Sanremo 2020, Amadeus a Leggo: «Fai Rumore e Viceversa. Così ho sempre sognato il mio Festival»

Lunedì 10 Febbraio 2020 di Amadeus

È stato il Sanremo che volevo. Quello che ho sempre sognato. Fin da quando ero bambino e poi, negli anni a seguire, quando ho fatto il deejay nelle radio e il presentatore in tv. È stato il Festival, prima di tutto, della musica, con un panorama di generi ampissimo che credo abbia accontentato ogni tipo di pubblico. È stato, per me, anche il festival di quei sani sentimenti che fanno parte della vita di tutti noi. Come l'amicizia, importante e vera, di Rosario Fiorello e tanti altri. Avrei dovuto fare un'altra puntata solo per dire grazie a tutti, dentro e fuori la Rai, che mi hanno dimostrato un affetto oltre ogni aspettativa (e sarebbe stata, credetemi, la puntata più lunga).

Sentimenti intimi come la famiglia: avere ogni sera in prima fila mia moglie e mio figlio e poco dietro i miei genitori in un momento così importante, credetemi, è un'emozione indimenticabile.

Rifarei le miei scelte anche se qualche errore c'è stato. Era inevitabile ma spero che sia chiaro che sia stata sempre buonafede. E poi le polemiche. Lo sappiamo, sono un ingrediente fondamentale di Sanremo, nascono con lui. Sul momento, possono anche far male. Ma poi svaniscono così come sono nate e rimane tutto il resto. Ed è tanto. Il bello della musica italiana e di averla potuta celebrare sul palco del Teatro Ariston attraverso i settanta anni del Festival più amato. Una musica che nel mondo ci invidiano.

Mi hanno detto Fai rumore e non ti preoccupare. L'ho fatto. Ma anche viceversa. E ora, se ci ripenso, è proprio quello che volevo.

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Ultimo aggiornamento: 11:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA