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Ucraina, intervista al generale Luigi Chiapperini: «La Russia non riesce a sfondare, riorganizzare le truppe scelta obbligata»

Domenica 1 Maggio 2022 di Mariagiovanna Capone
Ucraina, intervista al generale Luigi Chiapperini: «La Russia non riesce a sfondare, riorganizzare le truppe scelta obbligata»

Secondo l'intelligence britannica, Mosca «è stata costretta a fondere e ridispiegare unità fiaccate ed eterogenee dalle avanzate fallite nel Nord-Est dell'Ucraina» e «molte di queste unità probabilmente soffrono di un morale indebolito». Ne abbiamo parlato con il generale Luigi Chiapperini, ex comandante dei contingenti Nato e Onu in Kosovo, Libano, Afghanistan, ex allievo della Nunziatella e attualmente membro del Centro Studi dell'Esercito.

Generale, è una buona mossa riunire truppe che hanno subito sconfitte così pesanti?
«Un'area interessata è quella di Sumy, città dalla quale partiva una delle direttrici di attacco verso la capitale Kiev e dove non ci sono più forze russe. Un'altra è Kharkiv, dove da subito i russi hanno incontrato difficoltà e stanno ancora tentando di sfondare. Il mancato raggiungimento del principale scopo dell'attacco a Kiev ha fatto ritirare quasi tutte le forze russe dal Nord e dal Nord-Est rendendo quel quadrante di secondaria importanza con conseguenti difficoltà tattiche sul terreno. La gravitazione delle forze e del fuoco è stata spostata a Sud, ridislocando unità in quei settori dove si sta esercitando il massimo sforzo. La decisione di riordinare le forze, alimentarle e impiegarle dove necessario, risulta una scelta obbligata che può diventare un punto di forza o debolezza a seconda dell'efficacia di questa riarticolazione. In effetti, in alcune di queste aree i russi stanno ottenendo alcuni successi e, tra l'altro, non hanno ancora impiegato tutti i reparti disponibili».

L'intelligence inglese parla anche di «morale indebolito» tra i russi.
«I soldati che dovessero operare con un morale basso per lunghi periodi sono destinati a soccombere. Per quelle unità che non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati nel Nord, la situazione descritta da alcuni analisti è possibile, ma non lo possiamo dire ancora con certezza. Ciò dipende da molti fattori, comprese anche le condizioni logistiche. In questo l'azione dei comandanti e la capacità dei loro staff risultano decisive ma potrebbero essere non sufficiente nel caso in cui le difficoltà sul terreno dovessero permanere a lungo».

Da cosa dipende questa carenza del coordinamento tattico sottolineato dagli inglesi?
«Potrebbe dipendere dalla trasformazione organizzativa che hanno subito negli ultimi anni le forze armate russe. Anziché grandi unità omogenee tipiche dell'Armata rossa dell'Urss, ora le unità di manovra chiamate BTG (Batal'onnaya Takticheskaya Gruppa, gruppo tattico di livello battaglione) sono costituite da forze composite, un mix di capacità operative concentrate ai più bassi livelli con reparti di fanteria che operano autonomamente sul terreno in ampi spazi unitamente a carri armati, reparti genio, artiglieria terrestre e contraerea e unità logistiche. Un conto è coordinare e sostenere logisticamente reparti omogenei costituiti da una sola tipologia di sistema d'arma e con una dottrina di impiego consolidata, un'altra impiegare questi BTG che negli ultimi anni hanno rappresentato una novità nelle forze armate russe, che comandanti e staff della catena di comando e controllo russa operanti in Ucraina potrebbero non aver ancora assimilato completamente. Per quanto riguarda il supporto aereo considerato da alcuni incoerente, bisogna anche tener conto della disponibilità da parte ucraina di alcuni sistemi d'arma contraerei portatili forniti dai Paesi occidentali che stanno risultando molto efficaci».

Secondo l'aggiornamento dell'Institute for the Study of War (Isw) americano, le forze di Kiev si stanno difendendo con tenacia nell'Ucraina orientale. Su Izyum pare ci sia uno stallo russo dovuto proprio alla bravura tattica degli ucraini.
«I motivi che stanno alla base delle scelte operative dei comandanti sono tanti ma per semplificare si basano essenzialmente sulla tipologia delle forze sul terreno e sulla loro consistenza numerica. Con forze scarse e poco mobili l'unica scelta è quella di trincerarsi, sfruttare gli ostacoli naturali e artificiali e cercare di fermare così l'attacco del nemico. Con forze più mobili e con la disponibilità di mezzi protetti, letali e mobili come i carri armati o mezzi da combattimento della fanteria con armi controcarro, l'avanzata dell'avversario può essere bloccata o quanto meno rallentata con una azione manovrata fatta di contrattacchi. Sembra appunto che gli ucraini siano in grado, almeno localmente, di condurre tale tipo di azione proprio nell'area di Izyum che risulta di fondamentale importanza per i russi in quanto se riuscissero a penetrare verso Sud da quella città circonderebbero tutte le unità ucraine operanti contro il Donbas in un sacco per loro letale».

Secondo lei come proseguirà il conflitto in vista anche del 9 maggio?
«Entro il 9 maggio i russi potrebbero completare la conquista di Mariupol, rafforzarsi in Donbas e premere su Odessa. A quel punto credo che possano aprirsi due possibili scenari: il primo con i russi soddisfatti e gli ucraini che accettano lo status quo; il secondo che vede i due contendenti non cedere e proseguire nello scontro facendo rivivere al mondo il canovaccio già scritto settanta anni fa in Corea. A quel punto dovremo abituarci ad assistere a una guerra più o meno guerreggiata e più o meno lunga proprio alle nostre porte». 

Ultimo aggiornamento: 2 Maggio, 07:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA