti, Cavallini, Mambro e Ciavardini? Niente». Quanto alla versione dell'ex moglie di Bellini, il legale ha aggiunto: «Le dichiarazioni di Maurizia Bonini» sono «un pò costruite, qualcuno ha convinto la signora Maurizia che Paolo aveva predisposto l'alibi portandosi la nipote, ma questo presuppone che sapesse che l'attentato era il 2 agosto. Eppure non lo sapeva Cavallini, non lo sapeva Ciavardini, come poteva saperlo Bellini?».

Sui mandanti e il presunto finanziamento per la strage, il legale ha invece sottolineato: «Non ci sono elementi per dire che la strage è stata finanziata e che i soldi del Banco Ambrosiano Andino siano andati agli esecutori, perché mancano i passaggi intermedi». Per il secondo difensore di Bellini, Manfredo Fiormonti, «in 50 anni non si è trovata alcuna prova di un collegamento tra Bellini e i Servizi. La sua appartenenza ai servizi e le coperture di cui avrebbe goduto sono una mera congettura». Lo stesso legale si è, infine, soffermato sul video che immortalerebbe Bellini a Bologna il 2 agosto: «Il filmato in stazione è stato costruito con tagli e incollature. Il fatto che nel video ci sia l'orologio della stazione fermo alle 10.13 non significa nulla, perché non c'è la data. Inoltre, a che ora è stata girata la scena che riprende l'anonimo? C'è il fumo? No. Quanto tempo era passato dall'esplosione? E poi siete sicuri che era il 2 agosto?».

 

Ultimo aggiornamento: 7 Aprile, 11:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA