Referendum, torna il leghismo nordista: la vittoria di Zaia un problema per Salvini

di Mario Ajello

dal nostro inviato
MILANO - Tutti da Matteo il lunedì mattina. Nella sede della Lega a via Bellerio, Milano. E' qui che Salvini cerca di mettere il proprio cappello sulla vittoria (a metà, più di Zaia che di Maroni) referendaria, a cui non credeva davvero.

Il leghiamo nordista che riprende piede, sulla scorta del plebiscito per il governatore veneto, è un problema per la costruzione del partito di destra nazionale, lepenista e non padanista, al quale il Matteo del Carroccio, sta lavorando da sempre. Oggi, a voto ancora caldo, Salvini ha convocato tutti nel quartiere generale milanese per dire che il regionalismo ad ampio raggio, da Nord a Sud, sarà l'obiettivo della Lega e il refrain della campagna elettorale per le politiche. Ma le scene di Zaia, accompagnato da Maroni, che si avvisteranno a Roma più volte in questi mesi per contrattare con il governo le autonomie dei propri territori, e anche le autonomie fiscali, che sono il punto di dilaniante, rappresenteranno un grosso problema di immagine per Salvini che deve prendere i voti anche nel Lazio e al Sud, a cominciare dalle regionali siciliane del mese prossimo.

Il ritorno in auge della Lega nordista non sarà facile da bilanciare con altri referendum (in Liguria anzitutto) capaci di pareggiare quelli del lombardo-veneto. Salvini sembrava avete la strada spianata nell'essere il padrone una Lega che cambiava pelle, ora invece dovrà faticare di più per l'affermazione del nuovismo che a lui interessa assai di più del nordismo.



 
Lunedì 23 Ottobre 2017, 10:39 - Ultimo aggiornamento: 23-10-2017 11:37
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