GIUSEPPE CONTE

Crisi governo, M5S a rischio implosione. E cresce la tentazione di sacrificare Bonafede

Martedì 26 Gennaio 2021 di Mario Ajello
Crisi governo, M5S a rischio implosione. E cresce la tentazione di sacrificare Bonafede

«Di Conte non ne posso più. È sacrificabilissimo». Ecco il mood di molti parlamentari nell’assemblea di ieri notte. Il timore che lui faccia il partito e io resti fuori, la paura che si vada alle urne e io non ritorno in Parlamento, sono i pensieri fissi del grillino medio. Ma anche del grillino top. Non muoio per Giuseppe ma non muoio neppure per Bonafade. Ecco la foto dell’esplosione 5 stelle, mentre il capo politico - Vito Crimi - non fa che ripetere: «Con Conte fino alla fine!». «Questo lo dice lui», confidano big e peones stellati mentre si avviano alla mega riunione modello ultimo valzer sul Titanic e si salvi chi può.  

È in gioco la prosecuzione della legislatura, cioè dello stipendio. E M5S non è affatto «più unito che mai», come vorrebbero far credere i vertici. Chi vuole mollare Bonafade pur di salvare se stesso. Chi non vuole morire per Renzi ma spera di sopravvivere con i renziani. Chi, per evitare le elezioni, sposerebbe Berlusconi, le larghe intese, il governo di unità nazionale, Draghi o Cottarelli o Cartabia o anche Mazinga o magari Fanfani (se fosse ancora vivo) o la Boschi (sempre di aretini di tratta), pur di non tornare a casa dalla moglie (o dal marito) disoccupata/o. 

Chi mastelleggia. Chi evviva i Responsabili e chi abbasso i Responsabili. E Conte? Va bene, ma anche no. Al fianco del premier fino alla fine, come ha annunciato il capo politico Crimi ma chissà chi rappresenta, e però anche senza Conte si può fare e va bene tutto pur di evitare il voto che azzererebbe i 5 stelle e ne riporterebbe meno della metà in Parlamento. Quel che dice il deputato Andrea Colletti non lo dice soltanto lui: «Nel governo Conte 2, Bonafede ha fatto molto poco e qualcosa è stato fatto anche male». 

Ecco, in vista del Conte Ter, se mai ci sarà, una parte dei 5 stelle vuole fare fuori il capodelegazione Bonafede - di cui Di Maio ha postato una foto di abbraccio e di concordia assoluta e tra lui e il Guardasigilli ma chissà - e cerca di eliminare anche Fraccaro, sottosegretario a Palazzo Chigi, considerato improduttivo da gran parte del movimento. C’è una guerra di sopravvivenza nei 5 stelle ma anche un tentativo di far fuori i privilegiati che hanno avuto un posto al governo e di subentrargli perché una poltrona - come la rosa della famosa poesie - è una poltrona e meglio che sia io ad occuparla piuttosto che tu.  

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Se Bonafede non fosse più ministro non cambierebbe nulla, è l’opinione di tanti. Un modo per invitare la destra anti-giustizialista ad entrare nell’eventuale Conte Ter o a condividere un post-Conte di larghe intese partendo dal sacrificio di Bonafede? C’è chi come Emilio Carelli è per l’unità nazionale. E non è il solo. C’è il senatore Primo Di Nicola che osserva: «La maggioranza non può essere garantita dall’adesione di questo o quel senatore disposto a voltare gabbana. E con le opposizioni si valuti la possibilità di arrivare ad un accordo bipartisan per nuove regole elettorali che garantiscano, oltre la rappresentatività, anche la governabilità». 

Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri, vorrebbe che M5S si immolasse sull’altare di Bonafede e grida: «No a Renzi e sì ai renziani, che sono le prime vittime di Renzi, per ripartire». E Crimi ha incontrato la squadra di governo M5S. Ma tanto Conte rassegna le dimissioni nelle mani di Mattarella. Ed è tutto da rifare. C’è chi cerca di entrare nella nuova squadra di governo, se Conte succederà a se stesso, e chi spera di entrare nella lista di Conte, ossia nella good company e non nella bad company vetero-stellata, se si andrà al voto. «Ci entro io e non ci entri tu nel partito dell’avvocato», questa la nuova battaglia tra grillini, mentre il Titanic Italia sta affondando e si salvi chi può. 

Ultimo aggiornamento: 07:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA