Virus, Ricciardi: «In Italia ci sono ancora 700 focolai, sbagliato non mantenere le distanze su bus e treni»

Lunedì 3 Agosto 2020 di Lucilla Vazza
Virus, Ricciardi: «In Italia ci sono ancora 700 focolai, sbagliato non mantenere le distanze su bus e treni»

La decisione, formalmente legittima, della Lombardia di tirare dritto sulla capienza piena sui mezzi di trasporto locali, ossia treni regionali e autobus, ha fatto storcere il naso non solo a buona parte della politica, ma alla quasi totalità di clinici ed esperti impegnati da mesi contro il Covid-19. «È una decisione sbagliata tecnicamente perché contraddice l'evidenza scientifica, ma è anche un messaggio fuorviante per i cittadini a cui stiamo chiedendo di mantenere il distanziamento - commenta Walter Ricciardi, professore di Igiene Università Cattolica e consigliere del ministro Speranza - La Lombardia ha già pagato un prezzo altissimo per colpa di una gestione non ottimale della situazione, è veramente strano che la Regione decida di non rispettare tutte le migliori evidenze scientifiche per evitare ulteriori danni alla popolazione. Proprio chi si è trovato più in forte difficoltà dovrebbe sapere cosa accade quando non si seguono le regole di prevenzione».
Quindi la Lombardia, che pure ha migliorato nettamente la situazione contagi e decessi, la capienza piena sui mezzi pubblici ancora non se la può permettere?
«C'è ancora circolazione del virus nel Paese, abbiamo oltre 700 focolai. È profondamente ingiusto nei confronti dei cittadini andare contro la regola più importante per il trasporto sicuro e in generale per evitare i contagi: mantenere la distanza di sicurezza a maggior ragione nei luoghi chiusi. Si contraddice un'evidenza tecnica e non so se anche giuridica, visto che si mette a rischio la salute di viaggiatori e personale di servizio. Quando c'è in ballo la salute pubblica un'ordinanza regionale non dovrebbe poter scavalcare la decisione di un ministro. Questo andrebbe rivisto. Gli studi hanno già ampiamente dimostrato l'importanza dei droplet per la trasmissione virale a distanza ravvicinata, ma si sta evidenziando anche il ruolo dell'aerosol a una distanza maggiore. Guai a sottovalutare il pericolo».
Si contesta però al governo la decisione di aver eliminato il distanziamento sugli aerei, cosa cambia rispetto al treno?
«La situazione è tecnicamente diversa. Il problema non è tanto nel volo, dove va indossata la mascherina, i passeggeri non si trovano mai faccia a faccia (come avviene su metro, tram o treni) e la gestione dell'aria concordata a livello internazionale con le compagnie che ne sono responsabili, segue obbligatori protocolli di sicurezza anticontagio, con filtri simili a quelli delle sale operatorie, quanto negli aeroporti. Per esempio agli imbarchi o, quando al posto dei finger per salire sull'aereo si utilizzano i bus, quelli sono rischiosi e andrebbero eliminati o assicurata la distanza a bordo. Ma siamo sicuri che le regole siano sempre rispettate? Ecco forse dovremmo chiederci se tutti i Paesi fanno le corrette verifiche in cabina e in aeroporto. Il comitato tecnico-scientifico si riunirà il 6 agosto e farà il punto su tutte le nuove evidenze scientifiche sul trasporto e ci sarà poi un aggiornamento per rendere ancora più sicuro ogni viaggio. Il riempimento al 100% nei nostri mezzi pubblici non può garantire la sicurezza, poi possiamo ragionare su diverse modalità, e magari anche su percentuali di riempimento un po' maggiori del 50% attuale. Nessuno però si illuda che mascherina, igiene e distanziamento possano venire meno».
L'assessore alla Salute del Lazio D'Amato ha chiesto aiuto a Comune e Prefettura e, indirettamente al Viminale, per intensificare i controlli su chi rientra dai paesi a rischio soprattutto dall'Est Europa, che ne pensa?
«D'Amato ha perfettamente ragione. È un sistema che dev'essere organizzato su tutto il territorio nazionale. Le Regioni vanno aiutate».
Tanti italiani anche se meno degli anni scorsi sono comunque in vacanza e spesso proprio lì che esplodono dei focolai, come prevenire?
«Viaggiamo sulla lama di un rasoio. Tutto dipende dai nostri comportamenti. Un nuovo studio svizzero ha detto che la nuova catena del contagio non è più il lavoro, la scuola, ma ristorante, bar, discoteca, famiglia, mezzi di trasporto. Una sorta di cluster del divertimento. I Paesi intorno all'Italia, meta di vacanze, che hanno abbassato la guardia ne stanno pagando il prezzo. Se questi elementi li gestiamo bene, possiamo passare vacanze serene, se non li gestiamo bene, la lama del rasoio ci farà viaggiare sulla sponda del rischio per noi e per la comunità. Ormai lo sappiamo, gli esiti dei comportamenti possiamo vederli ogni due settimane. Non ci sono più alibi: o di qua o di là».
 

 

 

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