Toyota show al Festival di Giffoni:
Caruccio presenta Woven City

Giovedì 20 Agosto 2020 di Antonino Pane
Come sarà Woven City, le città del futuro voluta dalla Toyota

GIFFONI - Da Car Company a Mobility Company. Toyota guarda non al futuro ma a quello che dopo il futuro. E lo fa fissando un pilastro imprescindibile, la tecnologia deve essere al servizio dell’uomo. Il contrario non è accettabile e non va perseguito. Mario Caruccio, ad di Toyota Motor Italia, ai giovani che partecipano al Giffoni Opportunity Film del 2020, lo ha ripetuto con chiarezza: la visione che pone l’uomo al centro di tutto, la sua straordinaria volontà di vincere è la forza che vogliamo trasmettere.

«Ed è evidente - ha detto - che di fronte a tale determinazione la tecnologia non può che essere solo un amplificatore del lavoro dell’uomo». Caruccio ha mostrato ai giovani la città con aria sempre pulita, tersa. La città del futuro, completamente alimentata da energia pulita e dove tutte le più moderne tecnologie utilizzate nell’automotive e non solo, sono al servizio dell’uomo. Una città che tra poco non bisognerà più immaginarla, si potrà visitare concretamente. Una città “museo” che non guarda al passato ma solo al futuro.

Si chiama Woven City ed è la risposta di Toyota ad un evoluzione tecnologica che mette l’uomo al centro dello sviluppo. I robot, quindi, utilizzati per servire l’uomo e non per sostituire l’uomo. I lavori per la costruzione di Woven City inizieranno nel 2021 e dureranno pochissimo. La nuova città sorgerà, infatti, sui resti di un grande insediamento industriale impiantato su 70 ettari di suolo, alle pendici del monte Fuji. Pullman a idrogeno senza guidatore, già disponibili, che si muovono in perfetto sincronismo; automobili ad idrogeno a guida autonoma, capaci di scansare da sole anche una piccola buca sull’asfalto.

E ancora. Ambulanza che entra in casa e sottopone il malato a tutti gli esami ancora prima di arrivare in ospedale. «In questa città - spiega Caruccio - abiteranno tante famiglie, anziani, bambini. Ospiterà soprattutto scienziati perché per loro, la nostra città del futuro sarà il punto di partenza, dovranno andare oltre, immaginare il futuro che verrà dopo il futuro». Caruccio mostra anche il video che mostra Akio Toyoda, l’uomo che guida l’impero Toyota, che già alla presentazione del progetto al Ces negli Stati Uniti era stato chiarissimo: la città del futuro non riguarda la crescita commerciale del marchio Toyota ma offre un’opportunità di verifica globale su dove sarà l’uomo domani è, soprattutto, su dove porta essere dopodomani.

Uno sforzo, insomma, per ripartire. Un colpo di reni decisissimo: «E questo - ha sottolineato Caruccio - è un passo in avanti notevolissimo. Buona parte della tecnologia racchiusa nella città del futuro la viviamo già, separatamente, a pezzetti, nella mobilità di oggi. Basti pensare che un’auto del segmento B come la Yaris contiene tutte le migliori tecnologie in fatto di guida autonoma e dispositivi di sicurezza. esistono anche auto ad idrogeno. Ebbene la città del futuro pensata da Toyota mette a sistema queste tecnologie e verifica l’utilità per l’uomo. Ma non basta.

È da qui che bisogna partire per pensare a cosa verrà dopo il nostro futuro. L’auto capace di andare da sola esiste ora tocca a noi metterla completamente al servizio dell’uomo, capire quanto ci può aiutare a vivere meglio. La tecnologia non ha limiti ma va sviluppata per servire l’uomo, sempre». Insomma volere, fortemente volere: questa la ricetta per andare avanti. Argomenti che hanno monopolizzato l’attenzione dei ragazzi di Giffoni. Argomenti interessanti e concreti ha ribadito Claudio Giubitosi, il presidente del Giffoni Opportunity Film festival, già in sede di presentazione della collaborazione con Toyota voluta non certo per vendere auto ma per stimolare con una grande azienda che guarda al futuro, i sogni dei giovani.

Insomma dimostrare che quando si vuole, non ci sono barriere di sorta. E proprio per dimostrare che con la volontà e la determinazione si può ottenere tutto, Mauro Caruccio ha voluto intorno a se quattro paladini della forza di volontà: Andrea Pusateri, dieci volte campione di ciclismo paralimpico; Vanessa Ferrari, medaglia d’oro ai campionati mondiali di ginnastica artistica 2006; Marco Dolfin, campione paralimpico di nuoto e chirurgo ortopedico; Mattia Barbarossa, 18 anni, fondatore di Sidereus Space Dynamics, un’azienda aerospaziale che, tra l’altro, sta sviluppando a Napoli la realizzazione di un razzo ad idrogeno. Storie a lieto fine che hanno richiesto, sacrifici e colpi di reni decisivi. Hanno rimesso insieme i cocci con filamenti d’oro della volontà e della resilienza.

Ultimo aggiornamento: 24 Agosto, 11:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA