Mariupol e il tentativo di liberare Azovstal sotto assedio: «Così fallì il piano dell'intelligence di Kiev»

Mariupol e il tentativo di liberare Azovstal sotto assedio: «Così fallì il piano dell'intelligence di Kiev»
Mariupol e il tentativo di liberare Azovstal sotto assedio: «Così fallì il piano dell'intelligence di Kiev»
Giovedì 9 Giugno 2022, 15:01 - Ultimo agg. 19:07
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A Mariupol i Servizi di intelligence ucraina cercarono di di mettere in atto un piano per liberare l'acciaieria Azovstal. Che però fallì a causa del numero ridotto di mezzi a disposizione e a causa di un pesante attacco russo che bloccò l'avanzata del battaglione. Il tentativo di irrompere militarmente a Mariupol e sbloccare la situazione dell'acciaieria Azovstal, accerchiata e bombardata dall'esercito russo, fu organizzato dai Servizi di intelligence dopo alcune settimane di assedio. Lo ha raccontato una fonte qualificata alla pubblicazione Ucraine Truth, riportata da Unian. Sotto il comando generale della Gur, un'unità militare è partita dal distretto sud-orientale di Huliaipil verso Mariupol per irrompere in città. Il gruppo di assalto era composto anche da militari dell'esercito e combattenti del reggimento nazionalista Azov. Secondo la fonte, inizialmente era previsto che l'unità avrebbe ricevuto carri armati, veicoli corazzati e oltre 80 soldati, ma quando è arrivato il momento di entrare in azione c'erano a disposizione solo pochi carri armati, veicoli da combattimento di fanteria e veicoli corazzati per il trasporto di circa 20 persone. Nonostante ciò, l'unità si è spostata verso Mariupol. Dopo circa 10-15 chilometri un pesante attacco russo ha bloccato l'avanzamento del gruppo costringendolo alla ritirata. 

A Mariupol «centinaia di corpi sotto gli edifici»

Intanto da Mariupol arriva la denuncia di centinaia di corpi trovati tra le macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti russi. «È una carovana di morte senza fine, dove tra i 50 e i 100 corpi per ogni caseggiato vengono recuperati da sotto le macerie. Non ci sono parole. Solo rabbia».

I prigionieri trasferiti in Russia

L'ora della verità si avvicina per i militari ucraini che hanno difeso fino all'ultimo Mariupol sotto i tunnel dell'Azovstal. Oltre mille, tra i soldati ed «i mercenari stranieri» che alla fine si sono arresi, sono stati trasferiti in Russia per essere interrogati: potrebbero essere scambiati con prigionieri in mano a Kiev, oppure essere condannati per crimini di guerra, rischiando fino alla pena di morte. Non è chiaro se tra loro ci siano i membri del Battaglione Azov, considerati da Mosca il nemico numero uno, simbolo di quell'Ucraina da «denazificare». Lo scorso 20 maggio quasi 2.500 combattenti ucraini si erano consegnati al nemico dopo quasi tre mesi di resistenza nell'acciaieria della città martire.

Oltre un migliaio, adesso, sono stati trasferiti in Russia per «indagini», ha spiegato una fonte di sicurezza di Mosca, aggiungendo che «le forze dell'ordine stanno lavorando con loro». Circa un centinaio, inclusi «mercenari stranieri», si trovano nella capitale, altri arriveranno in seguito. La loro sorte è appesa un filo. La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, in un briefing con la stampa, ha affermato che le forze ucraine continuano a bombardare gli insediamenti del Donbass controllati dai filo-russi, colpendo anche abitazioni, e usano i civili come scudi umani.

 

«Tutti questi crimini di guerra - ha avvertito - saranno scrupolosamente indagati e i responsabili puniti». E proprio i soldati barricati nell' Azovstal sono stati ripetutamente accusati da Mosca di impedire l'evacuazione dei civili dai tunnel per proteggersi. Un'altra strada, seguita sotto traccia dalle due parti in conflitto, è quella dello scambio di prigionieri, come è già accaduto in diverse occasioni durante la guerra. È questa la speranza a cui si aggrappano i difensori di Mariupol. A partire dai miliziani di Azov, gli irriducibili di Mariupol, considerati da Mosca un «battaglione nazista». I separatisti vorrebbero portarli tutti davanti a tribunali speciali. Nella peggiore delle ipotesi rischiano la pena di morte. Come i due mercenari britannici già sotto processo per aver combattuto nel Donbass al fianco di Kiev.

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