Vaccini, il dietrofront M5S irrita la Lega: lite notturna, spuntano due dissidenti

Venerdì 7 Settembre 2018 di Francesco Lo Dico

La festa per i primi cento giorni di governo ha rischiato di naufragare mercoledì notte. In sintonia di giorno, affiatati sulla manovra a favore di telecamera e mercati, Di Maio e Salvini se le sono suonate di santa ragione proprio l'altro ieri sera, quando hanno ingaggiato un estenuante braccio di ferro sull'autocertificazione. A scatenare l'ira del Capitano verde e del suo stato maggiore, è stato l'emendamento al Milleproroghe presentato proprio nella giornata di mercoledì dai grillini Vittoria Baldino e Giuseppe Bompane. Lo stesso che fino a mercoledì sembrava aver mandato in soffitta quello approvato ad agosto fra le proteste a Palazzo Madama, che avrebbe permesso di entrare all'asilo nido e alle materne anche ai bambini non vaccinati, dietro presentazione di una semplice autocertificazione. Il caos conseguente emerso nelle scuole, le indagini a tappeto sui certificati fasulli, le proteste dei presidi, e le audizioni degli esperti (tutti contrari alla proroga) avevano infatti consigliato al ministro Grillo e ai vertici pentastellati di metterci una pezza, in attesa di una legge più organica e meditata.
 
La circolare emanata da Grillo e Bussetti che consentiva ai bambini fino a 6 anni di entrare in classe con una semplice autocertificazione, era considerata infatti una toppa peggiore del buco, dato che a comandare i giochi sarebbe stata ancora la legge Lorenzin. Ma il blitz a sorpresa in casa leghista non è affatto piaciuto. Tant'è che al culmine del teso rendez-vous notturno, Salvini ha minacciato lo strappo. «O quell'emendamento ricompare insieme alla proroga, o l'avventura di governo finisce qui», è il senso del diktat lanciato dal vicepremier leghista. Che ha visto infine il Movimento piegare la testa. È per questa ragione che l'emendamento dei veleni è ieri misteriosamente riapparso nelle Commissioni Bilancio e Affari costituzionali all'interno del corpaccione del Milleproroghe. Ed è per la stessa ragione che gli strascichi di uno scontro tenuto sottotraccia, ma feroce, sono emersi nel primo voto parlamentare sul nuovo emendamento della maggioranza sui vaccini. Che ha registrato il dissenso di due deputati, uno della Lega e uno di M5s.

Nel parere della Commissione Sanità dato alle commissioni di merito sul milleproroghe, la padana Rossana Boldi ha votato no alla proroga dell'autocertificazione, in buona compagnia di Giorgio Trizzino, medico di fama e deputato del Movimento, già direttore dell'ospedale dei Bambini di Palermo, che è uscito dall'aula per segnalare un forte dissenso. «Prima di qualsiasi vincolo sociale bisogna che venga rispettato l'obbligo alla tutela della salute propria ed altrui. Quindi non si ritenga che per garantire l'accesso agli asili nido ed alle scuole materne si possa immaginare qualsiasi forma di deroga sull'obbligo a vaccinare i bambini», aveva tuonato il deputato pentastellato. Che aveva intimato alla maggioranza di tornare sui suoi passi, senza nulla cedere alle pericolose sirene no vax: «Ho visto bambini morire a causa di morbillo, meningite ecc, ma non ho mai visto bambini perdere la vita a causa di complicanze post vacciniche». Chi non nasconde il suo aperto dissenso di fronte all'ennesimo colpo di teatro, è anche la senatrice grillina, biologa e ricercatrice, Elena Fattori. «La scarsa professionalità dimostrata dai colleghi in materia di salute pubblica dice al Mattino - mi lascia sempre più perplessa. È irresponsabile anteporre questioni di consenso politico alle ragioni della scienza e alla salute dei bambini».

Una posizione che in casa Cinquestelle, è condivisa da molti. Medici e ricercatori su tutti. Che ora potrebbero tentare di affondare la proroga dei veleni in Parlamento. Intanto il Quirinale incassa l'ennesima beffa. Dopo le lodi pubbliche per aver imboccato la retta via, fonti vicine al presidente registrano il gelo e imbarazzo del Colle di fronte all'ennesimo ribaltone.

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