San Carlo, una «Dama» elegantissima e di successo: 7 minuti di applausi

Giovedì 12 Dicembre 2019 di Donatella Longobardi
Alla fine gli applausi, sette minuti, scrosciano calorosi sopratutto per il direttore, Juraj Valcuha. È lui che ha voluto inaugurare la stagione del San Carlo con «La dama di picche», è lui che porta a termine la fatica dell'opera di Cajkovskij con maggiore successo. Agli applausi della sala si sono aggiunti quelli dell'orchestra per il suo direttore musicale e quelli del coro guidato da Gea Garatti Ansini, un gruppo che non fa solo da contorno all'azione ma che ne è protagonista in diversi momenti della trama, con molti complessi cambi d'abito e di trucco. Applausi anche per i tecnici - per una volta chiamati alla ribalta - che hanno spostato tutte le scene a mano, lavoro complesso e faticoso.
 
 

Insomma, una «prima» poco convenzionale, con un titolo raro. Due ore e venti minuti di musica cantati in russo non erano una scommessa facile. Tanto che la Rai ha scelto di diffondere l'opera con la tradizionale diretta su Radiotre e non in tv come avrebbe voluto la sovrintendente Rosanna Purchia sull'onda del successo della «Tosca» con la Netrebko dalla Scala. In compenso diretta sul Tg3 campano e su Rai News e un servizio speciale di «La vita in diretta» con interviste al pubblico nel foyer.
Un pubblico, quello che ha affollato il teatro ieri sera preparato e avveduto. Che ha colto la particolarità del dramma di amore e morte di Herman e Liza e della zia Contessa tratto da un romanzo di Puskin e portato in scena con efficacia da uno storico allestimento dell'opera di Amburgo datato 2003 firmato da Willy Decker e ripreso da un suo storico collaboratore, Stefan Heinrichs, su scene e costumi di Wolfgang Gussmann. Lui ama lei, ma scopre che la nonna della ragazza conserva gelosamente il segreto della vittoria al gioco con tre carte, e l'amore si trasforma in ossessione per carpire alla vecchia il modo per arricchirsi al tavolo verde.

In primo piano le voci di Misha Didyk (Hermann), Anna Nechaeva (Liza), Tómas Tómasson (il conte Tomskij), Maksim Aniskin (il principe Eleckij) e Julia Gertseva (la Contessa). Ma anche Aigul Akhmetchina, una Polina appassionata nella sua triste aria accompagnata soltanto a un inconsueto pianoforte in buca. Una delle chicche di un'opera vista a Napoli l'ultima volta nel 2005 che ha sorpreso per la sua drammatica attualità, non solo perché la passione per il gioco è tutt'oggi presente. «Hermann è stritolato da una irrealizzabile bramosia in cui il gioco delle carte gli appare come un miraggio, una distorta e seducente promessa. È povero e deve giocarsi il tutto per tutto», ha spiegato Decker che per un problema di salute non era presente ieri alla «prima».

Una «prima» che ha fatto conto di parecchie assenze, a partire da quella del governatore Vincenzo De Luca, a Milano con il presidente Mattarella alle celebrazioni per i cinquant'anni dalla strage della Banca per l'Agricoltura i cui locali sono oggi sede della Regione Campania in Lombardia. In sala con i fedeli abbonati del turno A, tanti vip stranieri che da qualche anno frequentano il teatro e ne sostengono le attività. «Ho sempre sostenuto che gli abbonati sono il nostro patrimonio, il nostro cuore, ma anche gli ospiti internazionali ormai sono una costante, segno che il San Carlo guarda oltre i confini e ha un appeal che lo proietta lontano», nota la sovrintendente Rosanna Purchia, alla sua decima inaugurazione di stagione, l'ultima ufficiale del suo mandato che scade a marzo.

Nel palco reale il sindaco-presidente della Fondazione San Carlo Luigi de Magistris, orgoglioso, ha detto, «di una serata che non solo rivendica il primato del Sud ma che rivendica il primato di un Sud con grande vocazione internazionale con le sue più importanti eccellenze come il San Carlo di oggi dove la scelta di un nuovo sovrintendente come Lissner assicura le potenzialità internazionali».
«Per me è un'emozione essere qui in una serata così importante per la città e il nostro teatro, una inaugurazione con una grande opera di Cajkovskij, certamente una delle sue più belle», ha detto Sthéphane Lissner che si insedierà alla guida del San Carlo ufficialmente dal primo aprile ma che nelle ultime settimane si vede spesso in città. «Stiamo lavorando meravigliosamente con tutte le forze del teatro», ha aggiunto. «È naturale che in futuro nella mia gestione ci sia molto repertorio italiano, come dev'essere in un teatro con la storia e la tradizione del San Carlo. Però ci sarà spazio, come ora, anche a opere non italiane, necessarie in un teatro che ha l'ambizione di essere un grande teatro internazionale», ha spiegato il manager francese ricordando che in questi mesi è ancora direttore dell'Opera di Parigi e che divide il suo lavoro tra Napoli e la capitale d'Oltralpe e che ha approfittato della serata per incontrare il sindaco e i consiglieri di indirizzo che lo hanno nominato alla guida del San Carlo.

Per lui anche incontri con napoletani vip e abbonati, in molti lo hanno avvicinato per stringergli la mano come in occasione dell'inaugurazione della stagione sinfonica, il mese scorso. Qualche appassionato più anziano ha azzardato una richiesta: «Mefistofele» di Boito che manca da tempo sulle scene napoletane.

Si replica domani (alle 20), sabato(alle 19) e domenica (alle 17). Ultimo aggiornamento: 09:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA