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GIORGIA MELONI

Reddito di cittadinanza, da Meloni a Calenda fino a Letta: ecco il programma dei partiti

Lunedì 5 Settembre 2022 di Francesco Malfetano
Reddito di cittadinanza, ridurlo o cambiarlo. Da Meloni a Calenda: ecco il programma dei partiti

Nel 2021 il Reddito di cittadinanza è costato allo Stato 8,8 miliardi di euro, eppure finora solo il 4,2% dei beneficiari ha trovato lavoro. Inevitabile quindi, che la misura sia finita al centro della campagna elettorale. Sono però lontani gli strali di chi pensava andasse cancellato del tutto. La pandemia prima e l'emergenza energetica poi, hanno dimostrato che un sussidio serve. Poi ora, con il voto alle porte e 3,5 milioni di percettori interessati, è ovvio che i toni siano ammorbiditi. In ogni caso tutti gli schieramenti politici (anche il Movimento 5 stelle) pensano a come modificarlo, ma ognuno propone la propria ricetta. E anche Giorgia Meloni - unica ad usare toni più netti contro il sussidio - sembra essersi adeguata al fare conciliante degli alleati di Lega, Forza Italia e Noi moderati. Così se la leader di FdI parla di «misura culturalmente sbagliata», Salvini propone sia mantenuto solo per chi non ha possibilità di lavorare oppure ha familiari disabili e Berlusconi - nell'intervista pubblicata ieri dal Messaggero - sottolinea di «non aver mai parlato di abolizione del reddito di cittadinanza».

A favore della rimodulazione anche l'ex capo politico del M5S Luigi Di Maio, e quello attuale Giuseppe Conte.
Idem per il Terzo polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi che pensano a irrigidire la norma, tagliando a un terzo l'erogazione già dopo il primo rifiuto di un'offerta valutata congrua (con tanto di presa in carico da parte dei servizi sociali comunali). Infine il Pd di Enrico Letta punta a sanare una distorsione, rilevata da diverse Commissioni parlamentari e indipendenti, che oggi vede i meccanismi di accesso al Reddito favorire i single piuttosto che le famiglie con figli.

Reddito di cittadinanza, ci sarà ancora? Meloni lo boccia, Pd e M5S lo difendono

CENTRODESTRA. Meloni per l’abolizione. Da FI e Lega spinta per la limitazione della platea

S e nel programma condiviso si parla apertamente di «sostituzione», le posizioni nella coalizione di centrodestra sono piuttosto composite. La Lega vuole mantenere il Reddito per chi non può lavorare (modificando gli importi per Regione in base al costo della vita locale, e affidandolo ai Comuni), assegnando invece a coloro che possono lavorare un ammortizzatore sociale e dei corsi di formazione, Forza Italia si concentra sul ridurre la platea per destinare 4 miliardi di euro alle pensioni. Giorgia Meloni parla di «abolizione» a favore di un strumento a tutela di over60, disabili e famiglie.

MOVIMENTO 5 STELLE. Rafforzarlo ancora. Ma rendendo efficiente il sistema antifrode

I l più grande sostenitore del Reddito di cittadinanza è il M5S che, non a caso, nel programma parla di «rafforzamento» della misura, salvo poi liquidarla in poche righe: «Misure per rendere più efficiente il sistema delle politiche attive. Monitoraggio delle misure antifrode». Sabato a Napoli è poi arrivata l’ennesima difesa da parte di Giuseppe Conte: «Vogliono toglierlo. È una vergogna. Continueremo a lavorare per miglioralo perché è una riforma complessa. Ma Secondo l’Istat, con questa misura abbiamo salvato dalla povertà un milione di cittadini».

CENTROSINISTRA. Requisiti più favorevoli per le famiglie numerose e gli stranieri residenti

P er il Partito Democratico andrebbero invece aumentati gli importi alle famiglie numerose (oggi svantaggiate rispetto ai single), eliminare i disincentivi al lavoro e, per favorire gli stranieri arrivati nella Penisola, ridurre il requisito minimo di 10 anni di residenza in Italia. In aggiunta, i dem vorrebbero affiancare l’estensione a tutti dei contratti collettivi più rappresentativi per migliorare la situazione salariale con l’integrazione pubblica alla retribuzione (in-work benefit) in favore dei lavoratori a basso reddito, come proposto IL CASO dalla Commissione sul lavoro povero.

TERZO POLO. Addio al sussidio dopo il primo rifiuto. E limite di due anni

I l giudizio del Terzo polo sulla misura è negativo: uno strumento «pensato male» che «ha mostrato i suoi limiti». Nel programma si chiede quindi lo stop al sussidio dopo un primo rifiuto di un’offerta congrua, un limite di due anni per trovare lavoro a cui segue la riduzione di un terzo e la presa in carico dai servizi sociali comunali. In più si chiede anche che le agenzie private possano accedere ai dati dei Centri per l’impiego e li affianchino nella ricerca di lavoro e di usare Its e scuole di formazione per riqualificare i percettor

Ultimo aggiornamento: 15:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA