Petra, la cacciatrice che pubblica le foto delle prede uccise su Instagram: «Mi minacciano di morte»

Venerdì 11 Settembre 2020 di Francesca Pierantozzi

«Non capiscono». Petra Krchava liquida così quelli che la minacciano di morte. Che le augurano di spararsi, di finire in un lago di sangue. Ingegnere forestale, 31 anni, nata e cresciuta a Vinca, piccolo comune tra le montagne metallifere della Banskà Bystrica, la regione meno popolata della Slovacchia, Petra non ama i luoghi comuni: a San Valentino, per celebrare la festa degli innamorati, preferisce postare un grosso cuore di cervo ancora sanguinante, a Babbo Natale chiede fucili (su Instagram sorride aprendo la custodia della carabina sotto l'albero), posa sorridente accanto ai suoi trofei, cervi, camosci, selvaggina, esibisce con gioia sensuale il fisico statuario, i tatuaggi. 
 


Insomma, quanto basta per scatenare l'ira social di chiunque: animalisti, vegani, paladini del buongusto e della sobrietà, pacifisti. «Si sbagliano di grosso - ha detto Petra ai media britannici, uscendo allo scoperto io adoro la natura e la cosa più importante per me è preservarla per le generazioni future e spero un giorno di poter trasmettere questi valori a un figlio mio». La caccia Petra non l'ha cercata, l'aveva nel sangue, dice. È stato suo padre, Peter, a insegnarle, quando non aveva ancora sei anni. «Per noi non è un passatempo, non è un hobby, è un modo di vivere. La stagione della caccia scandisce da sempre il ritmo della vita familiare» racconta. Forse per questo sembra non avere nessuno scrupolo a esibire con foto quasi da professionista il volto truccato, i capelli ben stirati, le tenute da caccia impeccabili, i suoi cani adorati, e le corna delle sfortunate prede, gli animali uccisi, la selvaggina appesa alla camionetta, le carcasse. «Oggi il mio primo camoscio scrive in didascalia di una foto distanza 300 metri, correzione dell'angolo balistico a 280 metri», frasi da provocare una rivolta sui social, anche se i commenti dei suoi migliaia di follower sono quasi sempre entusiasti. «C'è chi mi ha scritto: spero che morirai come questo animale, oppure: vi auguro di ammazzarvi uno con l'altro a una foto con mio padre: la gente pensa che ammazziamo gli animali così, per divertirci, ma non c'è niente di più falso».

Petra assicura che ad amare di più la natura, è lei. Che a proteggere di più gli animali, a rispettarli, è sempre lei: «la gente non vede quando procuro cibo agli animali per essere certa che passeranno l'inverno, quando procuro l'acqua durante le estati di siccità, non vedono quando creiamo specchi d'acqua, quando diamo loro le medicine, quando salviamo gli animali giovani o feriti o quando organizziamo campagne per ripulire le foreste dai rifiuti. Non sanno che lavoriamo per controllare il numero di animali e la quantità di maschi e femmine per preservare il futuro dei branchi».

Petra non si tira indietro nemmeno davanti ai vegani e segna la fine della stagione della caccia con una foto di lei che macella le cosce di un cervo, sorriso e mani sanguinanti. E anche in questo caso fornisce a chi grida inorridito allo scandalo una spiegazione: «Quando lavoriamo la carne della cacciagione siamo tutti insieme, la famiglia, gli amici, spesso anche il paese. È un lavoro condiviso, ed è la carne più sana che una persona possa mangiare». «La caccia dice è molto di più della sola azione del cacciare, è tempo, energia, cura, è un'attività che esiste da mille e mille anni». Da qualche tempo, tuttavia, Petra va meno a caccia. Da quando ha visto morire un uomo a poche centinaia di metri, un incidente. Lo ha confessato nell'intervista, ma non ha voluto dirlo ai suoi follower, in particolare ai nemici. Continua a farsi fotografare nella foresta, col fucile a tracollo, ma è solo «per stare da sola, nella natura». Ha anche cominciato a insegnare nelle scuole e a organizzare colonie estive: «ho investito denaro mio per contribuire all'educazione del rispetto della natura, io».

Ultimo aggiornamento: 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA
Potrebbe interessarti anche