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Los Angeles, una pizza da Oscar: Luciano Carciotto, “Il Boss delle Pizze” tra selfie e Vip

Lunedì 26 Aprile 2021 di Luca Marfé
Los Angeles, una pizza da Oscar: Luciano Carciotto, “Il Boss delle Pizze” tra selfie e Vip

Jennifer Lopez, Sophia Loren, Leonardo DiCaprio, Paolo Sorrentino, Jodie Foster, Quentin Tarantino.

Luciano Carciotto è un fenomeno, del forno, dei fornelli, dei social, della televisione e non solo. E questi sono soltanto alcuni dei suoi selfie, dei suoi amici.

42 anni, chef, pizzaiolo e imprenditore. Siciliano originario di Pedara, gestisce la pizzeria 7+ tra Catania e Nicolosi. L’altra metà del cuore, però, ce l’ha a Los Angeles tra i viali della Hollywood degli Oscar, dalle parti del suo grande amico Alex Del Piero.

Premesso questo: per tutti quanti, molto più semplicemente, è “Il Boss delle Pizze”.

Com’è diventato “Il Boss delle Pizze”? Com’è cambiata la sua vita da allora?
«Il Boss delle Pizze nasce dopo la vittoria del 2017 a Las Vegas: a detta di tutti, il più importante campionato del mondo, esistente oramai da più di 30 anni. Dopo l’incredulità del trionfo, rientrati alla base ci siamo inventati questo format perché ci sembrava una cosa divertente e soprattutto innovativa. Qualcosa evidentemente ha funzionato. E ha funzionato al punto che siamo arrivati a 90 puntate trasmesse su Alice TV e Alma TV».

Qualcuno vocifera che lei voglia esportare il suo format anche in America.
«Sì, le voci sono fondate. Sta già nascendo qualcosa con alcuni personaggi importanti di Los Angeles, con un grazie speciale per il supporto morale sia al ristorante “N10” di Alex Del Piero che a un’altra famiglia di ristoratori, quella di Tanino e Giacomino Drago di Beverly Hills. In realtà, è roba che bolle in pentola già da un bel pò, ma causa Covid tutto era stato rimandato. Ora, però, con l’America che riparte, la data si fa imminente. In particolare, ci siamo concentrati proprio su Los Angeles, che considero ormai come una sorta di seconda casa, dove ho cucinato tra eventi incredibili, come gli Oscar e gli Awards».

Alla fine il salto lo ha fatto già. Da Catania ai mille e più volti di Hollywood. Che cosa significa avvicinare gente del calibro di Jennifer Lopez? Che cosa significa riuscire a realizzare i propri sogni?
«La mia passione per questo mestiere nasce dal “me” bambino: avevo circa 13 anni, guardavo Beverly Hills 90210 e posso tranquillamente affermare che Los Angeles sia sempre stata una specie di musa, il mio grande sogno nel cassetto. Poi a un certo punto mi sveglio ed è la notte del Capodanno 2019», ride di gusto. «Mi presentano Jennifer Lopez, non ci credo nemmeno io, mi rendo conto di essermi scattato un selfie con lei soltanto il giorno dopo. Follia. E non lo dico per farmi bello. Lo dico invece con uno scopo ben preciso: ovvero quello di incoraggiare tutti, soprattutto giovani e giovanissimi, a inseguire i propri sogni. Colleghi e non colleghi, perché come ce l’ho fatta io, un umile ragazzo di Catania, con impegno e dedizione ce la possono fare davvero tutti».

Oltre che da personaggio, una battuta da imprenditore sulla pandemia. Sono più i timori nel rimanere ancora bloccati o sono più le speranze miste alle smanie di ripartire?
«Capisco bene cosa provano i colleghi imprenditori e pizzaioli, ma anche i miei impiegati. Non mi esprimo sul piano politico e sanitario, ma a livello economico, e pure a livello sociale-personale, quella del Covid è già stata la catastrofe del secolo. Credo che nella migliore delle ipotesi ci toccherà averci a che fare ancora per qualche mese, specialmente in Italia. Italia che io chiamo “Arlecchino del mondo” per la frequenza dei cambi di zone e colori. Che dobbiamo fare? Tra virgolette e sempre con grande rispetto, ridiamoci su. Quindi oggi siamo di un colore, facciamo la spesa, ci attrezziamo, poi di colpo ci chiudono e ci tocca buttare tutto. Insomma, sono sincero: non nutro grandi speranze finché non vedo un’Italia finalmente tutta bianca e basta». 

E quale domani per il cibo e per i viaggi? Come lo immagina?
«Sul fronte viaggi, la vedo dura: temo saranno pochi, timorosi e infarciti di burocrazia. Riguarda al cibo invece, considerata la situazione, un’unica grande certezza: tornerà indiscusso protagonista il “chilometro zero”. Io stesso sto iniziando ad avere la stessa concezione dei nostri nonni, ossia pianta e cucina. Come ci hanno insegnato loro e come ci ha forzatamente insegnato questa pandemia che ha ingabbiato le nostre abitudini, ribaltandole, e che ci ha fatto tornare a mangiare tra le mura di casa. Paradossalmente però, e sottolineo il senso positivo, è proprio per questo che la cucina è diventata super salutare e ha raggiunto un livello ancora più alto, persino stellare».

E, per concludere: quali sogni ancora? C’è già qualche progetto concreto di cui ci può parlare? Cosa c’è ancora in fondo del cassetto dei sogni?
«Zero dubbi: aprire un locale all’estero, magari proprio in America. Tornare, dunque, e non “soltanto” per gli Oscar. Far conoscere sempre più e sempre meglio la bontà della nostra cucina. Temo non sia un caso, infatti, che una grossa fetta delle nostre energie migliori, in generale, decida di spostarsi oltreoceano».

Ultimissima: tra tanti volti noti, l’incontro più emozionante di questo percorso folle.
«Papa Francesco. Assolutamente incredibile, vibrante. Gli ho preparato una sorpresa: la mia giacca da pizzaiolo, con il mio logo ed il suo nome. È stata un’esperienza incredibile, straordinaria, irripetibile. Ridere e scherzare con lui, noi due, insieme. Un onore indescrivibile, indimenticabile per me. Alle volte non riesco a credere a quanto sia stato potente il suo sorriso: un gesto semplice, in grado di trasmettermi un intero mondo. Dei sogni, ma anche della realtà dei sogni che si realizzano, che auguro a tutti di poter realizzare».

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