Ilaria Cucchi in Aula: «Mio fratello morto solo come un cane, non perdono»

Giovedì 26 Novembre 2020
Ilaria Cucchi in Aula: «Mio fratello morto solo come un cane, non perdono»

Ha mostrato in aula la drammatica foto del corpo senza vita del fratello e ha ribadito che «non perdonerà chi lo ha fatto morire solo come un cane». È stato il giorno di Ilaria Cucchi nel processo a carico di otto carabinieri accusati di avere messo in atto depistaggi per ostacolare le indagini relative alla morte del giovane geometra romano, deceduto nell'ottobre del 2009 a sette giorni dall'arresto per spaccio di sostanze stupefacenti. «Non perdonerò mai che mio fratello Stefano sia morto tra dolori atroci - ha detto la donna nell'aula bunker di Rebibbia - da solo, solo come un cane, pensando che la sua famiglia, che sempre c'era stata, lo avesse abbandonato».

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Ilaria: Stefano stava bene

Mostrando l'immagine del fratello, Ilaria ha detto che «il suo viso dopo la morte era qualcosa di agghiacciante, mi colpì l'espressione che raccontava la solitudine, il dolore, l'umiliazione. Capii che dovevamo dimostrare che Stefano stava bene prima dell'arresto e il giorno del funerale decidemmo di fare scattare quelle foto. Se non lo avessimo fatto, non saremmo a questo punto». Nel corso della lunga testimonianza la donna ha spiegato che «non ha mai voluto un colpevole a tutti i costi, ma sempre cercato la verità». «Il primo processo fu un incubo, un processo a mio fratello, un processo ad un morto. A ogni udienza mi dicevo "Stefano mio a cosa ti stanno sottoponendo" - ha aggiunto -. A un certo punto ho sentito parlare anche di frattura da bara, come se mio fratello se la fosse fatta da morto». Sulla sua vita degli ultimi anni Ilaria ha rivelato di «subire attacchi in quantità industriale, continuo a ricevere insulti e minacce social. Ho spesso temuto per l'incolumità mia e della mia famiglia».

La "guerra" famiglia-Arma

Tra le accuse «più assurde che mi vengono rivolte c'è quella che mi sono arricchita con la morte di mio fratello». In merito ai soldi ricevuti com'è risarcimento, Ilaria Cucchi ha spiegato che sono «sono serviti a vivere, a rimediare ai danni lavorativi e alle spese processuali di questi undici anni ». Il testimone ha aggiunto di non essere «assolutamente contro i Carabinieri, le forze dell'ordine o le istituzioni. Anzi credo che la mia battaglia è stata anche nell'interesse della parte buona, la stragrande maggioranza, delle forze dell'ordine. Non c'è nessuna guerra tra la famiglia Cucchi e l'Arma dei Carabinieri». Nel corso dell'udienza è stato ascoltato anche Nicola Minichini, uno degli agenti della Polizia Penitenziaria imputati nel primo processo per la morte di Stefano Cucchi e poi assolti per non aver commesso il fatto. «Non so come ne siamo usciti, eravamo imputati in un processo farsa. Io sono stato tradito da altri servitori dello Stato che hanno falsificato documenti, uomini che portano la divisa anche se di un altro colore ma che lavorano per lo Stato come me. Una cosa impensabile».

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