MARIO DRAGHI

«Meno tasse per i ceti medi», si parte dallo stop all’Irap

Giovedì 30 Settembre 2021 di Michele Di Branco
«Meno tasse per i ceti medi». Si parte dallo stop all Irap

Fisco, lavoro e Superbonus 110%. Eccoli i tre capisaldi della legge di Bilancio che il governo si prepara a costruire entro fine anno. Con una dote di almeno 22 miliardi ma molti nodi politici ancora da sciogliere prima della metà di ottobre. È facile prevedere che sarà il fisco il vero rompicapo da risolvere per il tandem Draghi-Franco, non solo sul fronte delicato del catasto. Dal contrasto all’evasione fiscale arriva una dotazione teorica di 4,4 miliardi. La legge delega sarà approvata la prossima settimana, e alcune misure saranno anticipate in legge di Bilancio. Come utilizzare le risorse? L’ipotesi più probabile è l’eliminazione dell’Irap (su cui converge tutta la maggioranza che ha lavorato all’indagine conoscitiva in Parlamento): almeno per le imprese individuali e i professionisti, mentre per le società che versano l’Ires il vecchio tributo resterebbe, almeno per il momento, sotto forma di addizionale. In alternativa c’è sul tavolo per le imprese il taglio del Cuaf, il contributo unico sugli assegni familiari. 

Ma una parte consistente della maggioranza vorrebbe almeno lanciare un segnale sul fronte Irpef, intervenendo (come suggerito sempre dalle commissioni di Camera e Senato) sul terzo scaglione, che riguarda la quota di reddito tra 28 mila e 55 mila euro: ridurre di almeno un punto l’attuale aliquota del 38 per cento a beneficio dei ceti medi costa circa 3 miliardi. Non è detto che ci sia disponibilità finanziaria per entrambi gli interventi, ma l’ottimismo sui conti potrebbe aprire qualche spazio in più. Altro tema caldo quello della riforma degli ammortizzatori sociali che Draghi ha promesso al ministro del Lavoro Andrea Orlando, e che potrebbe avere bisogno di circa 4 miliardi oltre il miliardo e mezzo che proviene dalla sospensione del cash-back. La dote complessiva, dunque, dovrebbe arrivare a 6 miliardi. 

 

Ma le cose da fare (Naspi, cassa integrazione, potenziamento dell’Ape Sociale estensione delle tutele ai giovani e agli autonomi) sono moltissime e l’acqua non è molta. E questo senza mettere nel conto il nodo del superamento di Quota 100. La Lega non ci sta e insiste a chiedere che il meccanismo sia prorogato oltre la scadenza del 2021. Ma Draghi, che pure vuole chiudere questa fase, deve comunque trovare una soluzione, che costa, per evitare l’effetto “scalone previdenziale”. Certa la proroga del Superbonus anche per il 2023. Costo a carico della casse pubbliche: 7-8 miliardi. Tra le poste da coprire il riordino della disciplina in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, la revisione degli incentivi alle imprese e il potenziamento del sistema degli incentivi alle imprese del Mezzogiorno. Un altro disegno di legge punta allo sviluppo delle filiere e a favorire l’aggregazione tra imprese e un altro ancora riguarda la revisione di alcune norme del codice della proprietà industriale. Richieste divergenti arrivano anche sul fronte del Reddito di cittadinanza, con Lega e FI che chiedono di ridimensionarlo per dedicare i fondi alle tasse e al lavoro, mentre la commissione ad hoc ha individuato invece altre correzioni (costose) da fare, dalla scala di equivalenza per favorire le famiglie numerose alla riduzione da 10 a 5 anni di residenza del limite per l’accesso al beneficio degli stranieri. 

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Nella Nadef, si fa poi esplicito riferimento alla scuola. Ed in particolare alla necessità di potenziare i servizi sociali, gli asili nido e il trasporto scolastico di studenti disabili delle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. «Con la prossima Legge di Bilancio 2022-2024 – si legge ancora nel testo licenziato dal governo – sarà rafforzato il sistema sanitario nazionale, al fine di migliorare l’accesso alle cure e incoraggiare la prevenzione. Risorse aggiuntive saranno destinate ai rinnovi dei contratti pubblici e al rifinanziamento delle politiche invariate non coperte dalla legislazione vigente, tra cui missioni di pace, taluni fondi di investimento e il rinnovo di alcune politiche in scadenza». 

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