Ilva, oggi il vertice Conte-Mittal: «Ora ritirino il recesso, gli esuberi vanno dimezzati»

Venerdì 22 Novembre 2019 di Alberto Gentili
Ilva, Conte oggi incontra i Mittal: «Ora ritirino il recesso, gli esuberi vanno dimezzati»

ROMA «Domani con il signor Mittal sarò chiaro. La trattativa riparte solo a condizione che gli indiani rinuncino al recesso dal contratto e che la smettano di chiedere 5 mila esuberi». Giuseppe Conte, davanti ai ministri chiamati a discutere del Cantiere Taranto, ha anticipato quanto andrà a dire questa sera a Lakshmi Mittal e al figlio Aditya. E ha aggiunto: «Domani comincia solo un negoziato, l'incontro non sarà risolutivo».

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Insomma, il premier fissa le condizioni. Vuole che il gruppo franco-indiano ritiri l'istanza di recesso dal contratto stipulato appena un anno fa. E in questo senso dall'azienda sono arrivate rassicurazioni. In più chiede garanzie sia sul piano occupazionale e industriale, sia sul progetto per il «risanamento ambientale».

Con un impegno, illustrato ai ministri, «di procedere a passo veloce verso la decarbonizzazione dell'acciaieria»: «C'è un progetto europeo per la transizione energetica», ha spiegato, «presto arriveranno fondi da Bruxelles come promesso dalla von der Leyen, e Snam ha fatto sapere di essere pronta a investire fino a 40 milioni su Taranto. Ecco, questo è il modo per salvare la città e riuscire finalmente a coniugare diritto alla salute e diritto al lavoro».

Conte è più cauto sulla questione dello scudo penale. Luigi Di Maio resta contrario ma non chiude e con il capo 5Stelle si è schierato il presidente della Camera Roberto Fico («non c'è alcun motivo per vararlo, è solo un pretesto»). Il Pd e Italia Viva, invece, insistono per reintrodurre la tutela: «Anche se ArceloMittal si sfilasse dovremmo rimetterla», è la linea dei dem, «neppure i commissari straordinari sono infatti disposti a lavorare senza uno scudo penale».

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Conte, tra due fuochi, la mette così: «Se la trattativa riparte davvero e se i Mittal ci diranno che la tutela penale è per loro indispensabile, cosa che non hanno fatto nel primo incontro quando parlarono per giustificare il recesso solo di crisi industriale, allora esamineremo il modo per varare lo scudo». E la soluzione, digeribile per i 5Stelle, sarebbe quella di varare un decreto che interpreti l'articolo 51 del codice penale e lo renda applicabile a tutte le aziende che devono procedere a un piano di risanamento ambientale. «Norme ad aziendam noi non ne facciamo», puntualizza il ministro dello Sviluppo economico, il grillino Stefano Patuanelli.
Le altre concessioni cui è pronto il governo sono quelle note. Per evitare l'addio di ArcelorMittal, che renderebbe necessario un prestito ponte di almeno 400 milioni, il ritorno alla gestione commissariale e l'indizione di una nuova gara dove sarebbe necessario individuare un nuovo partner industriale al posto del gruppo franco-indiano, Conte e il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri sono disposti a rivedere il canone di affitto degli stabilimenti, a offrire garanzie sull'operatività dell'altoforno 2 e a prendere in carico 2.500 esuberi. Lavoratori che, secondo le intenzioni del governo, non dovrebbero restare a lungo in cassa integrazione (è comunque previsto un fondo pluriennale da 5-10 milioni da inserire nella legge di bilancio). E dovrebbero essere «riconvertiti e reimpiegati in nuove realtà produttive nel territorio di Taranto».

IL RUOLO DI CDP
Da qui l'impegno di Cassa depositi e prestiti (che potrebbe perfino entrare in una società mista, se i Mittal insistessero per la condivisione delle perdite dell'acciaieria) con le proprie partecipate come Snam, Fincantieri e Terna disponibili a creare nuovi impianti. E da qui il Cantiere Taranto discusso in serata dal Consiglio dei ministri.
Paola De Micheli (Trasporti) ha presentato un pacchetto con investimenti per il porto e il molo della città pugliese, interventi di bonifica nell'area portuale, un piano per nuove case popolari e un altro per il collegamento ferroviario tra il porto e l'aeroporto. Patuanelli ha rispolverato il programma da 650 milioni per la rigenerazione urbana della città e dell'Area Vasta, il completamento di tutte le attività di bonifica ambientale, la valorizzazione culturale, immobiliare e paesaggistica del centro storico, etc.

Poi, sempre per aumentare la «occasioni occupazionali» per i lavoratori in esubero, Lorenzo Guerini (Difesa) ha portato in Cdm la proposta di potenziare l'attività dell'arsenale militare (cantieristica). Paola Pisano (Innovazione) il progetto per rendere «Taranto la città più digitalizzata d'Italia». Il sottosegretario alla programmazione economica, Mario Turco ha proposto il piano per investire 10 milioni (ora bloccati dal Cipe) nell'Afromed (la piattaforma agroalimentare di supporto alle aziende agricole) e del tristemente famoso (perché mai realizzato) District Park: la piattaforma logistica a supporto delle attività dell'Autorità portuale. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, si è impegnato a «rafforzare i presidi sanitari».

 

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