Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Grano, così riparte l'export dall'Ucraina: pronti ad aprire 5 porti. Intesa anche sui fertilizzanti

Mercoledì 6 Luglio 2022 di Caris Vanghetti
Grano, così riparte l'export dall'Ucraina: pronti ad aprire 5 porti. Intesa anche sui fertilizzanti

L’apertura dei corridoi marittimi per far uscire dall’Ucraina e dalla Russia il grano e i fertilizzanti di cui il mondo ha bisogno, inizia a delinearsi. Per ora l’unico annuncio ufficiale è arrivato dalla Russia, per bocca del ministro della Difesa Sergei Shoigu: «Stiamo adottando una serie di misure per garantire la sicurezza della navigazione nelle acque del Mar Nero e del Mar d’Azov. Il pericolo di mine nelle acque del porto di Mariupol è stato completamente eliminato». Mentre i dettagli del piano che sta mettendo a punto l’Onu con la collaborazione della Turchia, richiamato ieri dal premier Draghi ad Ankara, non sono stati resi noti ufficialmente. Ma quello che filtra è la creazione di corridoi marittimi realizzate senza prevedere lo sminamento dei porti ucraini. In ballo ci sono 5 scali: Odessa, Chornomorsk, Yuzhny, Mikolaiv, Bredyansk. 

Complessivamente si tratta di circa il 30% di tutto il grano arrivato sui mercati internazionali lo scorso anno, e che oggi non giunge a destinazione a causa della chiusura dei porti ucraini. Senza contare che in ballo ci sono anche milioni di sacchi di fertilizzanti russi e ucraini che servono per far crescere i raccolti in mezzo mondo. Dallo scoppio della guerra ad oggi, le esportazioni di grano dall’Ucraina sono avvenute via terra e via fiume lungo il Danubio, ma i volumi si sono ridotti di oltre il 50%, mentre i tempi di consegna di sono allungati di 2/4 settimane. Secondo il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, l’inflazione alimentare causata dall’interruzione delle forniture di cereali da Russia e Ucraina, rischia di far aumentare di 47 milioni il numero di persone che versano in gravi condizioni di insicurezza alimentare. E per la Fao la guerra ha comportato un incremento di oli vegetali e cereali, del 46,5% e del 34,3 per cento. 

La Banca Mondiale avverte che ogni aumento di un punto dei prezzi alimentari globali spingerà 10 milioni di persone in più in condizioni di estrema povertà. Il timore è una catastrofe umanitaria in grado scatenare una gigantesca ondata migratoria dall’Africa verso l’Europa. I Paesi che rischiano di più a causa della scarsità di cereali prodotta dalla guerra in Ucraina sono 16: Libano, Siria, Somalia, Kenya, Afghanistan, Yemen, Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania, Niger, Etiopia, Congo, Zimbabwe, Sudan e Haiti. A questi vanno aggiunti gli effetti indiretti sulla produzione di tutte quelle nazioni che fino al 24 febbraio di quest’anno facevano affidamento sull’acquisto dei fertilizzanti prodotti in Russia e in Ucraina, che ora si trovano a corto di concimi. Intanto la comunità internazionale guarda con grande interesse alle modalità che saranno messe a punto per commercializzare i cereali e i fertilizzanti che usciranno dai corridoi russo-ucraini. Dove verranno sbarcate le merci? I prezzi saranno determinati seguendo logiche di mercato o in funzione di calmierare i prezzi? Quel che è certo è che tra poche settimane inizierà la mietitura del grano e a quel punto se i silos russi e ucraini non saranno stati liberare per fare posto ai nuovi raccolti anche le previsioni degli organismi internazionali per il prossimo anno dovranno essere riviste in peggio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA