Becciu, peculato e soldi ai fratelli a Bergoglio: le carte che lo inguaiano

Sabato 26 Settembre 2020 di Michela Allegri

Non è stato convocato dalla procura vaticana e non ha ancora ricevuto comunicazioni ufficiali. Ma è stato il Papa in persona a dirgli perché un suo passo indietro sarebbe stato gradito. Il colloquio è durato solo 20 minuti, ma il clima era pesantissimo, così come le ipotesi sulle quali ora sta facendo accertamenti il promotore di giustizia d'Oltretevere: «Il Papa dice che non ha più fiducia in me perché è arrivata la segnalazione dei magistrati che avrei commesso atti di peculato», dice Angelo Becciu, che due giorni fa si è dimesso da prefetto della Congregazione delle cause dei santi e ha rinunciato ai diritti del cardinalato. Sarebbe stato proprio Bergoglio a elencargli le sue contestazioni, ricostruendo una rete tutta familiare, giudicata inopportuna dal pontefice: donazioni fatte dalla Caritas a una cooperativa gestita da uno dei fratelli, lavori commissionati dalle Nunziature a un altro e un partnership tra la Caritas e una società amministrata sempre dai fratelli.

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Secondo quanto riporta L'Espresso, al centro degli accertamenti ci sarebbero finanziamenti a fondo perduto in favore della coop Spes, braccio operativo della Caritas di Ozieri, in provincia di Sassari, diocesi originaria di Becciu. Il titolare e rappresentante legale è Antonino Becciu, fratello del cardinale. Gli aiuti sarebbero stati chiesti e ottenuti tre volte e l'intenzione è verificare se ci siano state segnalazioni o pressioni ai vertici della Cei: nel settembre 2013, 300mila euro per l'ammodernamento dei locali; nel 2015 altri 300mila euro per una ristrutturazione dopo un incendio. I fondi sarebbero stati presi dall'otto per mille. Nell'aprile 2018, invece, 100mila euro sarebbero stati stanziati per strutture destinate all'accoglienza. I fondi sarebbero stati presi dall'Obolo di San Pietro, all'epoca sotto il diretto controllo di Becciu.

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Ed è a questa somma che si riferirebbe l'ipotesi di peculato. Il cardinale, però, sostiene di non avere mai dirottato denaro, ma di avere semplicemente risposto a una richiesta di aiuto fatta dalla diocesi: i soldi sarebbero stati inviati al fondo Caritas, controllato dal vescovo. E proprio il vescovo il di Ozieri, Corrado Melis, ha spiegato che «di nessun atto di favore, tanto meno indebito, risulta ed è mai risultata beneficiaria la Caritas diocesana di Ozieri». Mentre l'avvocato Ivano Iai, sottolinea che «si tratta di ricostruzioni false. Nessuna somma risulta essere mai stata erogata dall'Obolo di San Pietro, né alcun intervento non giustificato per opere diverse da quelle caritatevoli o di solidarietà è mai pervenuto alla Diocesi di Ozieri, alla Caritas diocesana e, suo tramite, alla Cooperativa Spes». L'avvocato specifica anche che «il contributo di 100mila euro non risulta essere mai stato né diretto, né percepito dalla Cooperativa Spes, ma esclusivamente dalla Caritas diocesana. Oltretutto la somma non è ancora stata utilizzata».
 

 

Un'altra operazione finita sotto la lente vaticana riguarderebbe la Angel's srl, di cui è amministratore delegato Mario Becciu, e di cui sarebbe socio anche il terzo fratello del cardinale, Francesco. La società avrebbe stretto un accordo di partnership con la Fondazione Caritas Roma. Quello che gli inquirenti verificheranno è se l'operazione sia stata favorita dal cardinale. Una vicenda che l'avvocato Iai definisce «paradossale: non c'è stata alcuna erogazione a beneficio della Angel's». Ma Papa Francesco avrebbe contestato al cardinale anche un altro episodio considerato inopportuno: i rapporti tra Francesco Becciu, titolare di una falegnameria a Pattada, per la realizzazione di lavori per un totale in alcuni casi pagati con i fondi dell'Obolo di San Pietro. Si tratta di interventi effettuati in viarie Nunziature, come quella in Angola, dove l'ex prefetto della Congregazione delle cause dei Santi è stato a lungo, e quella di Cuba. Lavori costati rispettivamente 80mila e 15mila euro.
 

Ultimo aggiornamento: 18:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA