Meno soldi delle big, ma più idee:
così vince il Napoli di De Laurentiis

Sabato 25 Settembre 2021 di Pino Taormina
Meno soldi delle big, ma più idee: così vince il Napoli di De Laurentiis

Il calcio del (quasi) dopo Covid? Non cambia da nessuna parte, c’è poco da fare. Chi vinceva prima, vince pure adesso. Tranne che in serie A, dove il Napoli dei bilanci sani, del saldo mercato praticamente pari a zero (in realtà è negativo perché c’è il riscatto definitivo di Politano), dei debiti pari a zero, del fatturato che sfiora “solo” i 170 milioni, guida la classifica. Altrove, come al solito, chi ha più soldi è davanti a tutti gli altri. C’è poco da fare. Tranne che in Italia, per l’appunto, dove il quarto fatturato, quello del Napoli, riesce a essere primo in classifica. E con una coccarda che non porta punti, ma porta prestigio: praticamente una società con i conti perfettamente in ordine. E dove anche gli stipendi, pure durante la pandemia, sono stati sempre regolarmente pagati.

Altrove comandano i più ricchi tra i ricchi, come sempre: in Germania non c’è storia, con il Bayern Monaco che con 634 milioni di euro è il terzo fatturato al mondo e guarda la Bundesliga dall’alto in basso. Vero, resiste il Wolfsburg. Ma c’è un piccolo dettaglio: alle spalle della squadra della Sassonia, c’è il colosso del Gruppo Volkswagen, ovvero non proprio gli ultimi della classe. Se ci si sposta in Liga è il Real Madrid dell’ex tecnico azzurro Ancelotti al comando (con i 714 milioni è il secondo fatturato al mondo) inseguito dall’Atletico Madrid. In Premier c’è un intruso, il Brighton, che segue a ruota il terzetto che probabilmente si contenderà il titolo, ovvero guarda caso, il Manchester United, il Liverpool e il Chelsea, rispettivamente, secondo la classifica di Deloitte Football Money League 2021 quarto, quinti e ottavo fatturato del calcio mondiale. In Francia, ça va sans dire, a punteggio pieno c’è il Paris St. Germain pigliatutto (fino ad adesso solo i calciatori) più che di titoli. E poi si arriva in Italia: dove ai fatturati di Juventus, Inter e Milan, vengono messi in riga dal Napoli che in piena austerity, provando (e riuscendo) a rispettare i canoni dell’equilibrio di bilancio, è primo in classifica.

D’altronde, è il calcio di De Laurentiis: conti in regola, nessun indebitamente e mai un passo più lungo della gamba. Quello che si incassa, si spende. E poco importa se questo significa rinunciare a uno come Emerson Palmieri. Il bilancio viene prima di ogni cosa. E quest’anno, la percentuale ricavi/spese è altissima, perché quasi il 75 per cento del fatturato andrà via con gli stipendi, che restano superiori ai 100 milioni di euro. Avrebbe voluto dare una sforbiciata, non c’è riuscito e alla fine si è tenuto pure Petagna (3,6 milioni lordi) che quando tornerà Mertens diventerà la terza scelta in attacco. 

Ecco, meno male che c’è il Napoli a cambiare lo scenario che sennò è sempre uguale: chi più soldi ha, chi più spende, più vince come se fosse un algoritmo perfetto. No, De Laurentiis ha speso nulla questa estate (il saldo è di -20 milioni perché pesa il riscatto di Politano) ma è in linea, coerente, con una serie A che ha denunciato un miliardo e 100 milioni di euro di perdita di ricavi e che ora bussa al governo per chiedere sostegni. Altrove, non pare che sia così. Da quando gli sceicchi hanno acquistato il Psg, il fatturato si è quintuplicato. I compensi fuori mercato elargiti da società correlate sono sotto la perenne lente d’ingrandimento dell’Uefa (ma non succede mai nulla, perché le cose vengono fatte bene), in ottica fair play finanziario servono a far lievitare i fatturati. Più che di ricavi, infatti, si dovrebbe parlare di finanziamenti dei soci. Ma sono pur sempre quattrini, veri, verissimi. In questo contesto deludono in tre in questo avvio di 21/22: in Italia la Juventus, in Spagna il Barcellona e in Inghilterra il Manchester City. Sono i tre club paperoni che la classifica e il campo di calcio maltrattano nonostante quello che producono, perché il pallone non sempre va di pari passo con la velocità delle macchine da soldi. Il patron della Fiorentina, Commisso, si è lamentato del fatto che in Italia anche chi non rispetta indici e parametri vincolanti come quello della liquidità (ce l’ha con Inter e Juventus, per dirla tutti) non vengano penalizzati. Tra questi non c’è il Napoli. Intanto, il Napoli è davanti a tutti e tranne qualche parentesi (il prossimo bilancio sarà in profondo rosso) l’era di De Laurentiis si è quasi sempre chiusa con degli utili.

Che messi da parte, garantiscono la sopravvivenza finanziaria. E consentono al club azzurro di potere fronteggiare questa stagione senza i proventi Champions (almeno 50 milioni) e con un monte ingaggi da record senza l’acqua alla gola. Ma anche il rosso del 2020/21 non è legato a follie: è il frutto della pandemia, degli stadi chiusi e dell’abbattimento dei ricavi. Primi in tutto, insomma. 
 

Ultimo aggiornamento: 17:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA