Il Pentagono rilancia il nucleare: nuove testate «come deterrente per Russia e Cina»

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Donald Trump, come promesso in campagna elettorale, rilancia la produzione di armi nucleari, pronto a dare il via libera alla realizzazione di due nuovi ordigni "a basso potenziale". L'obiettivo dichiarato è non solo contrastare i pericoli che arrivano dalla Corea del Nord, ma anche avere un deterrente in più verso Russia e Cina. Due Paesi che vengono esplicitamente considerati come una potenziale minaccia, al pari dell'Iran. Ad illustrare la nuova "dottrina" sono i vertici del Pentagono, dopo aver portato a termine la revisione del Nuclear Plan varato nel 2010 da Barack Obama. E la risposta di Mosca, che si dice «profondamente delusa», non si è fatta attendere: «Siamo pronti a reagire di fronte all'impressionante grado di ostilità e all'orientamento anti-russo di questo documento». Il rischio è quello di una escalation, con il Cremlino che minaccia a sua volta l'adozione di «tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dalla Russia».

La revisione ordinata da Trump non è comunque un totale rovesciamento del programma varato nell'era Obama. Perché se da una parte la nuova strategia supera quel piano, puntando ad aumentare le opzioni nucleari a disposizione, dall'altra c'è di fatto una continuità con la precedente amministrazione. Trump infatti per ora rinuncia a quella svolta che ha più volte annunciato: tornare ad espandere l'arsenale nucleare aumentando il numero complessivo delle armi atomiche in possesso degli Usa. Una decisione che aprirebbe la strada ad una nuova vera e propria corsa agli armamenti, dopo decenni di sforzi contro la loro proliferazione. Anche nel discorso sullo stato dell'Unione il presidente americano non ne ha fatto più cenno, mettendo per ora la questione in soffitta. E una conferma della frenata del tycoon su questo fronte è il fatto che la nuova dottrina non sconfessa il trattato Start, l'accordo con Mosca fortemente voluto da Barack Obama nel 2010 per proseguire lo sforzo di riduzione delle armi di distruzione di massa. Questo nonostante Trump abbia più volte attaccato la Russia per presunte violazioni dell'intesa.

Alcuni osservatori fanno anche notare come già l'amministrazione Obama prevedeva un ammodernamento dell'arsenale nucleare Usa. Anche se l'ex presidente non ha mai dato il via libera alla costruzione di nuove armi. Ora invece il Pentagono è pronto a sviluppare nuovi missili balistici e missili cruise su cui montare testate nucleari a basso potenziale che possono essere lanciate da sottomarini. Un chiaro messaggio teso a scoraggiare l'uso di armi simili da parte di Paesi come Russia e Cina, accusati di dotarsi di nuovi missili. E alla cui minaccia difficilmente Washington potrebbe rispondere con le 'superbombè atomiche. La nuova dottrina conferma inoltre il diritto degli Stati Uniti di utilizzare per primi la bomba atomica in «circostanze eccezionali». Circostanze il cui spettro viene allargato alla necessità di rispondere ad attacchi anche «non nucleari» ma altrettanto devastanti, come quelli condotti con armi chimiche o batteriologiche o cyberattacchi in grado di paralizzare le reti delle tlc, di internet, dell'energia. I costi del piano di ammodernamento delineato dall'amministrazione Trump sono stati stimati in 1.200 miliardi di dollari in 30 anni.
Sabato 3 Febbraio 2018, 08:12 - Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio, 14:45
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COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2018-02-03 16:52:52
Avanti tutta! Così si crea il lavoro specializzato. Altro che pensionati, clandestini e reddito di cittadinanza.
2018-02-03 10:21:22
Bad to the Boone (G.Thorogood). Il suo discorso sullo stato dell’unione ha segnato una svolta, ora è la volta dei consiglieri militari, i generali dei Marine: pragmatismo e gestione della minaccia, Doug Rozendaal, il pilota responsabile dei voli commemorativi del DC 3 che aveva preso parte al D-Day nel 1944, di nome (l’aereo) That’s All, Brother, citato dal NYTimes: “non è un aereo, è una specie di persona”, l’apologia di una vittoria tuttavia condivisa con gli alleati, la paura di un asse Cina-Russia, una minaccia coreana da non sottovalutare, le elezioni in Germania e in… e una guerra fredda latente che non dorme mai, un problema interno con l’FBI, una pseudo apertura ai Democratici, e i falchi repubblicani tornano a parlare e poi una “Dottrina Trump”, the Hall of Fame di ogni presidente, Obama non l’ha avuta, e si riparte con la paura come un fuocherello da tenere acceso e per l’Italia? Magari un potenziamento delle basi esistenti, un altro dispiegamento missilistico: la Russia è vicina in effetti, forse Di Maio del Movimento torinese nella Situation Room del Pentagono come consulente strategico dell’Alleato (Giggì what’s on?)

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