Uccide la madre incinta e la sorella,
preso ex calciatore: ha confessato

di ​Claudia Guasco

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MILANO. La casa era sottosopra, c'era sangue ovunque, i corpi di Patience (forse incinta, lo dirà l'autopsia) e della piccola Magdalene straziati con coltellacci da cucina e una mannaia, gettati per terra dei portafogli aperti e senza soldi. Forse cercava denaro Solomon Nyantaki, 21 anni, che martedì pomeriggio a Parma ha ucciso la madre e la sorella di undici anni, ha spento il telefono e si è dato alla macchia salendo su un treno per Milano. Sperava di perdersi nella terra di nessuno della stazione centrale, ma le telecamere lo hanno seguito nel suo viaggio e ieri mattina alle otto e mezza gli agenti della polfer lo hanno fermato. Non ha provato a scappare: «Sono stato io», ha detto a testa bassa.

Solomon, nato in Ghana e arrivato in Italia tredici anni fa, era una promessa del calcio nelle giovanili del Parma, più volte convocato in panchina nella prima squadra. Mite, educato, ma anche taciturno e depresso. I demoni che si agitavano dentro di lui poco alla volta lo hanno inghiottito, l'alcol e la droga lo hanno trascinato via e forse, dicono gli investigatori, gli stupefacenti spiegherebbero in parte la furia con cui ha massacrato Patience e Magdalene. Che è stata l'ultima voce sentita dai vicini: «Mamma, mamma», gridava mentre Salomon sferrava coltellate. Un delitto «efferato, agghiacciante, orribile, avvenuto in un contesto non problematico», dice il procuratore di Parma Antonio Rustico. 

La famiglia Nyantaki era benvoluta nel quartiere. La madre, 43 anni, era appena tornata da un viaggio nel suo Paese di origine e lavorava come donna delle pulizie. «Una domestica apprezzata, frequentava la chiesa pentecostale», dicono gli abitanti di via San Lazzaro. Il padre Fred Nyantakyi era partito per Londra in cerca di un lavoro migliore, a trovare Patience e Maddy morte è stato il primogenito Raymond, rientrando a casa la sera. E di Solomon nessuna traccia. Ma le telecamere della zona lo hanno seguito, è stato ripreso quando saliva sul treno delle 16 e un agente lo ha notato ieri mattina seduto accanto a un binario, mentre cercava di coprirsi la faccia per non farsi riconoscere.

Cristiano Lucarelli, ex attaccante del Livorno e della nazionale che lo ha allenato tra i giovani del Parma, è sgomento: «Sono senza parole. Era un ragazzo pacifico, taciturno, non avrebbe mai fatto male a una mosca. Ma ha sofferto di depressione. Si vedeva che aveva dei problemi. Però mai, mai l'ho visto alzare la voce, litigare con qualcuno, avere una reazione scomposta. Era ipereducato». Lucarelli ha provato ad aiutarlo, un anno fa l'ha convocato in Lega pro, «ma dopo quindici giorni di ritiro è voluto andare via, gli mancava la famiglia, gli amici, la casa». Il giorno in cui Roberto Donadoni lo portò in prima squadra Solomon dichiarò ai microfoni: «E' il giorno più bello della mia vita». Ricorda Donadoni: «Si allenava con noi e lo portai in panchina più di una volta. Ricordo che era tranquillo, direi taciturno. Se davvero è stato lui, è difficile capire cosa possa essere passato per la sua testa». Per alcuni la tragedia della famiglia Nyantaki è forse l'ultimo e il più doloroso epilogo del crac del Parma Fc: in quel fallimento Solomon perse il cartellino e insieme una prospettiva di vita e di carriera. Era il pupillo dell'ex direttore del settore giovanile Francesco Palmieri, che lo ha convinto a restare a Parma nonostante una ricca offerta del Milan. E il ragazzo, brillante trequartista, non ha deluso le promesse, trascinando la squadra allievi del Parma alla vittoria dello scudetto di categoria. E' stato il suo trampolino per la Primavera, dove si è fatto onore tanto che Donadoni lo ha chiamato in prima squadra. Dopo il crac ha giocato in Toscana, poi a Imola ma senza famiglia si sentiva perso, sono arrivati l'alcol e la droga, a gennaio ha appeso le scarpe al chiodo.
Giovedì 13 Luglio 2017, 09:08 - Ultimo aggiornamento: 13-07-2017 13:15
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