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ENRICO LETTA

Pd, tra la via Emilia e il profondo Nord: come è cambiato il voto per i dem

Martedì 28 Giugno 2022 di Giovanni Diamanti
Pd, tra la via Emilia e il profondo Nord: come è cambiato il voto per i dem

C’è un fattore, nella geografia elettorale del Paese, che sicuramente più di molti altri racconta gran parte degli insuccessi collezionati del centrosinistra nella storia repubblicana: la sua strutturale debolezza nel Nord Italia, appannaggio un tempo dei socialisti e, dagli anni ‘90 in poi della Lega prima e di Berlusconi poi. 

Proprio per questo, i ballottaggi di domenica, in linea con i risultati del primo turno di due settimane prima, consegnano ai progressisti qualche speranza e prospettiva in più. Il dato di Tommasi a Verona è di certo il più eclatante (in una città tradizionalmente vicina al centrodestra), ma al primo turno Lodi aveva sorprendentemente cambiato colore con un sindaco venticinquenne, mentre Padova aveva visto una vittoria dai margini enormi del sindaco Sergio Giordani. I secondi turni di domenica scorsa hanno ulteriormente accentuato la tendenza, con le vittorie del centrosinistra a sorpresa ad Alessandria e Monza, la vittoria a Piacenza contro la sindaca uscente, il trionfo di Cuneo e Parma, città in cui l’ultima vittoria del centrosinistra è stata di 24 anni fa.

Non solo: a sorprendere è anche il magro risultato della Lega, crollata in moltissime tra le proprie roccaforti. Non è, o almeno non è ancora, il tramonto del progetto di “Lega Nazionale”, ma il campanello d’allarme è evidente e la leadership di Salvini potrebbe essere quantomeno discussa. Il centrosinistra, quindi, si ritrova all’improvviso competitivo al Nord, per di più alla vigilia delle elezioni politiche. Certo, il voto amministrativo è altra cosa rispetto al voto politico: si votano i candidati, più che i partiti, come testimonia il risultato di Tommasi nella storicamente conservatrice Verona, e i Dem sono generalmente più a proprio agio nelle competizioni locali, nelle quali hanno in diverse occasioni messo in campo efficaci armi “civiche”. 

Le liste civiche sono state, infatti, un valore aggiunto per buona parte dei candidati vincenti del centrosinistra, permettendo di andare oltre il recinto dei voti di appartenenza, e valorizzando le figure dei leader locali. 

Non è automatico né facile trasferire questo tipo di consensi dalle elezioni amministrative alle elezioni politiche, anzi: raramente questo obiettivo è stato raggiunto in passato. Tuttavia, queste elezioni porteranno al centrosinistra una nuova classe dirigente nei territori, spendibile in futuro anche in ottica nazionale.
Negli ultimi trent’anni, si è parlato spesso di un “partito dei sindaci”: i primi cittadini come motore di una rinascita del centrosinistra italiano, più vicino alle istanze territoriali, più concreto, meno ideologico. Poi, alla prova dei fatti, in molte occasioni si sono valorizzati solamente i sindaci delle grandi città, senza dare il giusto spazio, e senza fare il giusto investimento, su figure più giovani che amministrassero nell’Italia profonda. L’Italia che molto spesso ha voltato le spalle ai Democratici. Pur senza enfatizzarne troppo il risultato, non si può quindi neppure liquidare questa elezione come «un semplice test locale»: dietro i risultati, c’è una evidente tendenza positiva per il centrosinistra in tutto il Nord Italia. Non basta a creare un automatismo con una maggiore competitività in vista delle politiche, ma è un segnale da non trascurare. O meglio, da assecondare: la chiave per raggiungere il consenso nel Nord, per il Pd, sono proprio i sindaci.

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