Lina Sastri a Ballando con le stelle: «E ora imparerò a danzare tra tamponi e mascherine»

Venerdì 18 Settembre 2020 di Luciano Giannini

«Finora ho danzato... come può fare un bambino, libera, senza regole, mentre qui è tutto diverso. Lo confesso: sono terrorizzata, ma voglio sparigliare le carte e mettermi in gioco». Da attrice drammatica, e cantante, a teatro, cinema e nella fiction, abituata alla temperie della prosa impegnata, Lina Sastri si concede all'intrattenimento televisivo, e il più nazionalpopolare, quello di Raiuno. Sabato sera l'artista cara a Eduardo sarà alla corte di Milly Carlucci, tra i concorrenti del quindicesimo «Ballando con le stelle». Affiancata dal suo maestro Simone Di Pasquale, sarà in lizza con Barbara Bouchet, Rosalinda Celentano, Vittoria Schisano, Elisa Isoardi, Alessandra Mussolini, Tullio Solenghi, Ninetto Davoli, Paolo Conticini, Antonio Catalani, Costantino Della Gherardesca, Lucrezia Lando. I maestri Samuel Peron e Daniele Scardina erano risultati positivi ai tamponi, dopo nuovi esami il primo non ci sarà, il secondo sì. Ora, spiega il direttore di Raiuno Stefano Coletta, «se qualcuno risultasse positivo il protocollo ci permette di farlo uscire insieme al partner, e lo show continua». Coletta rigetta subito le polemiche per la coppia «same sex dance», Rosalinda Celentano e Tinna Hoffman, che ha preso il posto di Peron: «La casualità di Rosalinda che si trova a ballare con un'altra donna è occasione propizia per dire che le differenze vanno annullate e non deve gestirle la politica. Quanto accaduto a Caivano è troppo grave. Spero che il pregiudizio sull'orientamento sessuale venga sempre più abbattuto».
 


Lina, il ballo, per sua natura, non si addice al coronavirus.
«Ne so qualcosa. Mi chiamò Milly, prima della pandemia. Abbiamo fatto due prove a febbraio-marzo, poi ci siamo fermati. Abbiamo ripreso in giugno e ci hanno fermato di nuovo per due casi positivi. Il debutto era previsto il 12 ed è stato spostato a sabato 19. Facciamo tamponi ogni settimana, indossiamo sempre le mascherine, tranne che nella sala prove, non tocchiamo nulla. Il truccatore ha schermo al viso e i guanti. Non ci sarà pubblico in studio e abbiamo provato meno di quanto avremmo dovuto. Un'edizione più speciale di così!».

Perché ha accettato?
«Non sono un animale televisivo. Ho girato fiction, nei miei spettacoli faccio passi di danza ma mi limito a muovermi liberamente. Qui no, bisogna ballare col maestro, che è bravissimo, ed eseguire i passi giusti della coreografia, contarli, averne memoria. Il contrario della libertà».

E, dunque, della sua anima.
«Ma sono anche molto precisa, sa!? Come nella prosa, dove devi sapere il da farsi. Nel monologo di Maria Maddalena, della Yourcenar, presentato al Napoli teatro festival, ho recitato per 58 minuti un testo bellissimo, e tutto a memoria. Nella danza bisogna ricordare non una drammaturgia, ma una coreografia e i suoi passi. Poi, una volta assimilati, puoi anche provare a interpretarla».

E allora? Perché?
«Innanzitutto, sono fortunata ad avere quest'occasione, bella e importante, in un periodo in cui non sono impegnata con il teatro che, purtroppo, stenta a ripartire. Ma da gennaio prossimo tornerò in scena nella Maria Stuarda di Dacia Maraini. Prima, replicherò a Napoli il monologo sulla Maddalena e resta il desiderio di riprendere il bellissimo Eduardo mio, presentato a Caserta. Intanto, accetto questa sfida. Tutta la vita, alla fine, è un gioco».

Qualcuno la criticherà.
«C'è sempre chi è pronto a parlar male. Non ho mai fatto spettacoli commerciali, e questo lo è. Per giunta, mi espongo al giudizio dei social, che per un nulla ti distruggono... Fa' che mi emoziono e dimentico di contare i passi... l'ansia a volte mi paralizza. Ho paura, ma confido nelle persone che mi vogliono bene. E, poi... non ho niente contro gli show nazionalpopolari, se sono fatti con professionalità, come questo, e se mi si richiede, come artista, una prova difficile, espormi in un'arte e in un genere che non conosco, ma che amo da sempre. È bello che una persona come me, con una carriera nobile da difendere, si getti nella mischia con la propria identità. Dunque, perché ho detto sì? Per imparare a danzare; per mostrare una parte di me che forse il pubblico non conosce; per superare una prova ardua, senza temere l'inevitabile giudizio. Danzando, non credo di tradire il mio percorso di attrice, ma di arricchirlo. Infine, perché non so dire di no alle offerte della vita. Se questa occasione mi è giunta ora, ci sarà un motivo. Lo scoprirò vivendo».

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