Lozano, l'ultimo desaparecido:
«Non mi garantisce fase difensiva»

Sabato 29 Febbraio 2020 di Pino Taormina
Più di sei mesi di timido vagare ai margini della galassia, ed ecco che il venusiano si ritrova con la verità - la dura verità - sbattuta in fronte: «Ho parlato con Lozano, può giocare attaccante esterno (come vice Insigne, ndr), ma può garantirmi la fase difensiva, oppure lo metto in condizione di fare delle figuracce. E di mettere la squadra in difficoltà?». E così 40 milioni di euro, quelli spesi questa estate per il messicano, prima sono finiti in panchina e poi persino in tribuna. Per Gattuso, persino Elmas viene prima nelle gerarchie offensive. El Chucky, la bambola assassina, ora è trattato come un flop qualsiasi, un candidato quasi al bidone dell'anno. «Io ragiono così, so che a livello aziendale in questo momento non mi sto comportando benissimo, ma voglio mettere giocatori funzionali. Mi fa male vedere Lozano per quello che è stato pagato in tribuna, ma devo fare delle scelte». Qualcuno ha già detto a Gattuso che per questioni simili (Rog, Ounas e Diawara che non giocavano quasi mai), Maurizio Sarri è finito nei pasticci con il presidente De Laurentiis. Ma lui, Ringhio, deve badare al sodo, non può fare l'aziendalista a prescindere. Almeno non adesso.

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I suoi 40 milioni più bonus lo rendono il più costoso acquisto della storia del Napoli. E quindi dal più costoso attaccante della storia del Napoli ci si attende il record di gol. Macché: 3 gol appena, quello alla Juventus, un altro al Milan e al Salisburgo nell'1-1 al San Paolo. Per il resto, quasi sempre non pervenuto. Con Ancelotti, sempre in prima linea: nelle notti di Champions titolare per ben cinque volte nella fase a gironi. Sempre lui il prescelto di Carletto. Il motivo era evidente: in due anni, il re di Coppe ha puntato i piedi e preteso un solo colpo, ovvero quello di Lozano. È stato il figlio Davide a segnarlo (e non Fabian che invece era stato scelto dal ds Giuntoli e da De Laurentiis già in anticipo rispetto al loro arrivo): ne era rimasto colpito e aveva convinto il padre che avrebbe fatto la differenza anche in Italia. Ovvio che, una volta accontentato, Ancelotti non poteva che dare «un bel 10» al mercato estivo degli azzurri, quello finito con un bel po' di musi lunghi costretti a restare al Napoli controvoglia. Storia passata. Resta adesso da fare i conti con quel che può dare Lozano. Certo, siamo praticamente al culmine dell'assurdità, perché è evidente che Lozano sia stato trapiantato dal campionato olandese in maniera traumatica. Sta deludendo, e non poco: il calcio non è un diagramma economico. È anche sangue, lacrime, cuore. Dove Lozano, al momento, risponde assente.

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Il campionato non ha tempo e la gente non ha pazienza, anche se al Napoli i tifosi ne hanno avuta pure troppa. Vi ricordate come ne parlavano poco tempo fa? Lozano come l'uomo capace di spaccare in due il Napoli. Usiamo prudenza. A Natale del 1982 gli allenatori della serie A votarono gli stranieri: Platini finì settimo, alle spalle di Schachner e Prohaska. Gattuso sa bene che De Laurentiis vorrebbe vedere Lozano in campo, vorrebbe che giocasse di più. Non glielo nasconde, figurarsi se il presidente tiene per sé questi argomenti. E lo stesso vale per Meret (che ancora una volta oggi andrà in panchina e giocherà Ospina). «So di essere stato poco aziendalista fino ad adesso, ma io non racconto favole, faccio delle scelte». Coraggioso ai limite della sfrontatezza, Gattuso sa che è un vero peccato sacrificare la gioventù di Meret, sa che in ballo c'è anche un posto all'Europeo, la maglia della Nazionale di Roberto Mancini e sa anche che il valore del suo cartellino (ecco l'aspetto aziendale) lieviterebbe se facesse parte della spedizione di Euro20. Ma per risalire ha dovuto mettere da parte i desideri della proprietà. I risultati lo premiano. E ora c'è spazio solo per Ospina in porta. Lobotka stasera col Torino ha molte speranze, mentre Politano qualcosa vicino alla certezza di giocare dall'inizio.  Ultimo aggiornamento: 14:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA