I dubbi dei grillini sul bis di Raggi. Ruocco: è tutto ancora da definire

Venerdì 25 Settembre 2020 di Francesco Malfetano
I dubbi dei grillini sul bis di Raggi. Ruocco: è tutto ancora da definire

A colpire, stavolta, è il silenzio. Una coltre fitta è calata attorno a Virginia Raggi all'interno del Movimento 5stelle e in molti, tra deputati e senatori, non ne fanno neppure il nome. Si trincerano dietro giri di parole, evitano le domande, camminano sul filo del rasoio. L'unica certezza è che nessuno la difende più come un tempo. Non ci si sbilancia. «La palla deve passare ai territori» ripetono come un mantra lasciandosi andare solo a qualche dubbio impossibile da nascondere sotto al tappeto insieme al resto delle macerie accumulate in tutti questi anni.

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La sconfitta delle regionali è stata troppo bruciante per non pensarci. «I numeri sono quelli ovunque», confidano, così «rischiamo di andare a sbattere». «Senza Pd e solo con la sindaca non si arriva neppure al ballottaggio e sarebbe una sconfitta incredibile dopo 5 anni passati ad amministrare la città». Un marchio che sarebbe difficile scrollarsi di dosso. Per questo, prima di fare qualsiasi passo, prendono tempo. «È tutto in corso di definizione» dice ad esempio la deputata Carla Ruocco, presidente della Commissione d'inchiesta sul sistema bancario. Poco prima di raggiungere i suoi colleghi all'attesissima riunione dei parlamentari convocata per ieri pomeriggio da Vito Crimi, fa l'attendista. «Una certa parte del M5S perora la sua candidatura - dice - e non ha riscosso lo sdegno di cui si parla». Eppure, poi aggiunge, «con lei (la Raggi) non possiamo avere buoni presagi dopo le regionali».

Una posizione questa condivisa anche dal Senatore Emanuele Dessì. «La candidatura c'è - aggiunge - La situazione però è poco chiara ed eccessivamente formale. Dal punto di vista pratico non si è capito come si farà. Ma quel che è certo è che senza centrosinistra ci si fa male. Deve ripensarci perché se va da sola siamo il terzo partito». Poi anche lui: «A decidere saranno i territori, e per ora aspettiamo Luigi». Tutti sono fiduciosi che il ministro degli Esteri Di Maio riesca non solo a tenere le redini pentastellate dopo la débacle, quanto soprattutto che possa ricucire i rapporti con il territorio. Vale a dire con l'anima più frastagliata del Movimento, quella che da un lato fatica ad accettare le motivazione di governo, spingendo per una maggiore ortodossia, e dall'altro, sembra essere il cuore pulsante del M5s. Quello della gettare oltre l'ostacolo nei momenti di difficoltà.
 

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Peccato che a Roma far decidere ai territori ormai significa rassegnarsi ad andare contro la sindaca. Undici consiglieri comunali pentastellati su 23 non la appoggiano più. Cinque presidenti di commissione, di cui 2 dimissionari dal Campidoglio (guidati da Enrico Stefano, ex vice ed ex fedelissimo della Raggi), sono per trovare un nome condiviso in accordo con il Pd, l'intera area della sinistra romana e i comitati di quartiere.

Territori che una come Roberta Lombardi, capogruppo del M5s in Consiglio regionale del Lazio, conosce bene. «Per come vivo io la città - ha raccontato ieri a La Stampa - credo che Raggi non sia una candidata vincente. È un discorso pragmatico, non personale». Un po' come quelli che abitualmente fa anche il deputato Stefano Vignaroli che però, finalmente rimessosi dal Covid e pronto a tornare alla Camera, stavolta tiene l'ascia di guerra seppellita. «Non ho idea su come andrà ma con il Pd sarebbe più semplice» dice, «l'unione fa la forza però, bisogna ragionare e andare compatti».

Una coesione che però nessuno è disposto a dimostrare. E c'è anche chi racconta, sorridendo che «per fortuna la Raggi è venuta Montecitorio ieri mattina» (ha presenziato ad un evento lì accanto), perché nel pomeriggio, pur con tutti i grillini riuniti, «non avrebbe certo trovato un comitato d'accoglienza».
 

Ultimo aggiornamento: 17:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA