Conte l'ex populista diventa avvocato delle 2 sinistre. Quel grido: «Venduto!»

ARTICOLI CORRELATI
di Mario Ajello

Populista io? No. Addirittura «orgogliosamente populista», come si definì in occasione del Conte 1? Meno che mai. Ora è l'Avvocato delle sinistre. Davanti a lui, per lui, con lui - mentre dai banchi della Lega gli gridano: «Traditore», «Venduto», «Riciclato», «Giuda» e lui attizza la rissa e la usa - va in scena nell'unione degli applausi rosso-gialli la rappresentazione di un mini compromesso storico. Suvvia, Aldo Moro non c'entra anche se in piccolo è un pugliese anche il Bisconte. Il connubio, nell'aula-arena dove il presidente Fico annaspa e quasi singhiozza nello scontro e un lumbard alza una sedia e facendo il gesto di volerla tirare verso il premier grida: «Solo alla poltrona pensi!», è quello tra il democraticismo progressista del Pd, con tutto il suo impasto di cattolicesimo o di catto-comunismo, di laburismo e di diritti sociali, di europeismo e di «riformismo (parola tornata di moda e sulle labbra del Bisconte soppianta il populismo o la difesa del sovranismo che egli faceva coincidere con patriottismo ma adesso blehh...), e la retorica post-novecentesca e anti-novecentesca del grillismo. Tutta green economy, stop alle trivelle e Bergoglio e Greta (nel pantheon del Conte 2 spicca questa coppia da Laudato Si), sogno benecomunista («Subito la legge per l'acqua pubblica») venata da anti-capitalismo (la «revisione» del sistema delle concessioni significa punire Autostrade) e anti-casta («Subito il taglio del numero dei parlamentari»). Ecco, prima ancora che politico «il nostro è un progetto culturale», annuncia Conte. E il demo-pentastellismo aspira a diventare un canone inverso, una narrazione opposta, la contro-rivoluzione della rivoluzione conservatrice di Salvini.

Governo Conte bis, la mossa del premier per dare un'anima alla nuova coalizione

UMANISTI E HATERS
Ma il vero collante del tutto non è, come si vorrebbe far sembrare, il «nuovo umanesimo»: sta invece nell'astuta costruzione, da parte di Conte, del bersaglio utile a sorvolare sulle differenze tra ex nemici che si scannavano diventati neo-alleati per uno stato di necessità e a farli convergere sulla lotta all'uomo nero. Salvini è l'avvelenatore, il «vero poltronista», il fanfarone ebbro del «frastuono dei suoi proclami roboanti e inutili». E' il fellone e l'assente: «Bisogna prendere parte a tutti i consigli europei. Proprio a tutti. E arrivarci preparati». «Elezioni! Elezioni!», urlano, insieme ai Fratelli d'Italia, i salvinisti scatenati. E i grillo-dem appena Conte attacca l'Uomo Nero scattano nella standing ovation. Se l'anti-berlusconismo fu collante efficace, l'unico del vecchio centrosinistra, stavolta l'anti-salvinismo ne diventa subito il sostituto. «Ma tu firmavi il decreto sicurezza con luiiii!!!», grida uno. E lui: «Voi non mi avete aiutato quando governavamo insieme». «Bibbiano! Bibbiano!», è il coro che parte.
E pensare che il Bisconte, mostrando di aver letto l'«Elogio della mitezza» di Bobbio, si era presentato come il pacificatore dell'abbassate i toni, pacatezza mi raccomando e via così, ma poi proprio lui rovescia lo spartito. E sale in vetta al muro contro muro. Mostrando che il flauto non gli serve più e sceglie la tromba: «Volevate le elezioni. Irresponsabili!». «Sììì!», urla una parte dell'emiciclo. «Sciacquati la bocca quando parli di noi!», s'infuria il lumbard Zoffili.
 


Fuori, la prima piazza dell'opposizione fa fuoco e fiamme e dentro il Palazzo c'è Conte 2 che tra uno scontro e l'altro con i gli avversari, cementa il fronte degli amici. E gli serve Hannah Arendt la quale «diceva che in politica esistono giudizi e pregiudizi. E il premier loda grillini e dem che «hanno saputo superare i reciprochi pregiudizi». Ammesso che non rispuntino in corso d'opera. Nel connubio tra le due sinistre, il celebrante e simbolo - il CamaleConte che ha tolto il verde e lo ha ricoperto di rosè e dice a se stesso e agli altri tra gli schiamazzi d'aula: «Superiamo il passato» - chiede alle parti di spogliarsi di certi fardelli. Dai 5 stelle pretende addirittura la rinuncia a ciò che li ha resi pop ma non ha certo contribuito a fare migliore l'Italia: «Serve un uso responsabile e non forsennato dei social». Servirebbe anche un uso non eccitato anche delle istituzioni, e invece ieri - e oggi in Senato dove si terrà lo scontro quasi fisico tra l'avvocato ex populista e il Capitano inferocito - hanno stravinto gli haters. E chissà che cosa ne pensa il pubblico da casa.
 
Martedì 10 Settembre 2019, 07:34 - Ultimo aggiornamento: 10-09-2019 08:32
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP