La Tosca che finisce a Gomorra: solo applausi per il debutto di De Angelis al San Carlo

Venerdì 24 Gennaio 2020 di Donatella Longobardi
Piace, non piace, fa discutere, alla fine molti applausi e qualche booh, isolato ma distinto, per la messinscena. La «Tosca» di Edoardo De Angelis all'esordio nella lirica al San Carlo sulle scene d'artista di Mimmo Paladino in uno spazio simile a un limbo di periferia apre il dibattito sulla opportunità di intervenire sui grandi capolavori dell'opera, su una attrice in scena seminuda o un cane al guinzaglio. Sulla sfida tra Napoli e Milano, San Carlo e Scala con una «Tosca» «diversa». Ma è la musica eterna di Puccini diretta da Donato Renzetti a vincere ogni perplessità, ogni lettura intellettualistica e sociale. Trionfa Carmen Giannattasio, applauditissima beniamina del pubblico di casa con una Floria Tosca dal carattere sanguigno e toni melodiosi. Piacciono il Cavaradossi di Fabio Sartori e lo Scarpia di Enkhbat Amartuvshin, già apprezzato a Napoli come Rigoletto. Il teatro è pieno in ogni ordine di posti, difficile trovare posto anche nelle sei repliche in programma fino al 29 con due cast in cui si alternano il tris di protagonisti composto da Monica Zanettin, Arsen Soghomonyan e George Gagnidze con l'Angelotti di Renzo Ran, il Sagrestano di Matteo Peirone, lo Spoletta del tenore salernitano Francesco Pittari, comprimario di lusso, spesso anche alla Scala.

Nel palco reale, e alla fine anche nei camerini per i complimenti di rito, sorride la presidente del Senato Elisabetta Casellati, al San Carlo anche nella scorsa stagione in occasione dell'apertura di stagione con il «Così fan tutte» di Muti. La sua presenza consolida il rapporto col teatro invitato con le sue voci bianche nell'aula di Palazzo Madama nell'ambito di un omaggio a Napoli. Con la Casellati, elegante in un abito corto ricamato, il sindaco de Magistris, Michele Lignola del consiglio di indirizzo, il procuratore Melillo, il renziano Migliore In sala anche Cristina Donadio, Pina Turco, la moglie del regista, bellissima e scollatissima in abito avorio, lungo, ricamato con una balza di piume.
 
 

A fare gli onori di casa la sovrintendente Rosanna Purchia, convinta della scelta di chiamare Paladino e De Angelis per realizzare il nuovo allestimento. «Speriamo sia uno spettacolo che resti nella storia del teatro, non ho avuto dubbi nel chiedere di realizzare l'opera sfuggendo ai canoni classici». Con lei il direttore artistico Paolo Pinamonti che spiega che anche il testo del libretto di Illica e Giacosa si concede libertà rispetto alla storia scritta da Sardou: «Il romanzo è ricco di dettagli storici che l'opera di Puccini non ha, non è un sacrilegio eliminare Sant'Andrea della Valle, lo studio di Palazzo Farnese o gli spalti di Castel Sant'Angelo e sostituirli con elementi artistici». E mette in relazione la presenza nel primo atto di una modella nera seminuda al posto del quadro dipinto dal pittore Cavaradossi evocando con la memoria la Maddalena penitente di Guido Cagnacci esposta a Palazzo Barberini. Il nome dell'attrice di Castel Volturno che rifà l'Attavanti in scena, Lola Bello Durojaiye, non compare nel libretto di sala e lei stessa non viene presentata per i saluti insieme al coro diretto da Gea Garatti Ansini e ai piccoli delle voci bianche di Stefania Rinaldi che si presentano alla ribalta dopo il primo atto perché non compaiono nelle scene successive. Nel finale, invece, con regista e scenografo anche Cesare Accetta autore delle luci e Massimo Cantini Parrini, premiato autore di abiti per il cinema, disegnatore dei costumi che riportano «Tosca» dal non luogo e non tempo dichiarati da De Angelis e Paladino a una Gomorra di periferia, donne leopardate e ingioiellate al fianco di battenti di Guardia Sanframondi (in sala anche il sindaco Floriano Panza) o di signore che evocano madonne addolorate del Sud. Dal cinema anche il pitbull Reginella (addestrato da Roberta Falanga e Vittorio Ulloa Severino) al guinzaglio di Scarpia e gli effetti speciali usati per la fucilazione di Cavaradossi dove il condannato viene ucciso con la pistola da Spoletta e un suo sgherro e dal suo petto sgorgano zampilli di sangue attivati sul petto del cantante con un telecomando da dietro le quinte. Cinematografici anche la protagonista in soprabito dark e abiti avvolgenti (color argento nell'esordio e oro nella seconda parte) sui quali la Giannattasio sfoggia un prezioso collier di Bulgari. Per il soprano di Avellino, ricercata primadonna in tutti i teatri europei, anche l'emozione di indossare un abito di «Tosca» appartenuto alla Callas in uno spot girato a Napoli per i profumi di Capri di Chartusia che l'hanno scelta come nuova testimonial.  © RIPRODUZIONE RISERVATA