Manovra, altolà Di Maio a Conte: «Senza M5S non si fa niente». Torna l'asse con Renzi

Sabato 19 Ottobre 2019 di Diodato Pirone
Manovra, altolà Di Maio a Conte: «Senza M5S non si fa niente». Torna l'asse con Renzi

La manovra? «Senza il nostro voto non si va da nessuna parte». Il Movimento 5 Stelle usa la dinamite e Luigi Di Maio convoca a Palazzo Chigi, assente Giuseppe Conte, i ministri M5s per sferrare un attacco durissimo. La manovra scritta dal premier e dal ministro Dem Roberto Gualtieri viene bocciata in diversi punti, dal taglio del cuneo fiscale al tetto al contante. Il tutto avviene mentre da Bruxelles arriva il primo colpo di tosse delle istituzioni europee. «Bruxelles chiederà all'Italia chiarimenti sulla manovra del 2020», ha affermato il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis: «Dove vediamo rischi di devianza dalle regole di bilancio della Ue chiediamo a questi Paesi ulteriori chiarimenti».

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MURO CONTRO MURO
M5S reclama «un vertice di maggioranza», seguito a ruota dai renziani di Italia Viva. «L'impianto della manovra non cambia e non cambierà», ribatte invece Gualtieri, che sdrammatizza i contrasti classificati come «fisiologici». Ma il Pd non gradisce i «minacciosi» toni dei Cinque stelle e Dario Franceschini, parafrasando il detto, avverte: «Un ultimatum al giorno toglie il governo di torno».

In un braccio di ferro mai interrotto dal burrascoso Consiglio dei ministri di martedì notte, Conte prova a dare un segnale di disponibilità in mattinata da Bruxelles: «Non mi sottrarrò a ulteriori verifiche sul testo definitivo» della manovra, approvata «salvo intese». Ma nel mirino c'è il suo piano antievasione, che secondo il M5s penalizza commercianti e professionisti. E sul punto Conte non intende indietreggiare.

Anzi, rilancia. Le risorse dal contrasto «all'economica sommersa» saranno usate per abbassare le tasse: si studia di «unificare al 20% le aliquote Irpef del 27% e del 23%», svela.
Perciò fa «appello» a tutti i partiti a «fare muro» in difesa del pacchetto di norme che vanno dall'incentivo delle carte di credito alle multe per chi non installi pos, fino al calo da 3000 a 2000 euro del tetto al contante. Si può discutere, per il premier, su aspetti di dettaglio: «Ho parlato con gli operatori per azzerare o ridurre le commissioni sulle carte», annuncia. Ma «non è che ogni opinione diventa una contromanovra», taglia corto.

Matteo Renzi, lanciando la sua Leopolda «di sfida», annuncia che voterà un emendamento per cancellare quota 100. Ma quello, ribatte Conte, è «un pilastro» della legge di bilancio. Le parole del premier dovrebbero far piacere ai Cinque stelle, che hanno strenuamente difeso la misura sulle pensioni. Ma a Di Maio non basta. Per due ore in mattinata, al rientro dagli Usa, riunisce ministri e sottosegretari M5s. Tra i 5Stelle c'è chi pensa che la manovra sia troppo a trazione Pd. Sulla richiesta di modifiche Di Maio e Renzi sono dallo stesso lato della barricata e già fanno preparare emendamenti. Ma se i voti di Iv sono decisivi per la maggioranza, il M5s rivendica il proprio ruolo di primo «azionista» del governo.

Ultimo aggiornamento: 14:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA