Salernitana al bivio Ascoli:
trampolino per il rilancio o trappola

Martedì 26 Novembre 2019 di Pasquale Tallarino
Trampolino o trappola, libidine o «depressione» calcistica: le sfide all'Ascoli sono sempre state gare bivio per la Salernitana. È nel loro dna, sono bianche o nere, come i colori del Picchio. 2 giugno 1991, lo stadio Arechi catino e non più cantiere aveva aperto al pubblico la curva Sud e proprio faccia alla torcida il capelluto Casagrande guardava il dischetto e fissava gli ultras. La Salernitana di Ansaloni, reduce da una striscia più negativa di questa nove gare senza vittorie , trattenne il respiro ma Battara fece Battara e parò il calcio di rigore che regalò, insieme ai gol di Pasa e Fratena, al successivo pareggio di Verona e alla vittoria con il Cosenza, la possibilità di giocare almeno lo spareggio salvezza poi perso allo stadio Adriatico di Pescara. Non ci sono zone di grigio, quando la Salernitana affronta l'Ascoli: è sempre una gara senz'alba, come se da qualche parte, negli scaffali del calcio, ci fosse un libro dei sospiri che si spalanca ogni volta, in ogni epoca. È gara da bianco o nero non solo perché ha sempre spostato gli equilibri di classifica (il 16 maggio 2009, con Brini allenatore e Ganci autore di una doppietta, la Salernitana nelle Marche ottenne la vittoria dell'ossigeno in Serie B) ma anche perché incide o fa leva sul rapporto con la gente.


In passato, è stata molto spesso partita da «tutti uniti all'Arechi». Il 5 giugno 2005, Aliberti volle lo stadio pieno e fissò biglietti a 1 euro per trascinare i granata. Che vinsero la gara bivio in rimonta: segnarono Palladino e Zaniolo, il predestinato e il corazziere. «Tutti uniti» è stata una formula riproposta anche nella gestione Lotito-Mezzaroma, il 12 dicembre 2015, quando la Salernitana superò il Picchio con reti di Pestrin e Coda. Adesso cambia l'aria, si rovescia la prospettiva: il derby ha lasciato crepe, i tifosi sostengono ma hanno soprattutto bisogno di essere trascinati, perché ora è tempo di riprendere il cammino. Contro l'Ascoli che fuori casa ha preso un punto nelle ultime quattro partite ma che in casa è un rullo compressore, al punto da sognare in grande, a due punti dal secondo posto, la Salernitana deve vincere per riattaccarsi alle zone nobili dei playoff. Forse è presto per dire se sia già una specie di spareggio playoff ma di sicuro è una gara che deve restituire fiducia, vigore. Come accadde in Salernitana-Ascoli del 16 febbraio 2014, prima partita di patron Bellini al timone del Picchio che adesso è nelle mani dell'imprenditore Pulcinelli, vinta dai granata (Bianchi in campo, oggi dirigente, insieme a Scalise e Pestrin che Fabiani aveva prelevato dall'Ascoli), la prima di tre vittorie consecutive. È una partita importante, delicata, la proprietà osserva: i co-patron Lotito e Mezzaroma potrebbero essere entrambi alll'Arechi (Lazio in campo domenica contro l'Udinese) come il 26 marzo 2017. Con loro anche il Questore dell'epoca, Errico, e il governatore della Regione Campania, De Luca. Era periodo pasquale (a fine gara Mezzaroma scherzò dicendo di aver portato due pastiere «e una la mangia Claudio da solo») ma adesso siamo sotto... panettone e la Salernitana deve arrivarci a pancia piena.

Ci sarà anche da far pace con Ardemagni, nell'ultimo turno sostituito al 56' da Scamacca, autore di una doppietta. Storie tese del 25 settembre 2018 (1-1): il centravanti gravemente infortunato (frattura scomposta di radio e ulna dell'avambraccio sinistro, 44 giorni di prognosi) fu costretto all'intervento chirurgico e l'Inail di Ascoli Piceno chiese alla magistratura di far luce sull'accaduto. Volarono parole grosse, in particolare l'ipotesi di reato di lesioni colpose: il sostituto procuratore Roberto Penna richiese le immagini alla Digos e alla fine ha archiviato (gennaio scorso) le posizioni di Valerio Mantovani e Francesco Di Tacchio, «perché il fatto non sussiste». Stretta di mano pure sugli spalti: granata e ascolani sono amici anche nelle disavventure, perché c'è stima tra le curve e gli ultras condividono le stesse difficoltà dopo i daspo di Palermo. Il 14 febbraio 2019, silenzio assordante nelle Marche per 45 minuti: le due torcide mute per un tempo come segno di civile protesta. In campo fu vendemmia granata: segnarono non solo Casasola ma soprattutto gli attaccanti Calaiò e Jallow, quest'ultimo, adesso, alla ricerca del sussulto scaccia fantasmi.
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