Avellino, l'orgoglio e il riscatto:
«Questo trionfo come la Champions»

Martedì 14 Maggio 2019 di Marco Ingino
Il lupo non muore mai. Resiste persino alle sentenze di morte decretate da Coni e tribunali amministrativi. Per la seconda volta in dieci anni - mancata iscrizione alla C nel 2009 con Massimo Pugliese e negata partecipazione alla B lo scorso 7 agosto con Walter Taccone per colpa di una fideiussione tuttora oggetto di giudizio - il lupo è stato capace di ripartire dai meandri dell'interregionale e rimettere piede nei professionisti nell'arco di una sola stagione calcistica. Stavolta lo ha fatto grazie all'avvento di Gianandrea De Cesare, patron unico della Sidigas con in mano le sorti di calcio e basket, che ha affidato la presidenza a Claudio Mauriello, avvocato ed ex ultrà della Curva Sud.

Rispetto a dieci anni fa quando ci fu bisogno della strada secondaria del ripescaggio, dieci mesi dopo le lacrime versate al Tar del Lazio, il lupo ha rimesso piede in serie C con prepotenza, rabbia e determinazione. Sospinto da almeno seimila tifosi che domenica scorsa hanno invaso Rieti per assistere allo spareggio contro il Lanusei, paese sardo in provincia di Nuoro dove per mesi avevano dato il lupo per abbattuto, la squadra di Giovanni Bucaro ha completato la rimonta con un netto 2-0. Grazie ad un girone di ritorno da corazzata fotografato in 17 vittorie, di cui 11 consecutive, 1 pari e 2 sconfitte, invece, la paura di vivere una nuova delusione dopo aver raccolto 83 punti in stagione si è trasformata in gioia. Quanto basta per far scoppiare l'apoteosi allo Scopigno di Rieti, dove la questura si è ritrovata a fronteggiare un'emergenza con almeno duemila persone in più rispetto al consentito, e in Irpinia.
 
La gente si è così ritrovata a festeggiare per strada una promozione dal sapore della risurrezione portando tutti in trionfo. Una promozione arrivata quando in pochi ci credevano e tanti guardavano al ripescaggio anche perché l'annata non era iniziata sotto una buona stella: mercato deludente ed esonero di Archimede Graziani alla fine del girone di andata dopo un pesante 1-4 al Partenio-Lombardi contro il Trastevere. Capitolo triste di una favola che poi, proprio come nei racconti di Esopo, ha preso una piega diversa con l'avvento di Giovanni Bucaro e Daniele Cinelli, tecnici che in Irpinia avevano già vinto da calciatori. «È stato come vincere una Champions - ha detto l'allenatore - . Recuperare dieci punti in due mesi non era facile. Ancora di più non lo è in serie D. In qualche frangente ci abbiamo creduto in pochi. Per fortuna, oltre all'apporto della società, che è stata fantastica, e dei tifosi, che ci hanno letteralmente trascinati, ho avuto a disposizione un gruppo di uomini veri. A Rieti abbiamo vinto fisicamente e tatticamente perché in questi mesi i ragazzi hanno fatto sacrifici indescrivibili».

E adesso come continuerà la favola del lupo? Di certo si sa che Gianandrea De Cesare e Claudio Mauriello stanno già progettando il futuro ripartendo dalla conferma staff tecnico e dal giovane direttore sportivo Carlo Musa che è stato capace di vincere campionato e scetticismo a soli 28 anni. «Quella che ci siamo messi alle spalle- ha detto patron De Cesare- è stata un'annata fantastica in cui la differenza l'ha fatta l'unione tra tutte le componenti. Siamo stati un'unica anima. Io non mi sento padrone di niente ma, semplicemente, un imprenditore che dà a questa terra una parte di quello che riceve. Con questo spirito e questa umiltà possiamo fare molto, ma dobbiamo essere calvinisti. Emulare Lecce e Parma per il doppio salto? Non mi piace mettere aspettative nei tifosi. La gente, però, mi conosce e sa che amo Avellino e Scandone con la stessa passione e allo stesso modo. Alla città che dedico questa promozione che ora vogliamo goderci per un po' a partire dalla sfida di domenica contro il Bari per la poule scudetto». © RIPRODUZIONE RISERVATA