Napoli, prova di maturità superata:
adesso sì che il turnover funziona

Lunedì 23 Settembre 2019 di Francesco De Luca
I timori - anche di De Laurentiis - di un negativo effetto della scintillante partita europea si sono quasi dissolti a Lecce. Il Napoli, pur cambiando 8 giocatori rispetto al Liverpool (e 5 all'esordio stagionale, compreso Luperto), ha giocato e vinto soffrendo il giusto, guidato da Koulibaly, Fabian e Llorente. Se questo doveva essere un esame per dimostrare di essere una grande, nessun dubbio: questa squadra lo è.

Si vede anzitutto nell'atteggiamento perché sul campo di Via del Mare gli uomini di Ancelotti sono andati a pressare molto alti, segno di personalità, come i tanti gol realizzati fuori casa: azzurri nella scia dell'Inter (12 punti su 12, una macchina potente in campionato) e della Juve (10, ancora incerto il nuovo corso) con 11 reti in tre trasferte. La turnazione ha funzionato, il tecnico ha forze fresche perché non insiste su un limitato gruppo di giocatori e apporta spesso variazioni, come quella relativa al ruolo di Milik, uno dei cinque schierati per la prima volta: a Lecce seconda punta a supporto di Llorente, che ha segnato un gol per tempo confermando che l'anagrafe ha un peso relativo (lo spagnolo ha 34 anni) e che anche un parametro zero può essere un ottimo acquisto. I dati della prima partita da titolare dell'ex campione del mondo lo confermano: due gol su quattro tiri e dodici recuperi. È una certezza per il Napoli se gioca o un'intera partita o uno spezzone: ha le stesse intensità ed efficacia realizzativa. Esitante invece Milik, come nella scorsa stagione: un paio di deboli tiri oltre al tocco per Llorente in occasione del primo gol. Non vi è stata partita a Lecce, l'unico sbandamento per quell'errore di Ospina che ha regalato un rigore agli avversari sul 3-0, col risultato che sembrava blindato dal penalty-bis di Insigne e dalla prodezza di Fabian, rivisto ai suoi livelli (anche dall'emissario del Barcellona, Abidal), con quel lavoro a centrocampo di grande attenzione e quelle perfette esecuzioni da fuori area. Ancelotti ha ridato fiato a una squadra in quella fase un po' incerta nelle uscite inserendo Lozano e Callejon: l'orgoglioso Lecce si è spento e Llorente ha trovato il secondo colpo per affondare l'ex azzurro Gabriel.
 
 

È stato provvidenziale l'intervento tattico del tecnico dopo la sosta: il Napoli dei 7 gol segnati-7 gol subiti in due partite è apparso equilibrato già dalla gara contro la Sampdoria e sta mantenendo il passo di Inter e Juve, dopo aver peraltro fatto un bel balzo in avanti nel girone di Champions. Poteva sembrare un azzardo cambiarne otto rispetto a martedì, però Ancelotti di questo gruppo si fida. Certe iniziali imprecisioni nei passaggi - ma alla fine la cosiddetta «accuratezza» è stata dell'89 per cento, secondo le statistiche della Lega Serie A - si spiegano con i disagi di chi era alla prima partita. Per rilanciare la sfida alla Juve (e all'Inter irrobustita dalle iniezioni di denaro del gruppo Suning) era fondamentale coprire i buchi che vi erano nella scorsa stagione e non è casuale che tra i migliori in questo avvio di stagione vi siano alcuni dei rinforzi, da Di Lorenzo a Elmas, con Lozano che ha margini di crescita e intanto si adatta bene ai compiti che gli assegna Ancelotti, anche se sono di sacrificio, come quello di andare a fare interferenza nell'avvio delle azioni del Liverpool o di tenere basso l'esterno sinistro del Lecce Calderoni. Quanto a quelli del gruppo storico, conforta la ripresa di Ghoulam, pochi giorni dopo l'ottima prestazione di Mario Rui in Champions: soltanto se ci sono alternative di assoluta qualità si può competere su più fronti e provare a vincere. Ultimo aggiornamento: 10:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA