Proust, gli Angioini
e il giardino segreto:
i misteri di Babuk

Domenica 13 Settembre 2020 di Vittorio Del Tufo
«Dobbiamo essere grati alle persone che ci rendono felici, sono i premurosi giardinieri che fanno fiorire la nostra anima»
(Marcel Proust).
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Babuk, a quei tempi, non c'era ancora.
Ma c'era Napoli, con i suoi intrighi, i suoi intrallazzi di corte, i suoi troni di spade.
Quando, nel 1432, Sergianni Caracciolo, Gran Ciambellano e amante della regina Giovanna II, inviso ai cortigiani, venne ucciso con brutalità in un agguato, un ignoto autore compose quella che Benedetto Croce definì la prima canzone politica creata a Napoli: 
Muorto è lu purpo e sta sotto la preta 
muorto è ser Gianni figlio de poeta...
Lu purpo è il sole, con i suoi raggi tentacolari, ovvero l'emblema della famiglia Caracciolo. Ora Sergianni, il figlio del poeta Francesco Caracciolo, è morto e sta sotto la preta, criptica allusione al nome dell'assassino, Pietro Palagano. 

A pochi passi dalla cappella di San Giovanni a Carbonara, dov'è sepolto lo sventurato Sergianni, la famiglia dei Caracciolo del Sole decise di creare una piccola oasi di pace e di serenità, forse per dimenticare la brutalità di quegli anni. Oggi quel luogo - chiamato Giardino di Babuk - continua a parlarci di un passato mitico e leggendario, quando il Regno di Napoli era un trono di spade, e la regina Giovanna II, passata alla storia come una Messalina dispotica, perfida e perennemente affamata di sesso, ordiva le sue trame e liquidava i suoi amanti facendoli precipitare in un pozzo attraverso una botola segreta, perché non lasciassero tracce. 

Quella che si respira nel Giardino di Babuk è invece un'atmosfera di pace, a dispetto delle nefandezze del passato. Il luogo è oggi tornato agli antichi splendori grazie alla meritoria iniziativa di un professore universitario della Federico II, Gennaro Oliviero. Il giardino dei Caracciolo del Sole era finito infatti nelle mani di una impresa di costruzioni, poi fallita, che aveva in programma di realizzare proprio in quel luogo, essendo in possesso di regolare licenza edilizia, un palazzo di sette piani. Durante l'emergenza rifiuti furono gettati anche materiali speciali fin dentro la grande cavità nel sottosuolo, di cui diremo più avanti. L'amore per i felini, e in particolare per il suo adorato gatto, col nome orientale Babuk, è stato l'incentivo che ha spinto Oliviero a rilevare il giardino in un'asta pubblica nel 2007. E trasformarlo in un luogo d'incanto: un luogo della memoria.

 «Sono un gattofilo - racconta Oliviero - e questa è certamente una delle ragioni che mi spinsero a comprare il giardino, abbandonato dal 1952, dopo che il proprietario dell'epoca l'aveva perso giocando a carte. È stato quindi emotivamente - l'interesse per i gatti che lo frequentavano ad indurmi a tentare l'avventura della partecipazione alla vendita all'asta». Ma c'è anche un'altra ragione, se vogliamo di natura letteraria: Oliviero è un appassionato cultore della letteratura francese, studioso in particolare di Marcel Proust. «Dirigo la rivista internazionale - bilingue: italiano e francese - denominata Quaderni Proustiani. Proust nell'infanzia frequentava, durante le vacanze, un giardino simile a questo, luogo che descrive in modo mirabile nel primo volume della Recherche, Dalla parte di Swann; acquistando questo giardino mi sembrava di essere nello stesso luogo dove lo scrittore trascorreva la sua infanzia».

Tempo fa, rispondendo a una domanda sui luoghi proustiani (a quale di essi potrebbe somigliare il giardino di Babuk?) Oliviero rispose senza esitazioni. «A Illiers-Combray, nel nord della Francia, luogo d'infanzia di Proust, esiste un giardino, denominato Pré Catelan, un tempo di proprietà di uno zio di Proust, a qualche centinaio di metri dalla sua abitazione, che oggi è un Museo, meta e pellegrinaggio dei proustiani di tutto il mondo. Si dà il caso che il Giardino di Babuk è situato a qualche centinaio di metri dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli (nei pressi del quale io abito): ecco dunque l'equazione e la suggestione e aggiungo - la motivazione di un acquisto scaturito da un episodio, tipicamente proustiano, di memoria involontaria».
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Echi, reminiscenze, specchi riflessi. Che fanno del Giardino di Babuk un luogo magico, e misconosciuto, nel cuore della città, in via Giuseppe Piazzi 55, a pochi passi dal Real Orto Botanico. Al centro del giardino i visitatori erano - fino all'anno scorso - accolti da un antichissimo lauro, alla cui ombra hanno passeggiato probabilmente nobili e servitori, e tanti illustri personaggi della Napoli medioevale che frequentavano la famiglia Caracciolo del Sole. Quel lauro, alto quasi trenta metri, non c'è più perché fu abbattuto da un violento temporale.

L'origine della grotta, alla quale si accede dal giardino, è invece un mistero. Al momento vi sono due ipotesi. La prima, più accreditata, vuole che la cavità sia stata scavata tra la fine del 500 e l'inizio del 600 quando, durante la dominazione spagnola, si eludevano i divieti di trasporto in città di materiali per le costruzioni - imposti dalle prammatiche vicereali adottate per contrastare l'edificazione selvaggia - estraendo il tufo da cavità scavate abusivamente. L'ipotesi degli antichisti fa risalire invece la cavità a tempi molto più antichi poiché sono state ritrovate tracce di croci bizantine e latine, segni esoterici, e simboli araldici nelle numerose incisioni presenti sulle pareti tufacee. Oliviero, il padrone di casa, propende per la prima ipotesi. «Propongo agli studiosi - dice il prof - di approfondire lo studio della cavità per una datazione più precisa, anche per superare questa permanente querelle des anciens et des modernes».
Tra gli anni 50 e i 60 la cavità fu trasformata in una discarica per materiali di risulta ed altra spazzatura. Certamente l'oasi della famiglia Caracciolo del Sole non sarebbe sfuggita a un destino di rovina e di oblio se il prof appassionato di Proust non avesse deciso di compiervi la sua personalissima ricerca del tempo perduto.
Il Giardino di Babuk conserva anche il ricordo materiale delle sepolture di numerosi infanti delle suore del Convento dei Saponari, violentate dai soldati francesi entrati a Napoli nel 1799 al seguito del generale Championnet.
L'impegno e la cura continua di Oliviero - coadiuvato da un appassionato volontario collaboratore, giardiniere per vocazione - per la manutenzione del verde e il recupero delle tante essenze arboree e floreali, sono stati premiati: è stato conferito al Giardino di Babuk il Premio GreenCare per il recupero e la cura del verde privato. In occasione poi delle Giornate d'Autunno del Fai, il Complesso di Babuk (Giardino, Ipogeo e Sala Babuk) è stato visitato il 14 ottobre 2018 da ben 830 visitatori. Nel 2019, in occasione dell'evento Open House Napoli, questo magico luogo - scrigno di segreti angioini, di suggestioni proustiane e regno di numerosi amorevoli felini è risultato il sito più visitato dei luoghi notevoli di Napoli. Da sottrarre all'oblio, come il tempo perduto di Proust.
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