Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

MARIO DRAGHI

Draghi: più gas da Algeri, così rispondiamo a Putin. Subito tre miliardi di metri cubi di metano per l'Italia

Accordo raggiunto. Il premier: «Dobbiamo difendere imprese e cittadini dalle conseguenze della guerra»

Lunedì 11 Aprile 2022
Draghi: «Accordo con l'Algeria su energia e gas. Oggi risposta significativa a dipendenza dalla Russia»

 «Una risposta significativa» all’obiettivo strategico «di ridurre la dipendenza dal gas russo». È quella fornita ieri da Mario Draghi che, in visita ad Algeri, ha annunciato la firma di un accordo di collaborazione con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune. Un’intesa ampia il cui perno è una partnership tra Eni e Sonatrach (il colosso petrolifero controllato dal governo algerino) per l’aumento del 50 per cento delle esportazioni di gas naturale verso l’Italia

 

 

Draghi: più gas da Algeri, così rispondiamo a Putin

Vale a dire per il passaggio dai 21 miliardi di metri cubi di gas importati nel 2021 (il 21% del nostro import, contro il 40% russo), a circa 30. Quasi 10 miliardi di volumi aggiuntivi che saranno garantiti solo in parte entro la fine del 2022 - 3 miliardi subito, il resto entro il 2023 e poi un flusso costante - attraverso il gasdotto Transmed che collega le coste nordafricane a quelle di Mazara del Vallo in Sicilia. «Il Governo - ha spiegato il premier - vuole difendere i cittadini e le imprese dalle conseguenze del conflitto».
Un’iniziativa determinante per emanciparsi da Mosca, le cui basi sono state gettate più di un mese fa. Era il 28 febbraio - quattro giorni dopo il via all’invasione in Ucraina - quando volò per la prima volta in Algeria il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (presente ieri assieme al ministro della Transizione Roberto Cingolani e all’ad di Eni Claudio Descalzi, per siglare formalmente l’accordo). 

 

 

 

 

 

 

 

DO UT DES
 

Sullo sfondo però c’è l’idea di un rapporto commerciale che non si limita al gas. «L’Italia è pronta a lavorare con l’Algeria per sviluppare energie rinnovabili e idrogeno verde - ha spiegato Draghi - Vogliamo accelerare la transizione energetica e creare opportunità di sviluppo e occupazione». Ma si è parlato anche di agroalimentare, elicotteri, «dell’idrico nel deserto, di aumentare la produzione di grano, di costruzioni di navi da pesca d’altura». Un do ut des. Uno scambio possibile non solo grazie alle «radici profonde» del rapporto tra i due Paesi, che affondano nella visita del presidente Sergio Mattarella dello scorso novembre, in figure storiche come il fondatore di Eni Enrico Mattei e nella rispettata comunità italiana che vive ad Algeri (Draghi l’ha incontrata nel tardo pomeriggio assicurandogli il sostegno del governo, prima di cenare con Tebboune e ripartire alla volta di Roma). 

 

 

ACCORDO

Quanto soprattutto - ma meno simbolicamente - nel fatto che l’Algeria ha alcune urgenze che paiono combaciare con gli interessi italiani. All’ordine del giorno ad Algeri c’è la revisione dei rapporti con la Spagna (con cui è in corso uno scontro diplomatico per il riconoscimento del Sahara occidentale da parte del Marocco) e il ridimensionamento della dipendenza economica dall’estrazione di gas. Il primo punto è quasi uno scambio alla pari. Prima della crisi Madrid stava trattando un aumento delle forniture di gas con l’Algeria. Per quanto riguarda il secondo punto invece, la questione risiede nelle disponibilità delle riserve di gas algerino. Quelle in uso vanno esaurendosi e Algeri ha bisogno di nuove esplorazioni e di differenziare il proprio mix energetico investendo sulle rinnovabili (il governo ha varato un progetto per raggiungere entro il 2035 una capacità produttiva fotovoltaica di 15mila megawatt). Settori in cui Eni è all’avanguardia e supporterà Sonatrach. L’opportunità per le aziende italiane è ghiotta. Anche perché la Penisola potrebbe diventare la sponda europea d’approdo del Tgsp, la condotta che connetterà Nigeria ed Europa passando per l’Algeria. Chissà che Draghi, parlando agli italiani d’Algeri, non si riferisse a questo: «C‘è la possibilità che i Paesi del sud dell’Europa con le connessioni che hanno con la sponda meridionale del Mediterraneo possano diventare hub di energia elettrica, prodotta da rinnovabili, e gas». O anche il petrolio, di cui anche Algeri - parte del cartello petrolifero Opec - è ricca (proprio all’Opec ieri la Ue ha chiesto di aumentare le consegne). 
I progetti sono tanti e infatti sono pronti due nuovi appuntamenti. A fine maggio la visita di Tebboune in Italia, e poi il quarto Vertice Intergovernativo che si terrà ad Algeri il 18 e 19 luglio. Non solo. Nel «ne seguiranno altri», in riferimento ai passi per ridurre la dipendenza russa, con cui Draghi ha chiuso una parte dell’intervento al palazzo presidenziale c’è l’indizio che quello di ieri è l’inizio di un “percorso africano” che ad aprile porterà il premier in Mozambico, Congo e Angola.

 

 

Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 10:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA