Torna al cinema Tomb Raider: «La mia Lara Croft un'eroina femminista»

di Andrea Carugati

Tempo di remake, a Hollywood, remake di un film tratto da un videogioco: «Tomb Raider», stavolta diretto dal norvegese Roar Uthaug e nelle sale italiane dal 15 marzo. La prima donna protagonista di un giochino elettronico, l' Indiana Jones al femminile interpretata dalla allora bombastica Angelina Jolie ha ora il volto della minuta ma muscolosa Alicia Vikander, una ribelle, una donna indipendente di quelle che non fanno della ricerca del principe azzurro lo scopo principale della vita. Svedese, già vincitrice di un Oscar per «The Danish girl», recentemente convolata a nozze con Michael Fassbender, non vive ad Hollywood: «Ho scelto di vivere in Portogallo per rimanere legata alle mie radici e non farmi trascinare via da tutto quello che gira intorno alla città del cinema».

In effetti Los Angeles può essere difficile. Ora ad esempio, la città è tappezzata di enormi cartelloni con la sua faccia. È una cosa che apprezza o che la inquieta?
«Entrambe le cose. Sono un'attrice e ho sempre sognato di essere protagonista di un film come questo. Sono sempre stata un maschiaccio e da bambina quando è uscito il giochino elettronico con una una donna protagonista non credevo ai miei occhi. Lara Croft era la prima in assoluto ed essere lei oggi è un sogno. Ma so che quella sui cartelloni non sono io ma il personaggio che interpreto e, anche se per il pubblico non c'è differenza, io cerco di ricordarmela chiaramente questa differenza, perché è l'unico modo per mantenere una certa sanità mentale e non imbarcarsi in voli mentali pericolosi».

Ormai si fanno sequel o remake di tutto.
«Quando me lo hanno proposto ho detto: Ma non lo hanno già fatto? un sequel. Che senso ha farlo un'altra volta? E poi, con Angelina Jolie, come posso competere?».

E loro?
«Mi hanno spiegato che non si trattava dello stesso film o di un sequel: la nuova Lara Croft è figlia di una nuova fase nella saga del gioco elettronico. Un fase di rinascita, un restyling che ci permette di scoprire le sue origini. Mi hanno proposto il ritratto di una donna giovane, un po' persa nella vita. Una donna indipendente che si arrangia per sbarcare il lunario e che ha il chiodo fisso del padre, scomparso misteriosamente quando era una ragazzina nel mare del Giappone. Così ho accettato di girare un film in cui il cuore, il sentimento dei protagonisti e la storia è più importante degli inseguimenti, delle avventure, degli effetti speciali delle esplosioni e delle sparatorie. Si fosse trattato di un semplice remake non l'avrei mai fatto».
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Venerdì 9 Marzo 2018, 09:53
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