La Cei non si immischia ma i vescovi calabresi lanciano appelli per fermare il voto di scambio

di Franca Giansoldati

 Città del Vaticano - Se a distanza di qualche settimana dalle elezioni sia la Cei che il Papa finora hanno rispettato il silenzio, evitando di fare appelli e schivando qualsiasi riferimento per lasciare la maggiore libertà possibile agli elettori cattolici, in Calabria, invece, l’episcopato si è mobilitato. In questi giorni ha diffuso una serie di appelli per incoraggiare la gente a non astenersi dalle urne e, soprattutto, a non praticare il voto di scambio.  «Sollecitiamo i cattolici alla presenza e alla partecipazione attiva e responsabile alle prossime elezioni politiche. E nel sostenere tale importante impegno civico, mettiamo in guardia ogni cittadino e credente dal devastante pericolo del voto di scambio, spesso praticato e mai sufficientemente denunciato». La Conferenza episcopale calabra sembra essere piuttosto preoccupata. «In un contesto politico e socio-economico così delicato non è possibile rifugiarsi in atteggiamenti qualunquisti e superficiali. Invitiamo a esercitare la propria capacità di scelta, affermando il diritto di voto come strumento imprescindibile per la crescita e il bene del Paese e delle realtà locali: non votare è lasciare che altri decidano per noi». A questo appello congiunto hanno fatto seguito diversi interventi singoli. Il vescovo di Cassano all’Ionio, per esempio, invita a prendere le distanze da chi sfrutta «l’elettorato attraverso a pratica del clientelismo e del voto di scambio» oltrepassando «il metodo mafioso. Anche il vescovo di Locri, Francesco Oliva è sceso in campo. La politica «è cosa seria: non è qualcosa di accessorio da lasciare nelle mani di traffichini, affaristi e ciarlatani».
Lunedì 19 Febbraio 2018, 16:29 - Ultimo aggiornamento: 19-02-2018 20:03
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