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Francia, un premier di sinistra l’ultima tentazione del nuovo Macron

Lunedì 25 Aprile 2022 di Francesca Pierantozzi
Macron rieletto, ma ora rebus maggioranza: cruciali le elezioni di giugno (e in agguato c'è Mélenchon)

«Ci dovremo reinventare, io per primo»: così parlava Emmanuel Macron il 13 aprile 2020. Da allora il paese è uscito dal lockdown, sono arrivati i vaccini, il Covid fa meno paura, è cominciata una guerra alle porte dell’Europa, ma lui ancora non si è reinventato. Dovrà cominciare a farlo da oggi. E di corsa.

La seconda stagione di Macron all’Eliseo si annuncia più incerta, aspra e laboriosa della prima, che pure non aveva fatto mancare niente: un 39enne mai eletto all’Eliseo, il paesaggio politico terremotato, rivolte sociali con l’Arco di Trionfo a ferro e fuoco. Ma ora il gioco rischia di farsi duro sul serio. Qualunque sarà la maggioranza che uscirà dalle elezioni politiche del 12 e 19 giugno (e anche lì non sarà una passeggiata di piacere per Macron e En marche) il presidente riconfermato sa già di dover governare per i prossimi cinque anni un paese che gli è in gran parte ostile. Al primo turno del 10 aprile, oltre il 50% dei voti sono andati a progetti politici non solo diversi, ma diametralmente opposti al suo, e molti degli elettori che lo hanno portato ieri all’Eliseo lo hanno fatto per dovere (contrastare Le Pen) e non per adesione al suo programma o alla sua persona. Se nel 2017, con il 66% dei voti al secondo turno contro il 33 a Le Pen, aveva potuto alla fine governare come se quella maggioranza fosse tutta sua (anche se i gilet jaunes gli avevano presto ricordato che le cose stavano un po’ diversamente) questa volta dovrà costruirsi un capitale politico che gli consenta di avere una più solida legittimità di azione.  

Le opzioni sono diverse, e Macron ha dato prova di non avere comunque deficit di inventiva. Intanto il partito. En Marche gli ha assicurato grande lealtà ma non si è trasformato in un movimento politico capace di mobilitare idee e animare una vera maggioranza parlamentare. Nei giorni scorsi Macron ha già parlato della necessità di creare “un nuovo grande movimento”, quel “centro estremo” tra estrema destra e sinistra radicale che dovrebbe compiere la trasformazione della politica francese in un nuovo tripolarismo. 

I contorni di questa Cosa di Centro restano tuttavia indefiniti e, come vuole la tradizione, tra i macroniani ci sono quelli che spingono per uno spostamento del baricentro verso sinistra e la nomina di un premier di gauche per sedurre i (tanti) elettori del radicale Jean-Luc Mélenchon e quelli che terrebbero più volentieri la barra del timone a destra, proseguendo la rotta del primo quinquennio. Macron ha fatto sapere che già da oggi occorrerà un «sussulto». 

 

 

Alle elezioni politiche di giugno dovrà andare a cercare una maggioranza per governare. A sinistra, Mélenchon annuncia battaglia e ha già chiesto ai francesi di «eleggerlo primo ministro», ovvero di dare la maggioranza alla Cosa di Sinistra che sta costruendo (negoziati sono in corso con comunisti, ecologisti e quel che resta dei socialisti). Per Macron si tratterebbe di sperimentare un format previsto dalla Quinta repubblica, la “coabitazione” con un governo di colore diverso dal suo. L’ipotesi non sembra la più probabile, eppure ha il favore della maggioranza dei francesi che non vede di buon occhio i “pieni poteri” a Emmanuel Macron fino al 2027: secondo un sondaggio il 66% spera che non avrà una maggioranza in parlamento. 

Grandi manovre sono cominciate anche a destra, dove Marine Le Pen, battuta ma più forte di prima, difficilmente si accontenterà di pesare all’Assemblée Nationale con soli 7 deputati com’è adesso il caso. L’“Unione delle destre” (tra Front National, radicali di Eric Zemmour e sovranisti di Dupont Aignan, oltre a qualche transfuga della destra neogollista) è un altro ostacolo in vista sul cammino del Macron 2. 

Il presidente ha dalla sua la capacità di sorprendere e tutti si aspettano che tiri fuori dal cappello una nuova pensata politica. “Rassembler” sarà ancora più di prima una parola d’ordine. Ne ha avuto bisogno nella campagna tra il primo turno e il ballottaggio, quando ha promesso agli elettori di sinistra di cui chiedeva i voti che era pronto a modificare il suo programma, anche nelle parti a lui più care, come la riforma delle pensioni. 

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La composizione del nuovo governo sarà un primo indizio: si aspettano new entry, a cominciare dal posto del premier Jean Castex (girano soprattutto nomi di giovani sindaci come Mathieu Klein di Nancy, o Caroline Cayeux di Beauvais). Con il rischio che la piazza s’incendi di nuovo: gilet gialli, vecchi e nuovi, e studenti sono già sul piede di guerra.  

Ultimo aggiornamento: 17:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA