Napoli, che spreco a Firenze:
senza gol lo scudetto è impossibile

Domenica 10 Febbraio 2019 di Francesco De Luca
Una vittoria buttata. Nel peggiore dei modi. Almeno sei palle gol bruciate dal Napoli a Firenze, su un campo duro ma non impossibile. La squadra ha sbagliato e non è riuscita ad approfittare dei guai fisici di più giocatori viola, quelli che negli ultimi venti minuti della partita letteralmente camminavano. Questo deludente risultato ha sollecitato la decisa reazione dell'azzurro di maggiore personalità, Koulibaly. Parole inequivocabili le sue: «Fuori dallo spogliatoio chi non crede nello scudetto». Si deve giocare, lottare e segnare, nessuno si permetta di passeggiare. Discorso da vero leader, dettato dall'amarezza del pareggio che lascia gli azzurri a -8 dalla Juve, perché sarebbe spiacevole se emergessero crepe nel gruppo.

Ancelotti non è riuscito a correggere un difetto emerso da tempo: la squadra costruisce, tira ma non segna. Insigne, Mertens, Zielinski, Callejon, Milik: a Firenze uno spreco assoluto - oltre ai buoni interventi del portiere Lafont - laddove la difesa ha retto bene contro gli attacchi di Chiesa e Muriel (Simeone jr, il triplettista che cancellò il sogno scudetto di Sarri nello scorso aprile, ha giocato nel finale). Fuori casa il Napoli continua a raccogliere pochissimo. Due punti nelle ultime tre gare e l'ultima rete esterna risale al 16 dicembre, quella punizione capolavoro di Milik, ieri partito dalla panchina per fare spazio a Mertens, rivelatosi il più deludente degli azzurri. Il più spento, proprio lui che per due anni era stato l'assoluto protagonista della squadra di Sarri, il leader dell'attacco. S'è involuto, Dries. Non è lucido, non punge, prevedibili le sue conclusioni. E non fa meglio Insigne, da ieri ufficialmente capitano azzurro. Milik ha segnato 12 reti però all'ultimo respiro ha fallito il tocco al pallone per una vittoria pesante. Non ci sono altre risorse disponibili, se non gli esterni Ounas e Verdi, utilizzabili con un maggiore minutaggio nelle prossime partite.
 
 

La squadra ha dominato la Fiorentina. Ma non ha sempre il killer instinct, lo tira fuori a intermittenza e al San Paolo, quando ha maggiori sicurezze: vigorose le ultime partite contro la Lazio (due gol) e la Samp (tre). Buona anche la prestazione a Firenze, soprattutto il primo tempo giocato in scioltezza con il nuovo assetto a centrocampo - Fabian regista dopo l'addio di Hamsik - però senza trovare il gol che avrebbe portato il Napoli a sei punti dalla Juve, almeno per una notte. Gli azzurri manovrano ma non affondano i colpi e i numeri lo testimoniano con chiarezza. Hanno il quarto attacco del campionato con 42 reti dopo 23 giornate, cifra nettamente più bassa rispetto allo stesso periodo dei precedenti tre campionati: 50, 55 e 52 mentre 42 ne aveva segnati il secondo Napoli di Benitez, quello in cui Mertens e Insigne si davano il cambio sulla fascia sinistra e Higuain non era lo spietato bomber poi modellato da Sarri. Ci sono state partite in cui sono mancati i gol e sarebbero serviti più che a Firenze, dato che la rincorsa scudetto alla Juve è faticosissima: ad esempio, la prima linea è rimasta a secco a Liverpool, nella gara che decideva la qualificazione Champions, e a Milano, nel quarto di finale di Coppa Italia contro i rossoneri. Quello che si è visto a Firenze, e anche in precedenti partite, sia anche un segnale per il futuro. Il rinnovamento del Napoli non passa solo attraverso il congedo di Hamsik. Sotto tono da tempo Callejon e Mertens, acquistati nell'estate 2013, quella dell'arrivo di Benitez e dell'avvio del processo di internazionalizzazione del Napoli ripreso con Ancelotti, che ha vissuto momenti altalenanti finora: ha incassato due eliminazioni dalle coppe, però sta blindando il secondo posto. E a Firenze il tecnico ha visto finalmente Allan tornare sui suoi livelli, dopo l'appannamento provocato dalla - inopportuna - trattativa con il Paris St. Germain. E Maksimovic, vice Albiol chissà ancora per quante settimane, ha svolto bene il suo compito. Se non c'è analoga crescita in attacco, se le punte non ritrovano la via del gol anche lontano da Napoli, si complica la situazione per la squadra che giovedì è attesa dalla quarta competizione stagionale, il primo match con lo Zurigo in Svizzera.

Ci sarà tempo per le valutazioni di mercato, per l'esame di una prima punta di più alto livello e di esterni più freschi per legittimare le aspirazioni di squadra e tifoseria. Peccato che il recente passo falso della Juve non sia stato adeguatamente sfruttato. Momento complicato per la capolista a causa delle pesanti defezioni in difesa, quelle di Chiellini e Bonucci. Dopo l'eliminazione dalla Coppa Italia e il pareggio subito in rimonta contro il Parma, la capolista si presenta oggi pomeriggio sul campo del Sassuolo a Reggio Emilia. Obiettivamente le ultime partite contro i neroverdi non sono state complicate per il gruppo di Allegri, al punto che la squadra emiliana è stata perfidamente ribattezzata Scansuolo. L'allenatore chiede uno scatto di orgoglio ai suoi uomini, in particolare a Dybala, in crisi da tempo. Sale la tensione anche perché il 20 c'è il primo round con l'Atletico Madrid in Champions League. Il Napoli inciampa e rallenta, però sarebbe un peccato se episodi strani o eventuali atteggiamenti morbidi si verificassero sul campo del Sassuolo perché darebbero ragione a quei tifosi azzurri che si sono allontanati dal San Paolo, facendo sorprendere De Laurentiis, che dovrebbe invece meravigliarsi relativamente dato che fu lui, nella scorsa primavera, a denunciare lo scippo dello scudetto. E certe situazioni sono difficilissime da accettare. Ultimo aggiornamento: 12:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA