GIORGIA MELONI

Centrodestra, comunali e referendum: alle urne rischia di esplodere

Lunedì 7 Febbraio 2022 di Marco Conti
Centrodestra, comunali e referendum: alle urne rischia di esplodere

Matteo Salvini, dopo averne constatato il cattivo stato di salute, elenca gli appuntamenti mancati dalla coalizione. Per constatare se la regola del non c'è due senza tre ha ancora un senso, occorre attendere poco. All'orizzonte c'è un nuovo appuntamento elettorale amministrativo e, forse prima, un corposo passaggio referendario che, Consulta permettendo, comprende anche i quesiti sulla giustizia sui quali la Lega ha raccolto le firme insieme ai radicali di Maurizio Turco. 

Nella Lega le speranze di ricomporre il puzzle dell'alleanza sono legate a questi due appuntamenti e infatti Salvini dà un anno al centrodestra per ricomporsi. Anche se le amministrative di primavera non riguardano le metropoli del Paese, alle urne vanno comunque un migliaio di comuni con 25 capoluoghi di provincia e 4 di regione (Genova, L'Aquila, Catanzaro e Palermo). In Sicilia si voterà invece in autunno per le regionali. Subito dopo la sconfitta subita nell'ultimo turno amministrativo in città importanti, come Roma, Milano e Napoli, Salvini promise che la coalizione si sarebbe messa subito al lavoro per scegliere i candidati migliori, ma tutto tace e sinora si è preferito lasciare ai territori la ricerca dei candidati a sindaco, così come la conferma o meno degli uscenti. Ma se nessuno ormai dà per scontato nulla, anche nella Lega non viene dato per certo l'appoggio in Sicilia a Nello Musumeci che qualche giorno fa ha incontrato Giorgia Meloni, che considera «naturale la ricandidatura di Musumeci alla presidenza della regione Sicilia». Immediato lo stop di Gianfranco Miccichè, L'azzurro nell'Isola è da anni il vero plenipotenziario berlusconiano e ha respinto l'annuncio di Musumeci parlando di una nuova «fuga in avanti» riferendosi a quella di quattro anni fa: «Fu accettata dal centrodestra che però non fu facile rimettere insieme». Il motto di Miccichè è che «il candidato sarà scelto dalla coalizione», ma ad ottobre era stata FI, insieme a Iv e a Sicilia-Futura a presentare un'alleanza che, in vista delle regionali, dovrebbe avere il renziano Davide Faraone candidato per Palazzo dei Normanni. 

Prevalendo il fai da te è possibile che la Lega decida di cambiare cavallo a Verona, riproponendo Flavio Tosi o che a L'Aquila si apra una dura contesa qualora l'uscente Pierluigi Biondi (FdI) preferisca puntare il prossimo anno su Montecitorio. C'è quindi da attendersi che le schermaglie tra i partiti assumano nelle prossime settimane valenza nazionale.

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Molto più vicina è la partita referendaria. Tra una decina di giorni inizierà di fatto la campagna elettorale sugli otto quesiti. Il 15 del mese, la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla loro ammissibilità. 

Sei sono sulla giustizia (responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriere, custodia cautelare, abolizione della legge Severino, raccolta firme per i magistrati che si candidano al Csm, valutazione dei magistrati). Gli altri due riguardano l'eutanasia attiva e la cannabis libera sui quali la Lega è contraria ma che potrebbero però rappresentare il volano per raggiungere il quorum dei votanti. Lo scontro nel centrodestra c'è già stato al momento della raccolta delle firme. FdI si è smarcata dalla Lega sia sull'abrogazione della legge Severino che sui limiti in più da porre alla custodia cautelare. Forza Italia ha invece invitato a firmarli tutti, così come i centristi dell'Udc di Cesa. Ma più che nel merito, la battaglia referendaria rischia di trasformarsi in battaglia politica. Ovvero in una sorta di referendum su Salvini che le sei battaglie se le è intestate a tal punto da smuovere cinque consigli regionali. 

Le parole di Sergio Mattarella sul tema giustizia unite allo stallo che si registra in questi giorni sulla riforma del Csm e sul meccanismo di valutazione del lavoro dei magistrati, potrebbero mettere il turbo alla consultazione e spingere i quesiti oltre il quorum, soprattutto se il centrodestra marcerà unito. Salvini lo considera «il banco di prova del cosiddetto centrodestra». Spera che «nessuno si smarchi perché le firme qualcuno le ha raccolte e qualcun altro no». Una prova per la coalizione, ma soprattutto per Salvini il trampolino dal quale rilanciare il Carroccio e la sua leadership che - sottolineano a via Bellerio - «FdI bombarda costantemente. Più di quanto faccia con Pd e M5S». «Vedremo se andremo da soli», è la risposta piccata della Meloni che boccia anche la proposta salviniana di costruire insieme un partito repubblicano sulla forma di quello americano che però sottolinea «negli Usa non si allea con i democratici».

Ultimo aggiornamento: 11:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA