Everesting Run, Tommaso Palo da Roccarainola completa l'impresa superando 8.900 metri di dislivello

Mercoledì 6 Ottobre 2021 di Nello Lauro
Everesting Run, Tommaso Palo da Roccarainola completa l'impresa superando 8.900 metri di dislivello

Le imprese non sono solo sogni. Il 43enne skyrunner nolano Tommaso Palo è il primo campano a completare l’Everesting Run superando quota 8900 metri di dislivello (come l’altezza della montagna più alta del mondo). Quasi 150 chilometri corsi a piedi sulle 10 salite (3 in notturna) di punta Calvarina a Roccarainola in 34 ore no stop di salita e discesa con una pendenza media del 12,9% con picchi del 40%. Un vero e proprio muro. Numeri da superman che ha bruciato 8.100 calorie, bevuto 12 litri d’acqua, 2 di Coca Cola, uno di thè, mangiato barrette proteiche, carboidrati in gel, un paio di panini bresaola e rucola e frutta mista.

«Perché ho voluto tentare? Per la voglia di mettermi in gioco in un'impresa incredibile da numeri da capogiro», dice Tommaso Palo che dal 2016 ha già disputato gare estreme come la Magraid 100 chilometri nella steppa friulana, la Vesuvio Ultramarathon, la Stairways Heaven Vertical in Svizzera, la Limone Extreme e l’Amalfi Ultrarail, la sei ore di Lavello e anche la maratona di Porto su strada. 

«Quando si è lì pronti alla partenza l'emozione di volerla terminare è immensa. Dopo le prime salite e discese molto veloci comincia la parte mentale della prova. Tenere duro, concentrarsi sul momento attuale e non pensare all'obiettivo finale, ma immaginare tanti piccoli traguardi da raggiungere. Mi piace affrontare prove difficili perché in quelle prove trovo la mia essenza».

Un’impresa che richiede molto in sicurezza, preparazione e lucidità: niente è affidato al caso. «Quello che faccio in montagna - continua Palo - è frutto di preparazione tecnica, fisica e mentale. Non azzardo mai nulla e non faccio mai venire meno la sicurezza. Per tutte le mie esperienze sportive solitarie o di escursionismo con i gruppi ho con me sempre dispositivi che mi consentono di chiamare i soccorsi in tempo reale e via satellite senza alcuna copertura della telefonia mobile. Ho una preparazione tecnica che mi consente di capire esattamente ciò che faccio in ambiente montano e una preparazione culturale sulla natura che mi aiuta ad essere lucido sulle scelte. Per stare in montagna ci vuole esperienza pratica che si acquisisce con gli anni». 

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Ma in questa impresa solitaria ci sono anche gli amici, quelli veri. «C'è stato un team di supporto - “I Matti della Calvarina” - che mi ha aiutato a gestire tutte le fasi di salita e discesa. Preparazione pasti, cambiate, lavaggio di piedi, cura del piede, massaggi e supporto psicologico per superare le crisi. Ci sono stati amici e amiche non del team che mi hanno seguito per tutta la durata senza dormire inviandomi messaggi su WhatsApp e incitandomi con parole bellissime che hanno reso ancora più speciale ed emozionante l’impresa».  Un'impresa che è stata omologata nella Hall of Fame nazionale e internazionale della prova estrema. Ora riposo e testa già alla prossima impresa. «Ne ho in mente una ancora più faticosa, questa volta in mountain bike», conclude Palo. L'uomo bionico è pronto: la batteria è già carica.  

Ultimo aggiornamento: 21:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA